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Autori in tasca: Giacomo Leopardi la sua casa, la sua vita

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Giacomo Leopardi – la sua casa, la sua vita

Siamo instancabili, niente ci ferma, e la dimostrazione è che da oggi rispolveriamo i nostri personaggi più noti, per i quali esiste un luogo – la casa -, un premio – il Nobel – o entrambi e te li proponiamo in forma leggera, talvolta sorniona, perché anche questo fa cultura, arte e spettacolo.

La rubrica è “Autori in tasca” ed oggi accoglie uno degli scrittori più pessimisti del nostro secolo:

Giacomo Leopardi.

Lo abbiamo studiato tutti, e chi più chi meno, conosce la sua storia di bambino “insofferente” alla disciplina con un’infanzia segnata dal carattere arcigno della madre dedita più alla cura del patrimonio di famiglia piuttosto che a quella del suo figliolo; è dotato di intelligenza superiore tant’è che all’età di 10 anni è già in grado di scrivere composizione in latino e piccole trattazioni filosofiche.

Infatti più importante dell’insegnamento dei precettori (ti ricordo che è nato nel 1798, primogenito del conte Monaldo e della contessa Adelaide Antici) fu il rapporto con la biblioteca paterna, ricchissima di testi letterari di cultura classica, ma anche testi letterari stranieri, che dettero luogo ai famosi “sette anni di studio matto e disperatissimo” che conferiranno alla cultura del nostro giovanetto una vastità di vedute e una sicurezza straordinaria.

Seguendo i versi del poeta puoi scoprire i luoghi che hanno fatto da cornice alla loro stesura, per cui un itinerario che si rispetti non può prescindere da una visita alla casa in cui il piccolo Giacomo crebbe, e la foto che segue rappresenta tutto ciò che è servito per raggiungere le alte vette nella cultura.

La biblioteca della casa in cui è nato, dove sono conservati quasi ventimila volumi, costituita grazie all’opera del padre Monaldo, che raccolse un numero eccezionale di libri e manoscritti provenienti da diverse parti del mondo, creando un patrimonio culturale unico per l’epoca

La casa natale che domina la parte meridionale del borgo di Recanati, con il giardino del Colle dell’Infinito, è diventata in parte un museo, ancora abitata dai discendenti della famiglia del poeta, si affaccia sulla graziosa piazzetta celebrata nel “Il sabato del villaggio” che ne prende anche il nome. Io, che ho avuto la fortuna di poter visitare questi luoghi, posso assicurare che si vive un’esperienza unica, affascinante, viva, si denota la cura posta in essere per aiutarci a ripercorrerne la vita e comprendere la formazione di Giacomo Leopardi.

Come le stanze della casa, poste al primo piano delle scuderie, dove visse, purtroppo non a lungo, la giovane Teresa Fattorini, celebrata dal giovane Leopardi con la poesia “Silvia”; e i visitatori possono percorrere questo itinerario attraverso gli occhi della giovane Silvia, ritrovando il nostro poeta.

Il palazzo è anche il perfetto punto di partenza per andare alla scoperta di altri luoghi celebrati dal nostro personaggio marchigiano e riferimento per tutte le iniziative relative sia per l’Italia che nel mondo.

Passeggiando ci sono tanti luoghi che rapiscono lo sguardo e che ritroviamo nei versi delle poesie studiate, come “la torre antica” da cui “Il passero solitario” cantando andava alla campagna; oppure la “casa di Nerina” con la sua scalinata che il Leopardi rievoca nelle sue Ricordanze. Ogni luogo ce lo ricorda.

Ma quello che più affascina e che più di ogni altro si lega alla vita del letterato è il famoso “Caro ermo colle”quello che il giovane Giacomo raggiungeva per una passeggiata, attraversando il cortile della sua casa, per poi imboccare il sentiero che si inerpicava sull’altura. Come non rimanere conquistati da questa zona dell’immediato entroterra a due passi dal Conero se lo si esplora utilizzando i versi del poeta e immedesimandosi in essi; il monte Tabor, che ha ispirato i versi più celebri de L’Infinito, domina il paesaggio regalando un panorama, oscurato, un tempo, soltanto dalla celebre siepe che diede, però, l’opportunità al poeta di lasciare spazio all’immaginazione e di seguire “il suo sguardo interiore” ben oltre quell’ostacolo, raggiungendo universi sconfinati. E’ impossibile non lasciarsi avvolgere dal fascino impregnato di poesia che gli scorci più belli del paese natale sprigionano. Si percepisce immediatamente quella sensazione di quiete, silenzio e immensità che tanto emozionò il poeta. E contrariamente a quanto spesso avviene, quando mancano le parole per esprimere un’emozione così forte, allora si cerca di intervenire con altri mezzi.

Perché la letteratura può avvalersi anche di altri mezzi per esprimersi, e il comune di Recanati ha colto nel segno e dal 2016, anno di esordio, esiste il Recanati Art Festival, una manifestazione in cui gli artisti hanno uno spazio tutto loro per esprimersi in libertà “una idea di collaborazione, contaminazione e condivisione tra le varie realtà culturali del territorio“.

La quarta edizione si è tenuta il 5 e 6 luglio 2019 con un nutrito programma, ed artisti provenienti da tutta l’Italia che hanno coinvolto il pubblico sempre numeroso e partecipe, nella magnifica cornice del borgo di Recanati e dei luoghi tanto cari a Giacomo Leopardi.

Stavolta c’è un’intera lirica a descriverla con una tale potenza ed una tale fedeltà da rimanerne quasi turbati. Quasi un revival dei temi più utilizzati da Leopardi: l’infelicità dell’esistenza umana (fonte del suo pessimismo), la ricerca del piacere (inteso come soddisfazione profonda di sé e del mondo), la polemica contro chi si accontenta di false speranze e aspetta un avvenire che deluderà. Perché la sua poesia deve tenere ben desti i modi di sentire caratteristici dell’uomo e ben sviluppati nel mondo antico (immaginazione, virtù, valori morali), che rischiano di atrofizzarsi nel mondo moderno.

La sua è una teoria della visione; è poetico, per le idee di vago ed infinito che suscita, la vista impedita da un ostacolo, una siepe, un albero, una torre, una finestra poiché, al posto della vista che non può scorgere ciò che c’è al di là dell’ostacolo, subentra l’immaginazione e il fantastico prende il posto del reale; l’uomo ha così una doppia visione: ciò che l’occhio percepisce e ciò che la nostra mente attraverso gli occhi può percepire.

Per te caro iCrewer un piccolo regalo: “I canti”, una delle più alte espressioni della lirica dell’Ottocento.

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Elisa Pellegrini
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Complimenti! Grande partecipazione, stile semplice, ma efficace.

Ornella
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Ornella

Grazie, lil tuo commento e’ uno stimolo per migliorarci sempre.

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