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Autori in tasca: Elfriede Jelinek, Premio Nobel nel 2004

Elfriede Jelinek

Buongiorno iCrewer! Per la rubrica Autori in tasca, oggi parleremo di Elfriede Jelinek, autrice austriaca vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2004.

Devo proprio dirti la verità: non era un nome con cui avevo familiarità prima di iniziare a informarmi per l’articolo, e mai mi sarei aspettata che la produzione di Elfriede Jelinek fosse così vasta! Non so come mai, ma i vincitori di questo premio spesso mi appaiono lontani, personalità insondabili di cui difficilmente potrei leggere qualche lavoro (non chiedermene il motivo, davvero, credo che sia più che altro un’immagine che la mia mente si è creata in autonomia).

Invece, devo ammettere che potrei affrontare la lettura di un romanzo di Elfriede Jelinek certamente con deferenza, ma anche con meno ansia da prestazione, senza la sensazione di dover capire il libro, di doverci trovare qualcosa di profondo, in grado di sconvolgere la mia esistenza (ha pur sempre vinto un Nobel, no? Quindi qualche forte emozione è quasi certo che la provochi).

Elfriede Jelinek

Elfriede Jelinek
Elfriede Jelinek

Elfriede Jelinek è una voce scomoda, una donna che sembra incarnare i tratti degli artisti d’altri tempi, quelli che con le loro opere portavano attivamente avanti campagne sociali e di cambiamento e rivoluzione. Non ha mai nascosto di non amare il suo Paese, di considerare l’Austria arretrata, ancora troppo impregnata del passato.

Con il suo stile sarcastico, provocatorio, quasi blasfemo, l’autrice denuncia realtà deprecabili come la violenza sessuale nei confronti delle donne. Vuole abbattere gli stereotipi sociali e gli archetipi del sessismo. I suoi mezzi per raggiungere questi obiettivi? La penna e il copione teatrale.

Ciò che davvero conta per Elfriede Jelinek è che le sue parole parlino di contemporaneità. I suoi testi sono legati all’attualità, a problemi percepiti o nascosti; mette in subbuglio le menti, scatena lo sdegno dei più, ma non si ferma e continua per la sua strada. È sempre stata attiva in politica, fiera di sostenere i propri ideali e, nel momento in cui si è sentita pronta, anche a ritirarsi a vita privata.

Perché è quasi inutile dirlo, ma, ovviamente, quando si punzecchia l’alveare, prima o poi le api operaie usciranno in massa per aggredire ciò che considerano una minaccia.

Quando le hanno consegnato il Nobel per la Letteratura, nel 2004,

per il flusso musicale di voci e contro-voci nei romanzi e nei lavori teatrali che con straordinario zelo linguistico rivelano l’assurdità degli stereotipi sociali e del loro potere soggiogante“,

Elfriede Jelinek si è sentita spaesata, non ha saputo come rispondere, nell’immediato. Alla fine, il riconoscimento l’ha ritirato, anche se non di persona. E, per non cadere nella banalità, il suo videomessaggio ha suscitato molto scalpore, critiche e sostegno.

Gli esclusi: la trama

Tra le moltissime opere pubblicate da Elfriede Jelinek, ho deciso di parlarti di quella tradotta più recentemente in italiano: Gli esclusi, edita nel 2018 da La nave di Teseo.

Vienna, fine degli anni Cinquanta. Un uomo cammina in un parco senza sapere che presto sarà picchiato da quattro adolescenti. L’uomo – soltanto una delle loro vittime, ignare e casuali – non ha colpa e i ragazzi non vogliono i suoi soldi, non vogliono niente, se non sfogare la loro rabbia in modo feroce e insensato.

Sophie, Hans, Rainer, Anna: tutti diversi e tutti accomunati dallo stesso sentimento di disprezzo ed esclusione dalla società e dal futuro, come se qualcuno li avesse chiusi fuori di casa, sprangando la porta per non farli più entrare. In una città ancora assediata dai demoni del nazismo, intrappolata nella sua eredità emotiva e incapace di esorcizzarla, questi quattro ragazzi sembrano reagire a un mondo di maschere e rassegnazione con una logica perversa che li condurrà al limite estremo.

Il quinto romanzo di Elfriede Jelinek, scritto nel 1980 e mai tradotto in Italia sinora, è un duro atto di accusa – ispirato da fatti reali – contro una società che costringe i figli a riprodurre gli errori e le mostruosità dei propri padri. Tagliente, duro, limpido, Gli esclusi conferma Elfriede Jelinek fra le autrici più importanti del nostro secolo.

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