Sono particolarmente entusiasta di aver con noi come “ospite” Chiara Beretta Mazzotta, una lettrice ed editor che è riuscita a realizzare il suo sogno.

La nostra ospite ci parlerà del suo lavoro, di com’è nato BookBlister che racconta del mondo dell’editoria, specialmente i suoi lati più “oscuri”.

Ammetto che l’idea d’intervistare Chiara ha provocato in me molte emozioni, considerando che è una persona che apprezzo moltissimo e seguo da parecchio la sua pagina BookBlister, rivelandosi un vero “tesoro” per gli scrittori emergenti, ottimo per avere spunti e chiarimenti su tutto ciò che ruota intorno all’editoria, perfino consigli su come sponsorizzare i propri lavori o come migliorarsi ulteriormente.

Ma ora lasciamo da parte le chiacchiere e cominciamo con le domande!

Dunque, Chiara, prima di tutto parlaci un po’ di te. Presentati ai nostri lettori, anche se molti sicuramente ti conoscono già. Chi è prima di tutto “Chiara Beretta”?

Ciao a tutti e grazie per l’ospitalità. Sono prima di tutto una lettrice che ha trasformato la sua passione in un mestiere; sono una editor, Beretta Mazzotta è la mia agenzia editoriale. E sono anche una giornalista (pubblicista) e una blogger.

Com’è nata l’idea di creare BookBlister?

Quando lavori in editoria e passi il tempo a leggere manoscritti è naturale avere interesse per i libri e per la filiera editoriale. Nel 2011 ho deciso di creare uno spazio in cui accogliere i libri che segnalavo a Radio 105 e in cui parlare agli autori del mondo dell’editoria, dei numeri, delle persone che lavorano nella filiera… Ci sono troppi misteri e invece la chiarezza aiuta tutti.

Hai esperienza anche come scrittrice? Se la risposta è sì, com’è stata la tua esperienza? Hai avuto molte difficoltà?

Non sono una scrittrice! E scrivere non mi interessa – a eccezione degli articoli, le notizie sì, quelle mi interessano eccome – amo lavorare alle storie degli altri, non so spiegare la gratificazione di vederle in libreria. È davvero incredibile!

Però è vero, anni fa ho pubblicato un libro scritto insieme con due compagni di corso di scrittura narrativa (il corso tenuto dallo scrittore Raul Montanari). Frequentavo le lezioni da anni – per diventare una lettrice migliore, devi capire come scrivono gli autori! – e invece di fare i compiti – cioè scrivere un racconto – noi tre abbiamo iniziato a lavorare a un romanzo a cornice. Siamo sopravvissuti alla stesura (mettere d’accordo tre teste non è facile!) e abbiamo trovato una agente interessata a rappresentarci (Agnese Incisa) che a sua volta ha trovato l’editore (Cairo). È stato utilissimo mettersi nei panni di un autore, vedere le diverse fasi del percorso editoriale; capire quanto conti un agente, la promozione e il rapporto con l’editor della casa editrice.

Cosa consiglieresti a uno scrittore emergente?

Di fare le cose sul serio. Prima di tutto deve informarsi: chi fa cosa, come funzionano le case editrici, cosa si pubblica? Andare in libreria, parlare con i librai. Se vuoi inserirti in un contesto, lo devi conoscere, altrimenti sei preda dei ciarlatani. Non pagare per pubblicare, non farsi abbindolare dai complimenti e considerare le critiche negative oro. Le critiche vanno usate, sempre.

Ora passiamo a una parola che viene amata e temuta allo stesso tempo: l’editing! Ogni volta quando se ne parla si scatena un parapiglia generale, chi dice che è inutile, che è sacro, che è indispensabile, che è una perdita di denaro. Insomma, pro e contro. Dacci una tua idea generica in merito, considerando anche una cosa fondamentale e sollevata da molti autori: chi non ha soldini a disposizione per un editing, come può comportarsi per non abbandonare questo sogno o passione? Deve gettare la spugna o ci sono alternative?

Quando ho iniziato a lavorare (ma ormai sono passati dodici anni…) l’editing spettava in toto all’editore aveva i fondi ed era disposto ad affrontare anche revisioni considerevoli. Oggi le case editrici tendono a prendere in considerazione lavori che siano già abbastanza pronti, cioè a un discreto livello di lavorazione. È innegabile quindi che un libro con una buona idea e delle debolezze/ingenuità con un editing possa cambiare faccia e convincere un editore a investirci. Però un autore deve valutare con attenzione i costi e i professionisti cui si rivolge.

