I figli della scimmia non è tratto da un romanzo. Il film di Tommaso Landucci con Riccardo Scamarcio nasce da una sceneggiatura originale firmata da Landucci e Damiano Femfert, ma il suo titolo viene da una favola di Esopo. È proprio quella breve storia antica a fornire la chiave per capire il rapporto tra i padri e i figli raccontato nel film.
La favola parla di una scimmia che ha due piccoli: ne ama uno in modo ossessivo e trascura l’altro. Il paradosso è che il cucciolo stretto troppo forte tra le braccia della madre finisce per morire, mentre quello lasciato in disparte sopravvive e cresce. Il film non adatta questa storia alla lettera, ma ne riprende il nucleo: l’amore, quando viene trasformato in proiezione, controllo o preferenza, può produrre conseguenze opposte a quelle desiderate.

I figli della scimmia è tratto da un libro?
No. Non esiste un romanzo da cui il film sia stato adattato. La scheda ufficiale di Medusa Film accredita Tommaso Landucci alla regia e indica il film come opera cinematografica originale. Anche la Biennale di Venezia attribuisce la sceneggiatura a Landucci e Damiano Femfert.
Il collegamento letterario esiste però davvero ed è importante: il titolo è ispirato alla favola omonima di Esopo. Landucci lo ha spiegato direttamente presentando il film, chiarendo che l’immagine della scimmia con due cuccioli era il punto di partenza simbolico per raccontare la storia.
Qual è la favola di Esopo dietro I figli della scimmia?
Nella favola, una scimmia mette al mondo due piccoli. La madre mostra una preferenza evidente: protegge e stringe a sé uno dei due, mentre lascia l’altro in secondo piano. Ma la protezione eccessiva diventa distruttiva. Il piccolo favorito muore soffocato dall’abbraccio, mentre quello trascurato riesce a crescere.
La versione tramandata nelle raccolte di Esopo viene normalmente accompagnata da una morale legata all’imprevedibilità della sorte: l’essere umano può tentare di controllare tutto, ma gli effetti delle sue scelte non coincidono necessariamente con ciò che aveva previsto.
Una versione italiana della favola è consultabile anche su Aesopica, dove il racconto è catalogato tra le favole attribuite a Esopo.
Perché questa favola è importante per capire il film?
Nel film Dario, interpretato da Riccardo Scamarcio, è padre di Enrico, un ragazzo con una grave disabilità al quale dedica cure e attenzioni continue. Allo stesso tempo sviluppa un rapporto sempre più forte con Giacomo, il figlio adolescente del fratello Roberto.
Nel nipote Dario intravede progressivamente il figlio che avrebbe voluto avere e il padre che avrebbe potuto essere. È qui che il riferimento a Esopo smette di essere soltanto un titolo suggestivo. La favola pone una domanda scomoda: cosa succede quando un genitore distribuisce amore, aspettative e protezione in modo diverso tra due figli?
Il film non costruisce una corrispondenza meccanica tra Enrico, Giacomo e i due piccoli della favola. Sarebbe una lettura troppo semplice. Usa invece quel racconto antico come una lente attraverso cui osservare preferenza, senso di colpa, desiderio, cura e proiezioni dei genitori sui figli.

Cosa significa davvero il titolo I figli della scimmia?
Il significato più evidente riguarda l’amore genitoriale che non è mai completamente neutro. Un padre o una madre possono voler proteggere un figlio, desiderare per lui una vita diversa o proiettare su di lui aspettative che appartengono in realtà agli adulti.
Dario si prende cura di Enrico, ma il rapporto con Giacomo gli offre qualcosa che sente di non aver potuto vivere con il proprio figlio. Il ragazzo diventa così lo spazio su cui riversare una versione alternativa della paternità. Ed è proprio questa asimmetria emotiva a mettere sotto pressione l’intero equilibrio familiare.
La favola di Esopo rende questa dinamica immediatamente leggibile: amare di più non significa necessariamente amare meglio. E soprattutto non garantisce che il tentativo di proteggere qualcuno produca l’esito immaginato.
La morale di Esopo e il film dicono la stessa cosa?
Non esattamente. La favola è brevissima e tende a condensare tutto in una morale. Il film, invece, usa quella struttura per costruire personaggi ambigui, contraddittori e molto più complessi.
Nel testo antico domina l’idea che la sorte possa ribaltare le intenzioni umane. Nel film entra in gioco soprattutto la responsabilità degli adulti: Dario non può controllare completamente ciò che prova, ma deve fare i conti con il modo in cui quei sentimenti incidono su Enrico, Giacomo e sul resto della famiglia.
Perché il film è interessante anche per chi ama la letteratura
I figli della scimmia è un buon esempio di come il rapporto tra cinema e letteratura non passi soltanto dagli adattamenti. Un film può non essere tratto da un libro e avere comunque una radice letteraria precisa, utilizzando un mito, una fiaba o una favola come struttura simbolica.
È un meccanismo diverso rispetto a film come Scherzetto, che nasce direttamente dal romanzo di Domenico Starnone. In quel caso il lavoro consiste nel confrontare testo e adattamento; qui, invece, il punto interessante è capire come una storia di poche righe attribuita a Esopo possa continuare a produrre significato dentro un dramma familiare contemporaneo.
Lo stesso vale per altri film legati in modo diretto o indiretto ai libri: nella sezione Libri e Cinema raccogliamo proprio questi incroci tra pagina scritta e schermo.

Un altro percorso possibile parte invece dai libri che stanno diventando film: per esempio abbiamo approfondito Gusci d’uova di Caitríona Lally, dove il rapporto tra romanzo e futuro adattamento cinematografico è diretto.
Quando è uscito I figli della scimmia al cinema?
I figli della scimmia è uscito nelle sale italiane il 17 settembre 2026, distribuito da Medusa Film, dopo il passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film dura 110 minuti e nel cast figurano, oltre a Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Cristina Odasso, Tancredi Naldini, Andrea Aggio e Luigi Diberti.
A Venezia il film ha ottenuto due riconoscimenti nella sezione Orizzonti: il premio per la sceneggiatura e quello per l’interpretazione maschile assegnato a Scamarcio. Il successo festivaliero e l’uscita nelle sale hanno riportato in circolo anche la domanda più curiosa legata al titolo: chi sono davvero i “figli della scimmia”? La risposta comincia in Esopo, ma il film la trasforma in una domanda sulla famiglia contemporanea.
Domande rapide
I figli della scimmia è tratto da un libro?
No. È una sceneggiatura originale di Tommaso Landucci e Damiano Femfert.
Da dove viene il titolo?
Da una favola omonima attribuita a Esopo, nella quale una scimmia ama e protegge un cucciolo più dell’altro, con un esito paradossale.
Qual è il significato della favola nel film?
Il riferimento serve a riflettere su amore genitoriale, preferenze, protezione e proiezioni dei genitori sui figli.
Quando è uscito il film?
Il 17 settembre 2026 nelle sale italiane, con distribuzione Medusa Film.