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Autori in tasca: Il pensiero filosofico di Henri Bergson

Per le sue ricche e feconde idee e per la brillante abilità con cui ha saputo presentarle

Henri Bergson il filosofo che vinse il Nobel

Caro iCrewer, ben tornati nella nostra rubrica dedicata agli autori che hanno vinto il Premio Nobel per la letteratura grazie alle loro opere. Oggi ho il piacere di presentarti

Henri Bergson

di origine francese, è nato a Parigi nel 18959, è il primo filosofo ad essere insignito il Premio Nobel per la letteratura nel 1927 con al seguente motivazione:

Per le sue ricche e feconde idee e per la brillante abilità con cui ha saputo presentarle

Ogni opera di Bergson è il risultato di anni di studi e tutte ebbero un forte impatto in vari campi tra cui la letteratura, la psicologia, la biologia e la teologia, superando quelle che erano le tradizioni dell’epoca, relative alla spiritualità e al positivismo.

La vita di Henri Bergson

Il padre, il cui nome d’origine era Bereksohn, apparteneva ad un’importante famiglia ebrea polacca, trasferitasi a Londra. La madre anch’essa ebrea aveva origini anglo-irlandesi. Dopo alcuni anni passati a Londra con la famiglia Henri Bergson si trasferì in Francia dove venne naturalizzato cittadino francese.

La carriera scolastica fu costellata di riconoscimenti, vinse un premio grazie ad un lavoro scientifico e appena diciottenne ne vinse un altro per aver risolto un problema matematico. La soluzione venne pubblicata l’anno seguente negli Annales de Mathématiques. Dopo gli studi iniziò a insegnare, diventando professore di filosofia al liceo di Angers, per trasferirsi due anni dopo al liceo Blaise Pascal di Clermont-Ferrand.

La passione per la filosofia, portò Henri Bergson, oltre ad insegnare, anche ad approfondire maggiormente i suoi studi e a scrivere trattati e opere: nel 1889 scrisse una tesi  che aveva come protagonista Aristotele intitolata Quid Aristoteles de loco senserit – L’idea di luogo presso Aristotele.

L’opera l’Essai sur les données immédiates de la conscience – Saggio sui dati immediati della coscienza che fu pubblicata sempre nel 1889 dall’editore parigino Alcan nella sua collana La Bibliothèque de philosophie contemporaine. L’opera era dedicata all’allora Ministro della Pubblica Istruzione Jules Lachelier, anch’esso filosofo e autore nel 1871 dell’opera Du fondement de l’Induction – Sul fondamento della Induzione.

Dopo essersi trasferito a Parigi per insegnare presso il Liceo Henri-Quatre dove rimase per otto anni, nel 1896 pubblicò la sua seconda opera intitolata Matière et Mémoire – Materia e Memoria. É un’opera brillante nella sua complessità, in cui l’autore studiò alcune funzioni del cervello, analizzandone la percezione e la capacità mnemonica, cercando una risposta a quelli che lui definisce i problemi di relazione tra corpo e mente.

In questo trattato insiste molto sul pratico valore della scienza anche se considera la coscienza e il mondo legati indissolubilmente una all’altro dando una nuova concezione di interiorità ed esteriorità. Il pensiero di Bergson si spinge oltre il senso comune di idealismo e realismo, in cui un oggetto conosciuto possiede una sua esistenza e una capacità di mostrarsi alla conoscenza, indipendentemente dal soggetto conoscente e viene percepito come immagine in sè che unisce la materia, intesa come quantità e la memoria, intesa come qualità.

Nel 1901 Bergson venne eletto membro della Académie des Sciences morales et politiques, nello stesso anno, l’editore Félix Alcan pubblicò un suo lavoro già apparso sulla rivista Revue de Paris, intitolato Le rire – Il riso, considerata la più importante tra le opere minori di Bergson. In questo testo l’autore investigò i comportamenti umani in rapporto con il riso, che come lui stesso scrisse, viene usato non solo come espressione di emozioni positive ma il cui uso è spesso sinonimo di punizione e umiliazione, perdendo così la connotazione gioiosa e ammantandosi di emozioni negative come l’egoismo e la cattiveria.

Due anni dopo, nel 1903, pubblicò sulla rivista Revue de metaphysique et de morale un articolo intitolato Introduction à la métaphysique – Introduzione alla Metafisica, spesso usata per lo studio delle sue opere successive.

Nel 1907 pubblicò sempre con Alcan, la sua terza e più famosa grande opera, L’Évolution créatrice – L’evoluzione creatrice  che costituisce uno dei contributi filosofici più originali e profondi sulla teoria della evoluzione.

 

Henri Bergson

In quest’opera Bergson diede una versione nuova della teologia, presentando l’evoluzione come una creazione continua senza la quale la vita e l’universo non esisterebbero.  L’élan vital – lo slancio vitale, in cui l’uomo deve trasformare se stesso ed evolversi, sarebbe quindi la vera forza che muove la vita adattandosi alla dinamicità dell’ambiente che vede nell’immobilità una sconfitta. Il filosofo critica quindi i concetti di nulla e disordine, che ritiene respinsabili dell’incapacità dell’intelligenza di concepire questo nuovo concetto di vita.

L’ultima grande opera di Bergson, Les deux sources de la morale et de la religion – Le due sorgenti della Morale e della Religione venne pubblicata nel 1932, in cui l’autore diede una personale e innovativa visione del concetto di gioia e sopravvivenza.

Henri Bergson e il suo rapporto con la religione

Henri Bergson aveva sempre voluto convertirsi al Cattolicesimo ma non lo fece mai in segno di soliderietà e rispetto verso gli ebrei che stavano subendo la persecuzione nazista. Questa sua volontà si evince nel testamento che l’autore ha redatto nel 1937 in cui ha scritto :

Le mie riflessioni mi hanno portato sempre più vicino al cattolicesimo, nel quale vedo il completamento dell’ebraismo. Io mi sarei convertito, se non avessi visto prepararsi da diversi anni la formidabile ondata di antisemitismo, che va dilagando sul mondo. Ho voluto restare tra coloro che domani saranno dei perseguitati. Ma io spero che un prete cattolico vorrà venire a dire le preghiere alle mie esequie, se il cardinale arcivescovo di Parigi lo autorizzerà. Nel caso che questa autorizzazione non sia concessa, bisognerà chiamare un rabbino, ma senza nascondere a lui o ad altri la mia adesione morale al cattolicesimo, come pure il desiderio da me espresso di avere le preghiere di un prete cattolico.

La sua richiesta venne accettata e fu un prete cattolico a recitare le preghiere al suo funerale. Henri Bergson è stato sepolto nel cimitero di Garches nel dipartimento francese di Hauts-de-Seine.

Il nostro viaggio alla scoperta dei grandi autori che hanno fatto la storia della letteratura finisce qui, non perderti il prossimo viaggio.

 

 

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