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Autori in tasca: Alessandro Manzoni, il suo forte senso religioso e la difesa degli oppressi

«Non sempre ciò che viene dopo è progresso» (cit. Alessandro Manzoni)

Caro iCrewer, oggi ti parlerò di un uomo che per la sua vastità letteraria ha lasciato un’impronta ben definita nel panorama letterario del nostro Paese; un uomo che al  tempo stesso è uno scrittore, un drammaturgo ed un poeta, un uomo con uno spiccato senso religioso e con un forte senso di tutela del popolo, popolo intenso come l’insieme di tutte quelle persone che, per ceto,  e comunque non per loro scelta,  non rientrano in quella che è la casta nobiliare, quindi spesso bistrattati e umiliati.

Ho scelto quest’autore scientemente, l’ho scelto perché volevo parlarne, l’ho scelto perché talune delle sue opere mi sono rimaste impresse sin dai miei studi scolastici… e quindi se ti ho citato la scuola è di certo un letterato che anche tu avrai studiato: oggi ti racconto di Alessandro Manzoni. Il nostro autore nasce a Milano il 7 marzo del 1785 e lì vi muore il 22 maggio del 1873, il suo sepolcro si trova nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, la sua morte fu occasione di solenni cerimonie che ispirarono anche una Messa da Requiem di Giuseppe Verdi.Alessandro Manzoni

In realtà il suo nome completo  è il seguente:  Alessandro, Francesco, Tommaso, Antonio. Il padre fu il Conte Pietro Manzoni mentre la madre portava un cognome altisonante, importante, parliamo di Giulia Beccaria, che di certo ricorderai per essere stata la figlia dell’illustre Cesare Beccaria che, oltre ad essere uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo letterario, è stato autore dell’opera Dei delitti e delle pene opera di grande levatura morale e culturale, che non solo compie un’accurata disamina contro la tortura e la pena di morte, ma ha altresì ispirato il codice penale e parte della stesura della Carta Costituzionale americana. Manzoni dal canto suo, ed inevitabilmente, risente di questa discendenza dal Beccaria per ciò che riguarda la cultura illuminista, cultura che però egli renderà conforme ed adatterà alla sua visione personale del mondo.

Si sa, la vita di autori del calibro di Manzoni è permeata di grandi avvenimenti sia storici che personali, viene riportato, quasi ricreato, nel dettaglio, tutto ciò che ha riguardato l’autore dalla sua nascita e sino alla sua morte… io, però, ti vorrei parlare di alcuni aspetti in particolare, aspetti che, senza dubbio, ti renderanno Alessandro Manzoni più familiare, te lo faranno sentire più vicino a te, quasi fosse, appunto, qualcuno che hai conosciuto realmente.

Il  pensiero letterario, la religiosità e l’interesse verso le masse popolari…

L’attività letteraria del Manzoni verrebbe fatta risalire al primo decennio del XIX secolo. Questo letterato è ben noto per il suo essere poliedrico: come detto non è stato solo uno scrittore ma è stato anche un poeta e un drammaturgo e molte delle sue opere sono state riprodotte a livello teatrale e cinematografico. E’ senza  ombra di dubbio uno degli autori di spicco della nostra letteratura del periodo ottocentesco, un fiore all’occhiello per il nostro Paese; ma Manzoni non era solo un grande autore, notoria, infatti, è la sua personalità sensibile, la profonda fede religiosa che lo portava ad essere sempre ossessionato dall’idea del peccato.  Ti ho detto poc’anzi che la discendenza con l’esimio Beccaria ha fatto sì che l’Illuminismo influenzasse il suo pensiero, ma in che modo?

La formazione illuminista sta alla base del pensiero di Alessandro Manzoni, tanto è vero che fronteggia le questioni letterarie e politiche con fare razionale ed analitico. A differenza degli illuministi, però, questi è segnato da una forte disillusione nei confronti della storia; critica pregiudizi e superstizioni e il suo essere così profondamente religioso lo conduce a considerare l’uomo in genere come inabile a sapersela cavare con i propri mezzi: l’uomo è un essere imperfetto, corrotto che non si trova incapace a risolleva il processo storico verso una nuova età dell’oro. Ciononostante, Manzoni, nutre comunque una passione ed un grande interesse per la storia, argomento, peraltro, che lo mette in contatto sia con l’Illuminismo che con il Romanticismo: l’illustre autore  riteneva, infatti, che la storia fosse istruttiva, appassionante e da rivalutare.

