Visto di punta. Nuova rubrica

Ddl Zan, un decreto legge Visto di punta

Dedico il Visto di punta di oggi al Ddl Zan, un decreto legge pensato in difesa delle categorie più deboli e recentemente affossato dal Parlamento.

 

È il tema del giorno, è l’argomento più argomentato del momento, è il decreto che ha provocato reazioni e contrapposizioni pari al “vaccino si vaccino no” di cui, detto fuori da ogni contegno verbale, abbiamo proprio piene le scatole: è il Ddl Zan sigla che indica il Decreto di legge a firma Alessandro Zan, deputato del PD, che avrebbe previsto l’inserimento di pene più pesanti contro crimini e discriminazioni nei confronti di omosessuali, transessuali, disabili e donne incluse, categoria quest’ultima che in quanto a violenze e discriminazioni non ha niente da invidiare a nessuno.

In base al testo del Ddl Zan (decreto legge rimasto fermo per diversi mesi a causa dell’ostruzionismo della Lega), i reati collegati all’omofobia sarebbero stati equiparati a quelli di razzismo e odio su base religiosa e inoltre, sarebbero stati puniti con la reclusione fino a quattro anni le discriminazioni basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

Un progetto il Ddl Zan che avrebbe reso giustizia ai cosiddetti diversi, colpevoli soltanto della loro diversità. Un decreto legge che proponeva una “giusta giustizia” per i più deboli. Cosa buona e giusta. Cosa giusta e santa. Cosa che una società fatta di gente civile, avrebbe dovuto dare per scontata.

Alessandro Zan, deputato Pd

 

Argomento la “giustizia giusta” che, per i credenti in particolare, scaturisce da quella fonte eterna e infinita rappresentata da Cristo stesso, il quale per primo ha dato dignità all’uomo. A qualsiasi uomo e a qualsiasi donna, ladri, prostitute e adultere comprese. E invece? E invece ho visto credenti esultare per la mancata approvazione del Ddl Zan. Credenti con il Tao al collo, la Corona del Rosario in mano e la partecipazione alla Messa ad ogni festa comandata e non, gioire per i diritti negati ai propri simili colpevoli soltanto di essere diversi.

Ddl Zan, speranze disattese

E non voglio neanche prendere in considerazione gli “onorevoli poco onorevoli” che hanno esultato in Parlamento. Esultare per un diritto negato equivale al peggiore oscurantismo degno soltanto di un regime dittatoriale. Non voglio soffermarmi su una parte politica che non conosce altri argomenti se non la violenza verbale e la spocchia negli atteggiamenti, quando non diventa vera e propria cafonaggine. E c’è gente che li vota, che in loro ripone fiducia, costretta forse dalla speranza di trovare soluzioni ai mille problemi di ogni giorno, appoggiandosi alla loro arroganza e presunzione.

Non mi indigna questo tipo di gente, non mi indigna perché è vittima tre volte: è vittima di uno Stato che le presta poca attenzione; è vittima di politici che con la voce grossa e l’arroganza mirano e colpiscono alla pancia facendo leva sui bisogni primari, raccontando una realtà distorta dai propri interessi; è vittima di sé stessa e dell’ignoranza nella quale sguazza.

No, non mi indigna chi, nella totale ignoranza (in senso letterale) e buona fede, batte loro le mani e spera. Mi indignano gli approfittatori. Mi indignano i benpensanti, mi indignano i moralisti bigotti che, come i sepolcri imbiancati di memoria evangelica, nascondono sotto una facciata di perbenismo i vizi più beceri e le inclinazioni più perverse.

Mi indigna l’ipocrisia di chi, in nome e per conto di una fede alla quale appartiene solo a proprio uso e consumo, discrimina il diverso solo perché non corrisponde ai propri schemi mentali. Mi indigna l’esultanza per i diritti negati ad una minoranza di persone che, piaccia o no, esiste. E una società che si definisce civile non può ignorare tutto questo.

Ddl Zan una difesa per la diversità

Ddl Zan, un decreto Visto di punta

Una legge di civiltà affossata.
Una legge contro l’odio decapitata con odio.
Una legge di iniziativa parlamentare (cosa più unica che rara ultimamente) bloccata da una tagliola.
Un’aula del parlamento trasformata in uno stadio di calcio.
Disabili e persone LGBTI+ umiliati dalla negazione di diritti elementari e fondamentali.
Un Paese retrocesso di secoli.
154 parlamentari che hanno solo persone “normali” tra i loro elettori.
Quando i diritti umani diventano di parte, perdiamo tutti.
L’Italia è ancora un paese troppo retrogrado e bigotto, a meno che non si parli di Bunga Bunga con minorenni.
I violenti, i bulli e gli omofobi gongolano e ringraziano.

Riporto un commento, a firma Oriana Civile, letto in una pagina social, uno dei tanti commenti che dimostrano l’esistenza, grazie a Dio, di tantissime persone sensibili e sconcertate dalla mancata approvazione del Ddl Zan e soprattutto dall’esultanza di chi non lo ha voluto.

Il Ddl Zan avrebbe voluto soltanto difendere la diversità, laddove l’ignoranza, l’arroganza e forse anche la cattiveria umana prevarica e si arroga il diritto di sentirsi più giusta.

E adesso? Adesso la stoltezza esulta sulla giustizia e il Ddl Zan resta solo una sigla in cui molti hanno confidato per avere almeno le legge dalla propria parte. La legge, non la comprensione umana. Perché gli ultimi, i piccoli, gli additati, i derisi, i discriminati saranno lo stesso considerati di serie B da una parte di umanità che di umano ha solo le sembianze fisiche.

Si sa, nessun Ddl Zan potrà mai cambiare la mentalità di chi è cresciuto a pane e razzismo ma si sperava che almeno la legge fosse al di sopra di ogni parte per difendere i diritti di tutti. Perché tutti siamo diversi e ognuno combatte e si misura con le proprie diversità.

Concludo il Visto di punta di oggi con un pieno di amarezza e con la consapevolezza di essere pure io diversa, perché osservo di punta e ragiono col cuore. E ragionare con il cuore non è soltanto fuori moda, è alieno.

Forse perché grassi,
forse perché neri,
forse perché gay,
forse perché timidi,
forse perché malati,
forse perché magri,
forse perché anziani,
forse perché bassi,
forse perché orfani,
forse perché mancini,
forse perché drogati,
forse perché poveri,
forse perché.
Ma, tutti, abbiamo una “diversità” da gestire.

Enrico Sunda

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