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fiera dell'editoria delle donne terza edizione

Feminism 3, Fiera dell’editoria delle donne ANNULLATA

Presso la Casa Internazionale delle donne a Roma torna la terza edizione di Feminism. Festa e confronto al femminile con ingresso gratuito.

ANNULLATA A DATA DA DESTINARSI

5 all’8 marzo torna Feminism, la Fiera dell’editoria delle donne, ormai giunta alla terza edizione. Sono ancora da svelare le case editrici in fiera, I focus, le ospiti e il programma ma, a ben vedere le edizioni precedenti, ci sarà da aspettarsi una ricca alternanza di dibattiti e presentazioni di scrittrici e case editrici, per quattro giorni all’insegna della festa e del confronto, sempre con ingresso gratuito.


L’evento è in collaborazione con
la Casa Internazionale delle donne, l’associazione Archivia, la rivista Leggendaria, e la collana Sessismoerazzismo della casa editrice Ediesse che ne hanno curato promozione, ideazione e organizzazione. Tra i sostenitori: ADEI (Associazione degli Editori ndipendenti), Iacobellieditore SIL (Società Italiana delle Letterate).

Anche lo scenario da cui nasce e presso il quale si svolgerà l’evento ha da raccontare una storia tutta al femminile: nella cornice dell’antico Palazzo del Buon Pastore, presso cui ha sede La Casa Internazionale delle Donne di Roma, ci si immerge in un edificio iconico di rinascita dell’identità creativa femminile che è ed è stato casa, rifugio, prigione, punto di incontro, riscatto e ispirazione delle donne per oltre 400 anni.

Quella che oggi è la casa internazionale delle donne, nasce nel 1615 come primo reclusorio femminile, le ospiti definite “le pentite” erano vittime del sessismo, dell’emarginazione sociale, del clima persecutorio, delle violenze dentro e fuori la famiglia, condizione condivisa dalla quasi totalità delle donne del tempo, a prescindare da ceto ed età.

Dalla controriforma viene trasformato in monastero e successivamente, per oltre 3 secoli, è stato luogo di reclusione per le donne accusate di trasgresione all’ortodossia cattolica, dove venivano mortificate nel corpo e annullate nello spirito. Il complesso conserva ancora spazi e luoghi dell’antico passato, come le celle di reclusione, che adesso accolgono nuove funzioni sociali e culturali a servizio del mondo femminile.

Negli anni ottanta il complesso viene destinato a finalità sociali, come Casa della donna, e diventa sede dei movimenti femministi che, in cambio, lasciano la Casa della donna di Via del Governo Vecchio.

Dopo quasi vent’anni di trattative e occupazione da parte dei movimenti storici del femminismo romano, nel 2001, diventa sede della Casa Internazionale delle Donne e prende vita quell’organismo autonomo preposto a valorizzare la politica delle donne, offrire servizi e consulenze, un laboratorio dove si coniuga la politica di genere, un centro di accoglienza cittadino, nazionale e internazionale, un centro d’incontro, di promozione dei diritti, della cultura, delle politiche, dei “saperi” e delle esperienze prodotte dalle e per le donne.

Il tema prioritario resta quello legato all’autodeterminazione e alle scelte libere sulla salute riproduttiva, ma l’impegno politico si è ampliato ad altri ambiti: il contrasto al sessismo e al razzismo sia istituzionale che popolare, l’accoglienza e il sostegno alle donne in difficoltà e/o vittime di violenza, la legalità contro le mafie e la criminalità organizzata, la giustizia ambientale e la nuova visione dell’organizzazione urbana, la cooperazione internazionale, l’attenzione e il sostegno alla produzione artistica femminile.

Il magnifico scenario della Casa internazionale diventa una vetrina dell’intelligenza femminile e viene abitato da eventi di teatro, musica e spettacolo sempre più numerosi e d’alto spessore, che rendono questo luogo un centro propulsore della cultura e delle azioni delle donne.

Questo spazio, unico nel suo genere, trae la sua forza dalle donne e dalle associazioni che lo abitano, ospita infatti Archivia una biblioteca/archivio specializzata in storia e cultura delle donne, raccoglie le produzioni teoriche e pratiche del movimento femminista dalla fine degli anni ’60, e testimonia le tappe del processo di modernizzazione del Paese, scandite dalle lotte per l’emancipazione delle donne, splendidamente documentate dagli archivi fotografici. È il luogo della memoria storica delle donne e custodisce il patrimonio storico dei movimenti femminili e femministi.

Oggi il buon pastore fa la guardia alle pecore nere, ossia a tutte quelle donne che nella distinzione vedono un segno di forza umana e creativa.

Un evento imperdibile che ti consiglio di mettere in agenda!

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