Proprio quell’animo nobile e sensibile, che lo contraddistingue, porta Manzoni a nutrire un sentimento di attenzione verso i più deboli, verso le masse, mal tollera tutte le sofferenze patite da queste e perpetrate nei secoli nei loro confronti, al contrario non nutre alcun interesse verso i governi e/o le guerre che i Capi di Stato disputano fra gli stessi. Questa sua propensione per la cura e la difesa del popolo, lo portano a rifiutare tutte quelle idee che sanno di assoluto, irrazionalità e sentimentalismo, e persino la rigidità del classicismo.

Manzoni, in effetti, riflette a lungo sia sulla storiografia che sulla lingua italiana, e con questa riflessione e questi argomenti esprime tutto il suo impegno nel processo risorgimentale: sulla scorta delle parole pronunciate da D’Azeglio «se è vero che fatta l’Italia, bisognava fare gli italiani»,  Manzoni si soffermò a lungo sulla questione della lingua diventata, a suo dire, una questione di dirimente importanza, questione che non poteva né passare in secondo piano né tantomeno essere sottovalutata, assumendo le sembianze di un tassello fondamentale, cruciale, per la costruzione di questa identità. Forse non lo ricorderai ma in Italia solo la lingua letteraria ha uno Statuto oramai riconosciuto sul piano nazionale, la lingua ufficiale scritta è, infatti, il fiorentino, ma malgrado ciò, il resto del popolo non solo si presenta come analfabeta ma parla unicamente il dialetto, ragione per cui il fiorentino non fa altro che porre la popolazione dinnanzi ad una ardua difficoltà al pari del parlare una lingua straniera.

Lo spirito affine a quello del popolo, nel Manzoni, lo si denota anche da questo: egli, infatti, predilige una lingua che sia semplice, che, insomma, il popolo possa parlare senza difficoltà alcuna. Alla luce di ciò, questi, nel 1861 riveste la carica di senatore nel neonato Regno d’Italia e, in linea con le idee romantiche – che sposò nel corso della sua vita – mostrò grande predilezione per una lingua fiorentina sì, ma che al contempo fosse anche semplice: non il fiorentino aulico, pomposo, quello che degli scritti letterari, ma bensì una lingua popolare, di uso pratico, che potesse abbracciare termini concreti e comprensibili, tipici delle parlate locali.

Peraltro, ti preciso che Alessandro Manzoni fu uno dei pochi letterati italiani ad aver avuto l’onore di sedere in Senato, con la carica di senatore onorario; al suo tempo c’era anche il poeta romano Trilussa.

Curiosità su Alessandro Manzoni…

Manzoni lo conosci per il grande e inestimabile letterato quale è, ma forse non sai che, come tutti gli essere umani, anche lui era affetto da fobie, e sinceramente, dopo averle conosciute, lo hanno reso ancora più piacente ai miei occhi perché viene sfatata l’ideologia che tutti i grandi letterati sono uomini perfetti ed una spanna al di sopra delle persone comuni; ora, a parte che sulla perfezione di taluni letterati dovremmo aprire una parentesi infinita, e non è questa la sede, il fatto che anche loro, come gli altri comuni mortali, avessero le loro ossessioni, talune anche stravaganti, te li rende più simili a te. Sei quindi curioso di conoscere le ossessioni del nostro Manzoni?

