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Autori in tasca: le sorelle Brontë

sorelle Bronte
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Caro iCrewer, oggi parliamo di tre donne, di tre scrittrici, che con le loro storie hanno dato vita a personaggi moderni e indimenticabili

Ricordo ancora la prima volta che mi decisi, non dopo poche titubanze, a leggere Cime Tempestose, seguito a ruota da Jane Eyre. Avevo finalmente scoperto l’enorme e inestimabile valore della letteratura inglese, che tuttora rimane la mia preferita, eppure, continuavo a essere un po’ reticente sulle sorelle Brontë. Chissà come mai, forse perché quando si studiano a scuola ci vengono sempre presentate come tre povere sorelle costrette a vivere una vita misera da recluse e che, per vincere la solitudine, scrivono sfrenate storie d’amore all’avanguardia. Una descrizione a dir poco riduttiva. Letti una volta, non riuscivo ad accettare l’idea che fossero finiti. Non volevo lasciare andare i loro libri, volevo solo continuare a leggerli all’infinito. E così ho fatto, per settimane. I libri delle tre sorelle sono capolavori, capolavori senza età, troppo avanti per il loro tempo e forse anche per il nostro. Sono romanzi vivi, strabordanti di emozioni, di personaggi tangibili, fin troppo reali, complessi, “brutti” se vogliamo, così persi nelle loro imperfezioni. E per questo, così incredibilmente umani. E’ impossibile dimenticare personaggi come Heathcliff, così animalesco e passionale, come Rochester, intrappolato dalle convenzioni sociali in una vita che lo annoia e lo fa disperare, o come Jane Eyre, “piccola e oscura”, eppure così forte e piena di risorse. Tra questi due grandi romanzi ho sempre preferito Cime Tempestose, più cupo, tormentato, per alcuni versi anche orrorifico (il ritorno di Cathy fantasma ad esempio) e decisamente all’avanguardia per il tempo in cui è stato scritto, ma è indubbio che Jane Eyre sia molto più bello, più complesso e meglio strutturato. Prima di entrare nel dettaglio dei tre capolavori delle tre sorelle, approfondiamo la loro vita.

La vita delle sorelle Brontë

Charlotte Brontë

La vita delle tre sorelle non ha niente di particolare e in parte rispecchia davvero l’immagine che ne viene data a scuola. Nate in una famiglia profondamente religiosa, Charlotte, Emily e Anne, insieme al fratello Branwell e alle due sorelle maggiori Maria ed Elizabeth, passarono l’infanzia nello Yorkshire, a Haworth, un piccolo villaggio ai piedi dei Monti Pennini immerso nella brughiera. Nel 1821, la madre muore di cancro e le tre sorelle vengono accudite dalla zia e da una governante. Ancora molto piccole vengono mandate alla Clergy Daughter’s School di Cowan Bridge, nel Lancashire, una scuola per figlie di ecclesiastici. Se hai letto Jane Eyre ricorderai le lunghe descrizioni che Jane fa di Lowood, il collegio dove è costretta a stare, delle condizioni pietose dell’istituto e delle punizioni, anche corporali, che le venivano inflitte. Sembra che Charlotte si sia ispirata proprio al periodo passato al Cowan Bridge, dove, tra l’altro, persero la vita le due sorelle maggiori, affette da tubercolosi (stessa malattia di cui morirà la migliore amica di Jane nel libro). E’ nel 1826 che le tre sorelle cominciano a inventare storie e a trascriverle; lo stimolo nasce da una scatola di soldatini che il padre aveva donato al figlio Branwell e attorno alla quale i quattro fratelli cominciano a fantasticare e a creare storie di spiccato stampo fantasy con forti richiami alle favole di Esopo. Charlotte e Branwell crearono la Glass Town Saga, mentre Anne ed Emily la Gondal Saga, il racconto di un’isola del Pacifico settentrionale divisa in regni rivali. Nel 1831 Charlotte comincia a frequentare la scuola di Miss Wooler di Roe Head, dove ottiene ottimi risultati e dove, nel 1835, le viene offerto un posto come insegnante. In seguito Charlotte svolgerà la Emily Brontëprofessione di istitutrice presso alcune famiglie benestanti, senza mai però trovare una posizione soddisfacente. Per quanto riguarda Emily, nel 1838 cominciò a lavorare come insegnante alla scuola di Law Hill, sempre nello Yorkshire, ma non riuscì mai a dedicarsi completamente al suo lavoro, che non la appassionava. Dopo circa sette mesi tornò a Haworth e si dedicò alle faccende domestiche, alla pittura e al pianoforte, continuando anche a produrre moltissime poesie. Questa raccolta di poesie venne poi ritrovata dalla sorella Charlotte nel 1845 e ne rimase talmente affascinata che decise di mandarla immediatamente in pubblicazione. Fu così che, non dopo poche proteste da parte di Emily, le sue poesie vennero rese pubbliche, con lo pseudonimo di Ellis. Nel gennaio 1847, l’editore Newby decise di pubblicare i tre romanzi delle tre sorelle, sempre sotto pseudonimo. Il primo a essere pubblicato fu Jane Eyre, che ottenne un enorme successo, sia da parte del pubblico che della critica. Subito dopo vennero pubblicati in Anne Brontecontemporanea Cime Tempestose e Agnes Grey, che non ottennero il successo sperato. Il primo, come dirò meglio in seguito, creò scandalo, il secondo non reggeva il gioco con le opere delle altre sorelle. In seguito, sia Charlotte che Anne continuarono a pubblicare i loro lavori; Anne scrisse La signora di Wildfell Hall, una storia molto più intensa rispetto a quella precedente, ma che suscitò comunque scalpore nella società dell’epoca per le precise e accurate descrizioni di violenza e di alcolismo. Charlotte pubblicò altri due romanzi, ShirleyVillette. Emily fu la prima delle sorelle a morire; si ammalò di tubercolosi e il 19 dicembre 1848 morì. Anne la seguì dopo sei mesi, il 28 maggio 1849. Charlotte morì qualche anno dopo, il 31 marzo 1855, probabilmente per alcune complicazioni insorte durante la gravidanza.

