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Amore e drabble, 100 parole per raccontarlo

Drabble e ancora drabble... Ti racconto l'amore in 100 parole

Drabble, esperimenti

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A breve in pubblicazione

  • De Agostini le uscite previste per il mese di ottobre per i più piccoli sarà pubblicato alle 10:00 del 20.10
  • Meno dodici di Pierdante Piccioni il libro che ha ispirato Doc - Nelle tue mani sarà pubblicato alle 12:00 del 20.10

Amore: hai mai fatto caso a quante volte si usa ed abusa di queste cinque lettere? Quante volte si pronuncia la parola  amore senza pensare che dietro quella A aperta nell’emissione di un suono arioso,  c’è una M che come un bacio fa toccare le labbra e  lo stupore prende la O che segue, mentre si meraviglia l’arrotata R della E che distende le labbra al sorriso, per la dolcezza del suono che completa il pensiero!

Dici che sto ciurlando nel manico? Può essere… Ma in qualche devo cominciare per introdurre l’argomento senza rischiare di apparire banale o troppo sentimentale. Converrai che a parlare d’amore si rischia di esserlo, spesso senza neanche accorgersene.

Eppure fior di poeti, scrittori, scribacchini, pennivendoli, menti eccelse e cervelli mediocri, in tutti luoghi, in tutti i laghi (come recita una nota canzone d’amore, guarda caso) e in tutte le latitudini hanno parlato, parlano e parleranno d’amore. Non per niente si dice che l’amore è il motore del mondo. E in effetti lo è.

Cosa sarebbe l’umanità senza amore? Forse neanche esisterebbe. Malgrado tutte le contraddizioni e le malvagità umane l’amore resiste e persiste perché sull’amore, Colui che è Amore ha creato l’universo intero e la vita in tutte le sue forme.

Potevo nei miei esperimenti drabble esimermi dal trattare il tema “amore”? Ovvio che no. Malgrado io abbia una forma di strano pudore nel parlare di un sentimento così intimo e privato, non potevo. Volente o nolente l’amore ci coinvolge sia in prima persona che quando tentiamo di raccontarlo indirettamente.

E così oggi ti parlo d’amore in drabble. Ti racconto tre diverse forme d’amore in tre mini racconti di 100 parole. Forse è improprio chiamarli racconti perché sono riflessioni a volte, considerazioni su quanto mi capita di vivere direttamente o indirettamente. Giudicherai tu, se vuoi. Darai tu un nome a quanto leggi e se ti va, potrai commentare: prometto che rispondo!

Sarebbe bello anzi aprire proprio un dialogo tra “drabblista” e lettore, dico e confermo drabblista perché la parola scrittrice mi sembra troppo importante per applicarla ad una come me, che è solo una sperimentatrice. Magari, perché no, io sono qui e aspetto i tuoi interventi.

Amore e drabble

Amore e drabble: a te buona lettura.

Che tu ne faccia meraviglia o spettacolo banale, lacrime a rendere o scherzo di carnevale… (da L’amore comunque, Francesco De Gregori)

Cantare vorrei un canto d’amore mai cantato. E parole inedite da raccontarti nella notte, in attesa di sogni fra le ciglia.

Rincorro attese e speranze nel susseguirsi di giorni, di notti, di voci e canti, con la meraviglia di un’illusoria primavera sbocciata in pieno autunno. 

E ti cerca il mio pensiero, ti racconta ti spiega questo amore… E tu ascolta, non massacrare il sogno ora spuntato  fra le ciglia. 

Aveva pensato parole belle quel giorno, frasi che l’avrebbero stupita, commossa. Avrebbe capito il suo amore e stavolta non ne avrebbe fatto un carnevale di risate personali. Forse.

È arrivato il tempo di lasciare spazio a chi dice che di spazio e tempo non ne ho dato mai… (da Come foglie, Malika Ayane)

Lui le regnava sul cuore da tanto, troppo tempo. Lei aveva adorato la luce che diffondeva il suo sorriso e le ombre che gli passavano negli occhi di frequente. Quelle ombre non lasciavano spazio alle parole, ai chiarimenti: erano chiusure a catenaccio. Erano catene invisibili che stringevano il cuore in una morsa, ogni volta che la natura ombrosa del suo uomo prendeva il sopravvento, scatenando tempeste di mutismo. 

Si era annullata per amore, aveva accettato indifferenza, rimbrotti, umiliazioni: era rimasta.  Restava lì, con lui muto per sempre in una bara, anche adesso che aveva spazio e tempo per se stessa.

[…] Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chi sa chi altro… (da Rimmel, Francesco De Gregori)

“Arrivederci… E sono il tuo Peppino che ti ama tanto” scrisse alla fine del foglio. Ricordava solo questo di una storiella sentita da bambina che riguardava un amore finito male.

La sentiva raccontare sempre ai grandi che ironici, celiavano su un qualcosa finito malamente a memoria di quel povero Peppino innamorato, che suggellava il suo amore con quel “ti ama tanto” ma ignorava che l’oggetto del suo desiderio, in realtà, se ne strafregava di lui). 

“Arrivederci e sono…” Si usa dire dalle mie parti, con evidente ironia, quando una “cosa” finisce. E lei lo disse, finalmente,  libera e leggera. 

E anche per oggi ti ringrazio per l’attenzione e ti rimando a domenica prossima, con i miei esperimenti drabble.

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Ben poco ama colui che ancora può esprimere a parole quanto ami” Non è una frase mia, è di Dante Alighieri… E scusa se è poco!
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