Ebbene, anche se dai ritratti forse non si nota, vuoi perché i ritratti dell’autore, sia da giovane che in età senile, si somigliano un po’ tutti, vuoi per gli abiti, vuoi per le espressioni, vuoi perché all’epoca non sussistevano i potenti mezzi moderni che oggi ci consentono di modificare a nostro piacimento fotografie e video, ti dico che Manzoni era dotato di bellissimi riccioli castani e che quell’aspetto austero che vedi proprio nei ritratti venne dallo stesso mantenuto fino all’età matura. Però, come tutti i poeti che si rispettino, scrisse la sua prima poesia all’età di 17 anni e con l’umiltà che lo contraddistingueva, cosciente del fatto di poter ricevere anche giudizi negativi, e senza remore, sottoponeva le sue poesie a poeti affermati come Vincenzo Monti.

Ti saresti mai aspettato che Manzoni soffrisse di depressione, attacchi di panico e ansia, nonché di agorafobia? Sì, hai letto bene, e proprio per tali ragioni, durante la sua vita, venne spesso condizionato da malesseri che lo portarono a temere sia gli spazi aperti che i luoghi affollati, tanto che, per questa sua fobia, usciva solo rigorosamente accompagnato. Strettamente connesso all’ansia e alla depressione vi era anche il fatto che non camminasse mai sul suolo bagnato.

L’ansia, per Manzoni, rappresentava realmente motivo di grande disagio, un disagio talmente sofferto che a causa di questa patologia, così come per l’agitazione, veniva colto spesso da balbuzie che difficilmente riusciva a controllare. E ciò lo portava ad allontanarsi sempre più dal pubblico, tanto da non riuscire a tenere delle conferenze o un qualsiasi tipo di intervento: qualora si trovasse nelle situazioni su descritte, l’ansia aumentava a dismisura tanto da farlo rimanere totalmente immobile. Ecco, questo aspetto del Manzoni mi suscita tenerezza perché, in fondo, come ti dicevo su, non è una situazione tanto lontana a molti di noi… magari anche a te, caro iCrewer, succede questo? Ti trovi in pubblico e la lingua sembra di cemento, le labbra non vogliono saperne di muoversi, e il cuore prende a batterti quasi fosse un cavallo al galoppo… forse è proprio questo che accadeva al nostro autore, chi lo sa!

Manzoni era anche molto preciso e puntiglioso: non era mai soddisfatto delle stesure del proprio romanzo tanto che vi sono almeno quattro versioni conosciute;  devi pensare che era talmente scrupoloso, e pretenzioso nei confronti di sé stesso, che quando il romanzo andò in stampa, fu capace di bloccare le rotative qualora vi fossero anche solo delle sviste nella punteggiatura! Ma ciò io non lo definirei un difetto, anzi, lo vedo più come un pregio, bisogna essere precisi e minuziosi in merito a ciò che si scrive.

Ad ogni modo Manzoni era un uomo di un certo fascino, si ricorderà, infatti, che aveva convolato a giuste nozze con la francese Enrichetta Blondel: quando si conobbero lei aveva solo 22 anni, si sposarono con rito calvinista e la stessa fu sua compagna anche nel processo di conversione verso il giansenismo, che avvenne dopo il miracolo di San Rocco quando Manzoni, durante la festa patronale, si perse nella grande calca parigina e, preso dal panico, invocò Dio perché riuscisse a ritrovare sua moglie e la strada di casa. Da Enrichetta Blondel ebbe ben dieci figli, di cui sette maschi. Penserai che con questa progenie sia facile risalire ad una parentela con il celebre letterato ma in realtà non è una cosa semplice così come potrebbe sembrare.

Da ultimo, sebbene fosse anziano alla data della morte – aveva 88 anni -, morì a causa dei postumi di una caduta dall’uscita di una chiesa.

Opere principali di Alessandro Manzoni…

Alessandro Manzoni è un grande scrittore, autore di innumerevoli opere, il suo carnet letterario è veramente vasto, tanto vasto che per citarle tutte occorrerebbero fiumi di inchiostro (nel nostro caso solo fiumi di lettere che si rincorrono una dietro l’altra sulla tastiera). Non potendole citare tutte ho voluto restringere il campo solo al alcune delle sue creazioni: esattamente tre; tra queste non possiamo non citare I Promessi Sposi, poi il Cinque Maggio e infine, ma non per ragioni di importanza, Storia della colonna infame.