Jane Eyre di Charlotte Brontë

Piuttosto che concentrarmi sulla trama, ormai arcinota ai più, vorrei sottolineare alcuni degli elementi che hanno reso Jane Eyre un romanzo così moderno e ancora capace di affascinare i lettori. Prima di passare alle interpretazioni che sono state date dell’opera di Charlotte, vediamo quali sono le caratteristiche principali. Jane Eyre presenta molti richiami autobiografici, resi ancora più efficaci dall’uso della prima persona; per tutto il romanzo noi seguiamo la storia attraverso gli occhi di Jane, ascoltiamo i suoi pensieri e le sue riflessioni, conosciamo ogni sua sensazione e ogni sua pulsione. Se a primo impatto proprio il personaggio di Jane Eyre potrebbe sembrare classico, in realtà, se pensiamo all’epoca in cui il romanzo è stato scritto, ci rendiamo conto che è proprio il contrario. Nell’epoca vittoriana la tradizione puritana era ancora molto forte; come diremo anche per Cime Tempestose, i personaggi letterari erano quasi sempre personaggi positivi o che, infine, riuscivano a redimersi e a diventare “buoni”. Più che i sentimenti, contavano le azioni,  non venivano mai indagati i desideri, anche quelli più fisici, di uomini e sopratutto di donne, che non potevano e non dovevano essere interessate a esplorare alcun tipo di sensazione né a provare alcun tipo di passione. Jane è autonoma, decisa, analizza con precisione tutto quello che succede intorno a lei e si concentra a sviscerare ogni sua sensazione. La capacità descrittiva di Charlotte è quello che sempre mi ha più colpito di Jane Eyre e sono tante le riflessioni, incredibilmente efficaci e di una sensibilità non comune, che mi sono trascritta e che ogni tanto mi rileggo, anche per cerare di mettere ordine nei miei pensieri. Molti critici, nelle loro interpretazioni, hanno voluto sottolineare il ruolo dei due personaggi femminili più importanti, Jane e Bertha Maison, la donna pazza. Bertha è stata vista come la parte animalesca di Jane, che lei deve tenere sotto controllo, che deve nascondere per non farla uscire allo scoperto. Betha e Jane sono due facce della stessa medaglia, due donne in una, diverse, ma che si rispecchiano l’una nell’altra. Questo sembra essere anche riconfermato dall’amore che Rochester prova per entrambe le donne, alle quali non riesce a rinunciare. La figura di Bertha Maison verrà poi approfondita nel 1966 da Jean Rhys con Wide Sargasso Sea, la storia, appunto, di una giovane Bertha e di un giovane Rochester.

