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Notizie

Novità in libreria: Storia di un ecoterrorista di John Vaillant

Il vincitore del Baillie Gifford Prize racconta Grant Hadwin, l'ex boscaiolo che nel 1997 abbatté il leggendario peccio d'oro di Haida Gwaii e poi sparì nel nulla

Valentina Paradiso 2 mesi fa Commenta! 6
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Dal 29 aprile 2026 è in libreria Storia di un ecoterrorista di John Vaillant, pubblicato da Iperborea nella collana I Corvi (n. 16), con la traduzione di Luca Fusari. Il volume conta 320 pagine e ha un prezzo di copertina di 20,00 euro. Si tratta della traduzione italiana di The Golden Spruce (2005), opera prima di Vaillant che in Canada vinse il Governor General’s Literary Award for Non-Fiction e che ora arriva in Italia sull’onda del successo di L’età del fuoco, con cui l’autore ha vinto il Baillie Gifford Prize ed è stato finalista al Premio Pulitzer.

Contenuti
Storia di un ecoterrorista: chi era Grant Hadwin e perché abbatté il peccio d’oroHaida Gwaii: un arcipelago tra mito e colonizzazioneLa scomparsa di Hadwin: un finale aperto che è ancora un caso irrisoltoJohn Vaillant: il giornalista che racconta le collisioni tra uomo e natura

Storia di un ecoterrorista: chi era Grant Hadwin e perché abbatté il peccio d’oro

La notte del 20 gennaio 1997, Grant Hadwin nuotò attraverso le acque gelide di un canale dell’arcipelago canadese di Haida Gwaii, raggiunse l’isola di Lyell e abbatté con una motosega il K’iid K’iyaas, il leggendario peccio dagli aghi dorati. Per il popolo Haida, che abita l’arcipelago da millenni, quell’albero era un membro della tribù, una presenza sacra. Per la botanica, era una mutazione genetica unica al mondo: un abete di Sitka con clorofilla anomala che produceva aghi color oro invece che verde. Cresciuto per oltre trecento anni, era l’unico esemplare conosciuto della sua specie.

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Hadwin non era un vandalo né un folle comune. Era un ex boscaiolo esperto, uno dei migliori del British Columbia, che aveva trascorso la vita a tagliare foreste per conto dell’industria del legname. Poi qualcosa in lui si era spezzato: dopo aver assistito per decenni alla distruzione sistematica delle foreste primarie del Canada occidentale, aveva maturato una coscienza ecologica viscerale e radicale. Aveva scritto lettere alle autorità, redatto documenti per un nuovo ordine mondiale, cercato di farsi ascoltare. Nessuno lo aveva ascoltato. L’abbattimento del peccio d’oro fu la sua risposta: un’azione simbolica destinata a scuotere l’opinione pubblica sulla devastazione ambientale in corso.

Haida Gwaii: un arcipelago tra mito e colonizzazione

Vaillant costruisce il libro su più livelli. Il primo è la storia di Hadwin, ricostruita con meticolosità giornalistica attraverso documenti, testimonianze e i diari dello stesso protagonista. Il secondo è la storia dell’arcipelago di Haida Gwaii, chiamato dagli europei Queen Charlotte Islands fino alla restituzione del nome originale nel 2010. Quando i primi esploratori europei arrivarono sulle sue coste, trovarono il popolo Haida, una delle culture native più sofisticate del Pacifico settentrionale, e risorse naturali straordinarie: lontre marine dal pelo pregiatissimo e alberi di dimensioni colossali, tra cui il peccio d’oro.

Trecento anni dopo, le lontre erano quasi estinte per la caccia intensiva, e l’industria del legname aveva colonizzato l’arcipelago tagliando foreste millenarie per trasformarle in carta e legno da costruzione. Il peccio d’oro era rimasto uno degli ultimi simboli di ciò che era andato perduto. La sua caduta per mano di Hadwin non era dunque solo un crimine: era anche una domanda rivolta al mondo, la stessa che Vaillant pone al lettore. Come si apre gli occhi di chi non vuole vedere?

La scomparsa di Hadwin: un finale aperto che è ancora un caso irrisolto

Dopo l’abbattimento, Hadwin fu arrestato e processato. Rimesso in libertà in attesa del processo, si rifiutò di salire su un aereo per raggiungere il tribunale di Prince Rupert: decise di attraversare il Canale di Hecate in kayak, uno dei tratti di mare più pericolosi del Pacifico. Non arrivò mai a destinazione. Il suo kayak fu ritrovato danneggiato, ma del corpo non fu trovata traccia. La sua scomparsa non fu mai chiarita ufficialmente: si trattò di un incidente, di un suicidio o di una fuga volontaria? Vaillant non offre una risposta definitiva, e questa scelta narrativa trasforma il reportage in qualcosa di più vicino a una storia di mito che di cronaca.

Chi ha già letto L’età del fuoco di Vaillant, pubblicato da Iperborea nel 2024, ritroverà lo stesso metodo narrativo: la ricerca storica come struttura portante, la tensione del reportage come motore, la domanda ecologica come orizzonte. Storia di un ecoterrorista è il libro che ha fatto conoscere Vaillant al mondo, vent’anni prima del Baillie Gifford Prize, e leggerlo oggi significa capire da dove viene uno degli autori di non-fiction ambientale più importanti del panorama anglofono.

John Vaillant: il giornalista che racconta le collisioni tra uomo e natura

Nato nel Massachusetts nel 1962 e residente a Vancouver dal 1998, John Vaillant è scrittore e giornalista con pubblicazioni su The New Yorker, The Atlantic, National Geographic e The Guardian. Definisce il proprio interesse come l’esplorazione delle collisioni tra ambizione umana e mondo naturale: una formula che si applica alla tigre siberiana de La tigre (Einaudi, 2012), agli incendi di Fort McMurray de L’età del fuoco e ora all’ecoterrorista di Haida Gwaii. Storia di un ecoterrorista di John Vaillant è disponibile in libreria dal 29 aprile 2026 per Iperborea, collana I Corvi, pp. 320, traduzione di Luca Fusari.

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