Alessandro Manzoni, I promessi sposi
I promessi sposi

Iniziando proprio da I Promessi Sposi  è forse superfluo dire che è la sua opera più importante, la più nota, mi piace dire la sua opera prima, e non nel senso letterale del termine, ovverosia che si è trattato della sua prima opera realizzata, no, intendo nel senso di importanza, nel senso che è stata, appunto, l’opera più conosciuta, e persino la più studiata: ogni studente, nel proprio bagaglio culturale scolastico, vanta lo studio di questo romanzo, io, personalmente, ho ancora impressa dinnanzi agli occhi l’immagine del mio prof. d’italiano, dalle calvizie incipienti e dagli occhiali alla Camillo Benso Conte di Cavour, che spiega ad una classe numerosa quanto attenta  I Promessi Sposi, che ci parla di questi due innamorati, Renzo e Lucia, e di questo loro amore travagliato e sofferto: come dimenticare la celeberrima frase iniziale? «Quel ramo del lago di Como…».

Quest’opera è stata scritta in lingua italiana, ed è stata preceduta da Fermo e Lucia, la prima stesura spesso considerata come un’opera a sé, pubblicata in versione integrale nel 1827: la versione definitiva, invece, è stata pubblicata tra il 1840 e il 1842.

Questo romanzo può essere definito come il primo esempio di romanzo storico della letteratura italiana, ma al contempo è considerato altresì come fortemente rappresentativo del romanticismo italiano, e d’altro canto potrebbe mai essere diversamente? Come dimenticare le tribolazioni di Renzo, le vicissitudini di questi due innamorati per poter vivere questo loro amore senza essere ostacolati? Questo loro grande amore, paragonabile forse anche a quello tra Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca… è vero, talune storie sono terminate in tragedie, ma probabilmente questa era la vera rappresentazione dell’amore, l’amore poetico, l’amore puro, l’amore che amava accarezzarti con le parole e baciarti con lo sguardo, un po’ quell’amore platonico di un tempo, no? Senza divagare oltre e tornando ai nostri Promessi Sposi, in questo romanzo, però, il tema trattato non è solo quello del romanticismo puro, ma ci sono anche altri temi che vengono in risalto, la filosofia della storia, le condizioni del popolo, la peste che dilaga, le condizioni tragiche nelle quali il popolo, appunto, era costretto a vivere; non possiamo certo negare che in questo romanzo viene fuori il Manzoni in tutti i suoi pensieri e d’altro canto qui i veri protagonisti sono personaggi facenti parte del popolo, non sono nobili ma gente di umili origini, il riferimento alla divina provvidenza: la peste che alla fine uccide gli antagonisti e gli innamorati, quindi, possono ricongiungersi.

Abbiamo poi il Cinque Maggio: su quest’ode vorrei farti una premessa, è stata la poesia che ho letteralmente imparato a memoria ed ho portato come dissertazione agli esami per la licenza media; la scelta verteva tra questa ode e A Silvia di Leopardi: alla fine le imparai entrambe ma la scelta, inevitabilmente, cadde su quella del Manzoni, perché mi chiedi? Perché mi piacque, mi piacque impararla a memoria, mi piacque il suono delle parole e mi piacque il significato. Quest’ode è stata composta dopo la morte di Napoleone Bonaparte, anche se, a ben considerare, codesto componimento non può considerarsi una mera esaltazione del condottiero quanto piuttosto dedita a illustrare il ruolo salvifico della Grazia Divina e al contempo ci ha anche fornito uno spaccato di quella che è stata la vita di Napoleone. Aggiungerei che con tale poesia, Manzoni, ci fornisce uno spunto di riflessione  di come l’uomo debba rimanere ancorato a quelle che sono le vanità terrene ma che l’unica speranza di salvezza, per lo stesso, non è altro che la Fede, la redenzione: è innegabile il profondo senso religioso dell’autore.

Infine ti cito caro iCrewer, un’opera che mi ha molto colpita, sarà per il perenne senso di giustizia che alberga in me, ti sto parlando della Storia della colonna infame.

