Platone. Una storia d’amore di Matteo Nucci è il secondo classificato nella prima tornata del Premio Strega 2026, con 242 voti a Benevento il 3 giugno. Un risultato definito a sorpresa dai commentatori, che colloca il romanzo di Feltrinelli alle spalle di Michele Mari ma davanti a tutti gli altri finalisti, in una posizione che lo rende il principale inseguitore nella corsa all’8 luglio in Campidoglio. È la terza volta che Nucci arriva in finale al Premio Strega.

Platone. Una storia d’amore: di cosa parla il romanzo
È un mattino d’estate del 415 a.C. Su un masso che sporge sul porto del Pireo sono seduti quattro ragazzini. Il canto delle cicale copre il brusio della folla. C’è aria di festa, ma la guerra incombe, e i quattro tacciono. Tra loro c’è Aristocle, un dodicenne dallo sguardo febbrile. Il mondo lo chiamerà Platone, dalle larghe spalle.
Nucci segue la vita di Platone dall’adolescenza fino alla maturità filosofica, attraverso le strade di Atene e i vicoli del Pireo, i tribunali e le accademie, i simposi e i campi di battaglia. C’è l’incontro con Socrate, l’uomo più strano di Atene, che lo consegna alla filosofia. C’è la morte del padre, la famiglia ingombrante, gli zii che lo trascinano verso la politica sanguinaria dei Trenta Tiranni. C’è la condanna a morte di Socrate, il viaggio verso Cirene e l’Egitto, e la lunga ricerca di una strada che sia insieme retta e libera. A segnare tutto, dalla prima all’ultima pagina, è l’eros: l’amore sensuale vissuto con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante, e l’amore come motore più potente dell’anima umana.
Un romanzo che è anche un saggio, un saggio che è anche un romanzo
La peculiarità di Platone. Una storia d’amore è la sua forma ibrida. Feltrinelli lo descrive come una biografia che sembra un saggio e un saggio che sembra un romanzo: due registri che coesistono senza che l’uno schiacci l’altro. Nucci porta nella narrativa il rigore dello studioso — ha curato per Einaudi una nuova edizione del Simposio platonico e ha pubblicato saggi su Empedocle e Platone — ma sceglie la forma del racconto per restituire al filosofo la carne, le contraddizioni, la vita. Il risultato è un Platone «vivo, vitale, umano», che la libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano ha recensito con una sola parola: «Chapeau».
La scelta narrativa centrale è quella di non separare l’uomo dal pensatore. Aristocle è Platone, il ragazzo è il filosofo, e viceversa: l’essenza della ricerca platonica sta nella tensione tra opposti, laddove «la vetta più algida e pura reca la traccia indelebile degli odori pesanti del più acre angiporto». Purezza e lussuria, idea e corpo, filosofia e guerra: Nucci non risolve la contraddizione, la abita. Il propositore Giancarlo De Cataldo ha scritto nella sua motivazione di essere rimasto «emozionato e turbato dal respiro narrativo, dalla profondità argomentativa» del romanzo. Per chi vuole approfondire la sestina e le dinamiche tra i finalisti, sul sito è disponibile la analisi dei favoriti al Premio Strega 2026.
Trent’anni con Platone: la genesi del romanzo
Nucci ha raccontato che il libro nasce da un incontro lontano: quello con Platone sui banchi di Villa Mirafiori, la sede della facoltà di Filosofia della Sapienza di Roma, trent’anni fa. Da allora non ha mai smesso di studiarlo, tradurlo, commentarlo. L’idea del romanzo ha preso forma nel 2020, durante un volo da Atene a Roma, come se il viaggio fisico tra le due città avesse innescato qualcosa. Cinque anni di scrittura per un libro che non è né biografia né saggio né romanzo puro, ma le tre cose insieme. Un’operazione simile, per ambizione e registro ibrido, a quella che Nucci aveva tentato con Le lacrime degli eroi (Einaudi, 2013), la sua rilettura del pianto degli eroi omerici, e con Achille e Odisseo (Einaudi, 2020).
Chi è Matteo Nucci
Matteo Nucci è nato a Roma il 7 ottobre 1970. Ha studiato filosofia alla Sapienza, specializzandosi nel pensiero antico. Esordisce nella narrativa nel 2009 con Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie), titolo tratto da un detto greco citato nei dialoghi di Platone, che entra subito nella cinquina del Premio Strega 2010. Nel 2017 torna in finale con È giusto obbedire alla notte. Con Platone. Una storia d’amore è alla sua terza finale in vent’anni.
La sua produzione alterna romanzi, saggi narrativi e ricerca accademica: Il toro non sbaglia mai (2011), romanzo-saggio sulla corrida tra Hemingway e García Lorca; Le lacrime degli eroi (Einaudi, 2013); Achille e Odisseo (Einaudi, 2020); Sono difficili le cose belle (HarperCollins, 2022); Il grido di Pan (Einaudi, 2023). Collabora con La Stampa, l’Espresso e il manifesto. Gestisce un sito dedicato alla cultura taurina. La sua voce è tra quelle che nella narrativa italiana contemporanea mantengono un dialogo più costante e rigoroso con il pensiero antico — un percorso documentato anche nella voce Treccani dedicata all’autore.
A chi è rivolto Platone. Una storia d’amore
È una lettura per chi ama i romanzi storici con ambientazione greca e per chi è curioso di Platone senza voler affrontare i dialoghi nella loro forma originale. Non richiede una preparazione filosofica pregressa: Nucci costruisce un racconto che funziona anche come pura storia di formazione, con un protagonista giovane, contraddittorio e pieno di desideri. Ma chi conosce il pensiero platonico troverà un ulteriore livello di lettura, fatto di rimandi precisi e di una ricostruzione storica — guerra del Peloponneso, vita ad Atene nel V secolo, cerchie politiche e intellettuali — che dimostra anni di studio. Platone. Una storia d’amore è in libreria. Per restare aggiornati su tutta la sestina, sul sito è disponibile la pagina completa dei sei finalisti del Premio Strega 2026.