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Festival di Sanremo 2021: il racconto della seconda serata

Il racconto della seconda serata del Festival e, come sempre, uno spunto di lettura.

Caro iCrewer, devo ammetterlo: questa settimana sto per forza di cose accantonando i libri e le letture e sto dedicando tutto me stesso al Festival di Sanremo, giunto alla settantunesima edizione. Così, anche ieri, munito di una calda tisana, mi sono lasciato andare alle emozioni della seconda serata.

Serata ricca, iniziata con un improbabile balletto di Fiorello che come sempre, dato l’enorme talento, è riuscito a dare il via a tutto lo show con il suo fare in bilico tra il serio e il faceto. Insieme ad Amadeus, infatti, hanno velocemente analizzato in maniera simpatica tutti i feedback ottenuti dalla prima serata di martedì.

A quanto pare si è stabilito il record di puntata del Festival più commentata sui social, di sempre. Notevole. Devo dichiararmi molto contento di questo risultato. Così come sono felice del fatto che questa edizione 2021 stia avendo molto successo tra gli adolescenti. Come già ho detto in precedenza buona parte del merito va alla scelta dei concorrenti in gara e quindi al direttore artistico che ha selezionato i cantanti.

Festival di Sanremo 2021: la seconda serata

Davide Shorty e Wrongonyou sono i due giovani che si sono qualificati alla semifinale della categoria nuove proposte che si terrà venerdì – giorno in cui poi si eleggerà anche il vincitore – e devo dire che entrambe le canzoni mi sono molto piaciute. Un pensiero anche ai quattro eliminati: bravi tutti, peccato che si siano vissuti questa importante chances per la loro carriera senza gioire a pieno della magia dell’Ariston con il pubblico.

Dato il menù ricco e succulento della serata, la gara dei BIG è iniziata relativamente presto: i cantanti in gara sono stati: Orietta Berti, Bugo, Gaia, Lo Stato Sociale, La Rappresentante di Lista, Malika Ayane, Extraliscio ft. Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti , Ermal Meta, Random, Fulminacci, Willie Peyote, Gio Evan e Irama con un video delle prove perché costretto alla quarantena per via della positività al Covid di due collaboratori.

Festival

Sempre senza esprimere troppe preferenze credo che sia da segnalare l’esibizione circense dei ragazzi de Lo Stato Sociale con tanto di citazione geniale: “Dov’è Lodo, che succede?”, in memoria dell’episodio simbolo del Festival dell’anno scorso tra Morgan e Bugo. Quest’ultimo in gara quest’anno con una canzone che mi piace molto.

Così come molto ho apprezzato la canzone del giovane cantautore Fulminacci, l’eleganza e la classe di Malika e il testo del paroliere poeta Gio Evan. Se c’è infatti un verso che ti voglio segnalare anche oggi, arriva proprio dal ritornello della sua Arnica: “Volo con la testa tra le nuvole, ma vedessi il cuore quanto va più in alto”.

La classifica generale, arrivata a notte inoltrata, vede al comando Ermal Meta, una garanzia per il Festival, seguito da Annalisa e Irama.

Sono stati tanti gli ospiti che si sono avvicendati sul palco nel corso della serata, a partire da Laura Pausini fresca vincitrice di un Golden Globe per la canzone originale del film La vita davanti a sé. Permettimi, amico lettore, di inchinarmi davanti alla grandezza di questa ragazza che porta la musica italiana nel mondo. E lo dico senza essere uno che ascolta le sue canzoni – ho preferenze di tutt’altro genere, come avrai capito dai pezzi che ti segnalo – ma prendo il cuore in mano ogni volta che la vedo calcare qualche palco della televisione.

La Pausini è una donna che ti conquista per la sua semplicità, per  il suo entusiasmo contagioso e per la sua voglia di cantare. E scherzare. Si è visto anche ieri, neanche a dirlo, grazie allo zampino di Fiorello, quando si è prestata allo sketch della discoteca intonando un grande classico degli anni ’90. Ho detto si è prestata, ma in realtà, credo si sia divertita tantissimo. Complimenti Laura e grazie per tutto quello che fai per la musica italiana.