Prima di parlarti di questa storia, però, voglio raccontarti un aneddoto; il grande Andrea Camilleri, compianto scrittore siciliano, esempio di cultura, umanità e sicilianità – quale siciliana doc non posso non essere innamorata delle parole, della saggezza con la quale quest’uomo si rapportava e scriveva i suoi romanzi – passato a miglior vita da poco, ha avuto l’onore di visitare la casa restaurata di Alessandro Manzoni nell’oramai lontano 2015 ed ha dichiarato «Manzoni fu un grande perché con la sua scrittura anticipò il cinema, la sua opera fu scritta come per un film» e ancora, aggiunge «Da studente non apprezzavo l’autore dei Promessi Sposi, mi sembrava un secchione. L’ho riscoperto come autore contemporaneo grazie alla lettura della Storia della Colonna Infame un’opera molto profonda.»

E’ vero, non posso non concordare con Camilleri su questa opera: molto profonda, molto sentita. La vicenda narra del processo intentato a Milano, durante la terribile peste del 1630, contro due presunti untori, ritenuti responsabili del contagio pestilenziale tramite misteriose sostanze, in seguito ad un’accusa – infondata – da parte di una donnicciola del popolo, Caterina Rosa.

Alessandro Manzoni, lapide colonna infame
Lapide Colonna Infame

Il processo, svoltosi storicamente nell’estate del 1630, decretò sia la condanna capitale di due innocenti, Gugliemo  Piazza (commissario di sanità) e Gian Giacomo Mora (barbiere), giustiziati con il supplizio della ruota, sia la distruzione della casa-bottega di quest’ultimo. Come monito venne eretta sulle macerie dell’abitazione del Mora la colonna infame, che dà il nome alla vicenda.

Solo nel 1778 la Colonna Infame, ormai divenuta una testimonianza d’infamia non più a carico dei condannati, ma dei giudici che avevano commesso un’enorme ingiustizia, fu abbattuta. Nel Castello Sforzesco di Milano se ne conserva la lapide, che reca una descrizione, in latino seicentesco, delle pene inflitte.

Alessandro Manzoni realizzò la Storia della colonna infame in un arco di tempo piuttosto lungo, questa, infatti, in origine era legata al romanzo I Promessi Sposi, la vicenda avrebbe dovuto far parte della prima stesura di quest’opera ma l’autore ritenne che tale digressione, piuttosto lunga, avrebbe distolto i lettori.

Con questa tragica vicenda, Manzoni vuole affrontare il rapporto tra le responsabilità del singolo e le credenze e convinzioni personali o collettive del tempo. Tramite un’analisi storica, giuridica e psicologica, l’autore cerca di sottolineare l’errore commesso dai giudici e l’abuso del loro potere, che calpestò ogni forma di buonsenso e di pietà umana, spinti da una convinzione del tutto infondata e da una paura legata alla tremenda condizione del tempo provocata dall’ epidemia di peste. Dopo aver fissato, con I promessi sposi, il modello di romanzo storico ottocentesco, Manzoni compie un balzo in avanti, inaugurando, con incredibile modernità e anticonformismo, un genere nuovo, quello del romanzo-inchiesta su casi giudiziari legati alla corruzione della giustizia, genere la cui eredità fu raccolta e dichiarata, nel secolo scorso, da Leonardo Sciascia.

Eccolo il senso di giustizia di Manzoni!

Bene caro iCrewer, siamo giunti al termine di questo viaggio sulla vita di Alessandro Manzoni, spero che il tuo bagaglio culturale sul suo conto si sia un po’ arricchito e che ti abbia fatto riflettere su quelli che erano i temi cari all’autore e che, ad ogni modo, possono trasporsi nella odierna società, spesso corrotta e ingiusta!

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Alessandro Manzoni aveva dei grandi ideali: senso religioso, senso di giustizia, difesa del popolo… ti rivedi anche tu in questi ideali? Che ruolo credi abbiamo nella società odierna? Ti senti un po’ come Alessandro Manzoni? Ci piacerebbe conoscere le tue opinioni al riguardo!
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