I ragazzi di via Cervantes di Rocco Di Blasi esce il 4 settembre 2026 per Arcadia Edizioni. Il saggio postumo ricostruisce dall’interno una stagione complessa della Prima Repubblica, osservata attraverso la redazione napoletana de l’Unità e il rapporto, non sempre semplice, tra il giornale e il Partito Comunista Italiano.
Il volume attraversa circa due decenni di storia politica e giornalistica, collegando le vicende di Napoli alle tensioni internazionali con Mosca, al terremoto dell’Irpinia del 1980 e al caso Ciro Cirillo. A introdurre il libro è Eduardo Di Blasi, figlio dell’autore e a sua volta giornalista.

Quando esce I ragazzi di via Cervantes
La scheda ufficiale di I ragazzi di via Cervantes indica la pubblicazione nella collana Meta di Arcadia Edizioni. Il volume sarà disponibile dal 4 settembre 2026 in formato brossura.
Il libro conta 136 pagine, ha un prezzo di copertina di 16 euro e possiede il codice ISBN 9791256061761. È prevista anche un’edizione digitale, proposta separatamente dagli store.
- Titolo completo: I ragazzi di via Cervantes. L’Unità e il PCI tra Napoli e Mosca
- Autore: Rocco Di Blasi
- Introduzione: Eduardo Di Blasi
- Editore: Arcadia Edizioni
- Collana: Meta
- Data di uscita: 4 settembre 2026
- Pagine: 136
- Prezzo: 16 euro
- ISBN: 9791256061761
Di cosa parla il saggio di Rocco Di Blasi
Il libro prende avvio dalla redazione napoletana de l’Unità alla fine degli anni Settanta. In quel periodo il PCI, allora il più grande partito comunista dell’Occidente, governava Napoli e cercava contemporaneamente di definire una propria autonomia politica rispetto all’Unione Sovietica.
Rocco Di Blasi racconta questa stagione da testimone diretto. Nel 1975, a soli 27 anni, entrò nella sede di via Cervantes 55 per assumere la guida della cronaca napoletana del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
Il titolo richiama proprio il gruppo di giornalisti che lavorava in quella redazione, impegnato ogni giorno a raccontare una città segnata da disoccupazione, precarietà, emergenza abitativa, camorra e movimenti studenteschi.
Il saggio non propone soltanto una ricostruzione istituzionale. Al centro ci sono anche le riunioni, i contrasti interni, il lavoro quotidiano dei cronisti e il tentativo di difendere l’autonomia del giornale dalle pressioni politiche.
Il rapporto tra l’Unità e il Partito Comunista Italiano
Uno dei temi centrali è il rapporto tra informazione e partito. L’Unità era l’organo ufficiale del PCI, ma i giornalisti rivendicavano la necessità di non trasformare il quotidiano in una semplice cassa di risonanza delle decisioni della dirigenza.
Nel volume emerge l’orgoglio di una redazione che non voleva essere la Pravda di nessuno. Questa posizione generava inevitabilmente tensioni, soprattutto quando il racconto giornalistico entrava in contrasto con gli equilibri e con le strategie interne al partito.
Le copie storiche del quotidiano possono essere consultate attraverso l’Archivio storico digitale de l’Unità, che raccoglie gran parte delle edizioni pubblicate tra il 1946 e il 2014.
Chi è interessato alla saggistica dedicata alla politica italiana può recuperare anche il nostro approfondimento su Il populista in doppiopetto di Piero Ignazi, incentrato sull’ascesa e sul declino politico di Silvio Berlusconi.
Berlinguer, Mosca e la fine della spinta propulsiva
Lo sguardo del libro si estende oltre Napoli e raggiunge Mosca. Negli anni raccontati da Di Blasi, Enrico Berlinguer stava progressivamente prendendo le distanze dal modello sovietico e cercava di costruire una via autonoma al comunismo italiano.
Il volume ricostruisce le crescenti tensioni con l’Unione Sovietica e il passaggio culminato nella dichiarazione sull’esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione d’ottobre. Una formula destinata a segnare simbolicamente la rottura tra il PCI e il sistema politico nato a Mosca.