A proposito di musica italiana nel mondo è stata poi la volta dei ragazzi de Il Volo che si sono esibiti in un intenso omaggio al maestro Ennio Morricone insieme all’orchestra del Festival. E poi la bella esibizione di Gigi D’Alessio con i rapper napoletani e lo spazio dedicato allo sport con Alex Schwazer e Cristiana Girelli, attaccante della nazionale di calcio femminile. A dirla tutta, c’è stato anche uno spazio dedicato ai grandi successi di Fausto Leali, Gigliola Cinquetti e Marcella Bella, che secondo il mio gusto, ha raggiunto l’apice quando si sono intonate le parole di Montagne verdi. Evergreen senza tempo, rispettando la cromaticità del brano.

grammofono

E poi Elodie. La protagonista femminile della serata. Se sei andato a letto presto, caro iCrewer, è davvero un peccato perché ti sia perso alcune sue esibizioni da urlo. Posto che con il medley di musica pop con tanto di ballo e coreografia ci ha fatto girare la testa – trovo sia bellissima -, è stato nel duetto con Fiorello e ancor più nel suo monologo/canzone finale che ha dato il meglio.

Con lo showman si è esibita in Vattene amore e ho ancora per casa i trottolini amorosi che corrono di qua e di là, mentre nel monologo si è raccontata apertamente mostrando a tutto il pubblico una donna che onestamente, io, non conoscevo. Chapeu. Abituato a vederla cantare hit estive, è stata una grande scoperta vederla esibirsi con un pezzo di Mina in chiave jazz: eccezionale!

La seconda serata del Festival: che libro leggiamo?

A mio avviso, senza nulla togliere agli altri, la vera regina della serata di ieri è stata, però, Orietta Berti. A lei è toccato il compito di aprire la gara dei tredici BIG e la sua presenza sul palco ha avuto davvero un gran peso. Elegante, divina e allo stesso tempo genuina e molto simpatica.

La sua canzone è esattamente ciò che ci si aspetta di ascoltare al Festival di Sanremo. Chiudendo gli occhi ho immaginato le famiglie che si radunavano negli anni sessanta nelle case di chi aveva la radio o la televisione per ascoltare le canzoni. È stata una esibizione bellissima. In un tanto decantato e legittimo tripudio di modernità e di suoni, Orietta Berti è la definizione di Festival di Sanremo. La tradizione che ha portato con il suo brano era necessaria per il giusto equilibrio del cast.

Quindi è proprio da lei che prendo spunto per il consiglio di lettura di giornata: Tra bandiere rosse e acquasantiere, il libro scritto da lei e uscito lo scorso anno per Rizzoli. Un libro in cui Orietta racconta la sua vita partendo dai ricordi d’infanzia.

Ecco la sinossi:

libro di Orietta Berti

Oggi, se mi capita di passare per la piazza di Cavriago, mi torna in mente quando andavo ai comizi con la mia mamma, che mi teneva sulle spalle e mi faceva reggere la bandiera rossa, e sento di nuovo l’odore dei petali che spargevo con mio papà sul sagrato di San Terenziano.” C’era una volta una bambina che odiava le bambole, altro che collezionarle come avrebbe fatto poi da adulta.

Amava piuttosto stare all’aria aperta con i bambini del suo paese, Cavriago, e combinarne di tutti i colori mentre sua mamma, la Olga, era impegnata a gestire la pesa pubblica: magari rischiando di finire risucchiata in una concimaia, o di annegare in un canale dopo aver sceso un’intera rampa di scale in bicicletta. Poi un giorno quella bambina, l’Orietta, cresciuta in un mondo alla Guareschi tra i comizi del PCI e la messa la domenica, scopre di avere una voce meravigliosa, e incoraggiata dal papà inizia a cantare, e da allora non smetterà più.

Come in un film, sulla sua adorata bicicletta pedalerà attraverso cinquanta e più anni di vita, di carriera e di storia d’Italia, vendendo oltre 16 milioni di dischi, partecipando a 13 Festival di Sanremo, lasciando una traccia indelebile nel mondo musicale e in quello televisivo con canzoni e programmi semplicemente mitici. Tra bandiere rosse e acquasantiere è la storia dell’Orietta raccontata per la prima volta dalla sua viva voce, ricca di aneddoti inediti e impreziosita da sedici pagine di fotografie rare.


Stasera sarà la serata delle cover e degli omaggi alla musica italiana d’autore, da sempre la mia preferita.

Allora anche oggi, buon Festival!

P.S Non ho dimenticato Achille Lauro, solo che sono ancora frastornato dalla sua esibizione di ieri, da dieci e lode in pagella.

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