Cime Tempestose di Emily Brontë

Al contrario di Jane Eyre, il primo e unico libro di Emily Brontë non venne apprezzato dalla critica dell’epoca, che lo reputò confuso, improbabile, incoerente e, soprattutto, troppo violento e privo di morale. Cime Tempestose non aveva niente in comune con la letteratura vittoriana e con la tradizione puritana, i suoi personaggi non aspiravano al perdono, i cattivi non diventavano buoni, non cercavano la redenzione, ma soltanto la vendetta. Il romanzo non piacque perché non somigliava a niente di già scritto e non poteva essere inserito in un filone letterario preciso. Si avvicinava alla letteratura gotica, ma riprendendone non tanto i temi, quanto le atmosfere. La brughiera e in particolare le due case, quella di Wuthering Heights e Thrushcross Grange, sono importanti tanto quanto i due personaggi principali, Heathcliff e Catherine; rappresentano due mondi diversi, che esistono, ma che non possono coesistere e che sono destinati a scontrarsi: quello romantico, dove dominano passione, sentimenti esasperati e violenti, e quello neoclassico, civilizzato, dove c’è ordine al posto di confusione, controllo al posto di sfrenatezza. Wuthering Heights rispecchia l’umore di chi la abita e, soprattutto con Heathcliff, è una dimora cupa, che ormai sta andando in pezzi, dove la natura ha preso il sopravvento. A Thrushcross Grange, con la famiglia Linton, vigono le regole, vigono le convenzioni sociali e tutto è in ordine, tutto è perfetto, a partire da Edgar Linton e dalla sorella, descritti come impeccabili, di una bellezza raffinata e delicata e dai comportamenti nobili, che scozzano duramente con la rozzezza di Heathcliff o con lo spirito ribelle e indisciplinato di Catherine. Tutta la storia sembra ruotare attorno a quello che nella poetica di Blake è conosciuto come il concetto degli Opposti Complementari. Così come in The Tyger e The Lamb per Blake, anche In Cime Tempestose l’amore e l’odio, la ragione e il sentimento sono legati e non possono esistere gli uni senza gli altri; come in Blake esistono la tigre e l’agnello e sono indissolubilmente legati, così è per Cathy e Heathcliff e per la loro storia d’amore, impossibile, ma necessaria. Proprio la storia d’amore è stata banalizzata da tanti critici, così come da tanti riadattamenti cinematografici, che hanno voluto o evidenziarne il carattere carnale, che nel libro è del tutto assente, o il lato incestuoso, ancora più improbabile, oppure la hanno interpretata come una storia d’amore tormentata e maledetta, in pieno stile gotico. In realtà, l’amore tra Heathcliff e Catherine è un amore che va al di là della passione, non ha niente a che vedere con la brama sessuale, è la più pura e semplice e completa identificazione tra due anime uguali; lo dice Catherine: “Nelly, io sono Heathcliff” e lo dice Heathcliff: “Non posso vivere senza la mia vita! Non posso vivere senza la mia anima“.

Agnes Grey di Anne Brontë

Tra i tre romanzi delle tre sorelle, Agnes Grey è sicuramente quello più classico e che più si avvicina agli standard della letteratura vittoriana. Da molti critici viene considerato una sorta di autobiografia della stessa Anne che, come la protagonista, lavorò come istitutrice presso due famiglie bene dello Yorkshire. Come Agnes dovette istruire bambini indisciplinati, indomabili e viziati e venne licenziata per ben due volte dalle famiglie in cui lavorava. Anche la storia privata di Agnes, terza sorella di una famiglia molto religiosa, richiama chiaramente la vera storia di Anne. Agnes Grey è un classico romanzo di formazione, un Bildungsroman, dove la protagonista va incontro a una crescita personale, inizia una nuova vita e fa nuove esperienze, per riuscire a realizzarsi come essere umano e come persona. Come già detto, la critica per molti anni ha sottovalutato il valore dell’opera di Anne, concentrandosi sulla trama e sui personaggi, piuttosto che sullo spaccato di società che veniva descritto. Soltanto negli ultimi anni si è cominciato a notare il valore del romanzo da un punto di vista storico e sociale, in quanto fornisce preziose informazioni sia sui modelli di educazione femminile di quegli anni, sia sull’emarginazione delle donne e sulle tradizioni.

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