Per una prospettiva più ampia sul rapporto tra comunismo europeo e Unione Sovietica, può essere utile leggere anche la nostra recensione di Alexander Dubček. Socialismo dal volto umano, dedicata al tentativo di riformare il socialismo cecoslovacco.
Il terremoto dell’Irpinia e la denuncia di Pertini
Un’altra parte importante del saggio riguarda il terremoto dell’Irpinia del 1980. La catastrofe colpì duramente la Campania e la Basilicata, lasciando migliaia di vittime e interi paesi distrutti.
Il racconto si concentra anche sui ritardi dei soccorsi e sulla dura denuncia pronunciata dal presidente della Repubblica Sandro Pertini. Per una redazione radicata nel territorio, il terremoto rappresentò una prova giornalistica e civile, oltre che una tragedia umana.
Attraverso l’esperienza di Di Blasi, il libro mostra come il giornale cercò di documentare la situazione sul campo, le responsabilità istituzionali e le conseguenze sociali di un disastro destinato a segnare a lungo il Mezzogiorno.
Il caso Ciro Cirillo e la crisi interna al giornale
Tra gli episodi più delicati figura il rapimento di Ciro Cirillo, esponente della Democrazia Cristiana sequestrato dalle Brigate Rosse nel 1981. La vicenda fu accompagnata da una trattativa ancora oggi discussa e da numerosi interrogativi sui soggetti coinvolti.
Il modo in cui l’Unità affrontò il caso provocò una crisi profonda all’interno del giornale. Il volume ricorda le dimissioni della direzione e il licenziamento della giornalista Marina Maresca, ricostruendo il conflitto tra esigenze informative, disciplina politica e responsabilità professionale.
Questo episodio rende particolarmente evidente il tema che attraversa tutto il libro: fino a che punto un giornale legato a un partito può raccontare liberamente fatti capaci di mettere in difficoltà la propria area politica?
Chi era Rocco Di Blasi
Rocco Di Blasi nacque nel 1948 in provincia di Salerno. Prima di entrare nel giornalismo fu consigliere comunale di opposizione a Pagani, militò nella federazione salernitana del PCI e conseguì una laurea in filosofia.
Lavorò anche per IBM a Glasgow, ma tornò in Italia richiamato dall’impegno politico. Nel 1975 gli fu affidata la redazione napoletana de l’Unità; successivamente fu inviato e responsabile anche della sede di Bologna.
Negli anni seguenti dedicò il proprio lavoro all’informazione e alla tutela dei consumatori, arrivando a dirigere il settimanale Il Salvagente. È morto nel 2021.
Il carattere postumo di I ragazzi di via Cervantes trasforma il volume anche in una testimonianza personale. La ricostruzione storica nasce infatti dall’esperienza di chi partecipò direttamente agli eventi e osservò dall’interno sia il giornale sia il partito.
Il ruolo di Eduardo Di Blasi
L’introduzione è curata da Eduardo Di Blasi, nato a Salerno nel 1975. Come il padre, ha intrapreso la carriera giornalistica, lavorando per La Città e l’Unità prima di entrare nella redazione de Il Fatto Quotidiano.
Nel testo introduttivo ricostruisce il momento nel quale il giovane Rocco arrivò in via Cervantes, con due figli e una precedente esperienza politica alle spalle. Il ritratto aggiunge al saggio una dimensione familiare, mostrando l’uomo oltre al cronista e al dirigente.
Perché leggere I ragazzi di via Cervantes
Il libro può interessare a chi vuole comprendere la Prima Repubblica attraverso il giornalismo, evitando una ricostruzione limitata ai soli vertici dei partiti. Le grandi svolte politiche vengono osservate dalle stanze di una redazione locale, in rapporto diretto con una città e con i suoi problemi.
Il volume può inoltre attirare i lettori interessati alla storia del PCI, alla figura di Berlinguer, al terremoto dell’Irpinia e ai rapporti tra stampa e potere. La sua brevità lo rende un testo accessibile, ma i temi affrontati aprono numerosi percorsi di approfondimento.
La saggistica politica continua a occupare uno spazio significativo nel mercato editoriale italiano. La nostra classifica dei saggi più venduti ad aprile 2026 mostra quanto storia, politica e giornalismo d’inchiesta restino centrali nelle scelte dei lettori.