Se vi offrono un editing a 100 euro pronto in 12 giorni, lasciate perdere. È un lavoro che richiede tempo e attenzione, chi si fa sottopagare:

  1. Non lo sa fare.

  2. Vi fregherà soldi in altro modo.

Parliamo di costi – non se ne parla mai – diciamo dai 3 euro a cartella ai 6 euro per i testi più problematici. Ovvio che se ci si rivolge a una “star” dell’editing, si paga il nome (questo vale soprattutto per i ghost) e il prestigio.

È indubitabile: un editing fatto male, sciupa la voce dell’autore e spreca le buone idee che un libro contiene.

Altra domanda che potrebbe risultare “fastidiosa”. Come può uno scrittore emergente capire quando un editore è serio? Quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero incitarti ad “alzare i tacchi”?

Se chiede soldi, scappate! Se offre servizi a pagamento, scappate! Gli editori fanno soldi (o sopravvivono) vendendo libri. L’autore fornisce il contenuto da pubblicare e va pagato per questo. I lettori pagano per leggere il contenuto. È semplice, no?

Se andando sul sito di una casa editrice e realizzate che l’editore parla agli autori e non ai lettori, siatene certi: quell’editore vuole solo spennare gli autori. Un editore parla ai lettori ché sono i suoi clienti. In ultimo: gli editori spesso accolgono i manoscritti degli autori, ma di solito sono sommersi, ragione per cui la sezione “invio testi” c’è ma è un poco defilata. Se da ogni parte leggete “inviaci il tuo testo!”, occhio.

Agenzie letterarie: sono utili e necessarie per “Sfondare”?

Sfondare in editoria è difficile. Figuratevi che sono pochissimi gli autori che sopravvivono con la scrittura, in Italia. Un agente è un professionista che svolge un lavoro prezioso: tutela l’autore, gli trova un editore, verifica i contratti, sollecita l’editore, fa il recupero crediti, gestisce le traduzioni all’estero… senza un agente sei costretto a fare cose che, di solito, non sei in grado di fare. È come andare in tribunale senza l’avvocato.

Occhio a scegliere bene: un agente serio ha un sito serio, si sa quali autori segue e non chiede cose strambe (ho sentito di gente che ha pagato sedicenti agenti per tradurre pagine del proprio libro e portarle alle fiere all’estero – ridicolo! – o per portare il testo alle fiere dell’editoria…). Quanto costa un agente? Servizi di lettura e valutazione a parte – e anche qui, occhio alle richieste fuori norma – la rappresentanza corrisponde di solito al 15/20 per cento dei diritti incassati dall’autore. Vale a dire: l’autore prende 1500 euro di anticipo, l’agente incassa 250/300 euro.

Pensi che i social siano un buono strumento per far promozione?

Certo, sono preziosi a patto di saperli usare e di non “spammare” il proprio libro. Alla gente non importa granché se hai scritto o no un libro. Alla gente interessano i contenuti (utili, divertenti…) e le persone interessanti (che producono contenuti utili o divertenti, che risolvono problemi o intrattengono) quindi se comunichi a ripetizione per dire solo “ho scritto un libro”, smetti. Faresti solo danni.

Concorsi: sì o no?

Quelli seri sono una bellissima occasione per farsi leggere – cosa che tutti gli autori desiderano – e mettersi alla prova. Io sono per i concorsi gratuiti… quindi il premio Chiara, Giallocarta, Neri Pozza…

Occhio ai bandi! Mai partecipare senza leggere il bando. E controllate gli editori coinvolti (se non sono seri, via! Lasciate stare) e date un occhio alle precedenti edizioni. E occhio ai premi: se i vostri soldi vanno, per dire, a un editore per pubblicarvi state facendo editoria a pagamento. Non è un problema etico è solo una questione di costi e benefici. Volete fare gli scrittori, essere rispettati e considerati capaci? Cominciate a non accettare compromessi che non vi portano da nessuna parte.

Hai un’idea su come stia andando l’editoria in generale?

Dovremmo cercare di averla tutti! Tutti quelli interessati ai libri, perché i dati aiutano a capire se le persone che parlano di editoria ci stanno prendendo per il naso o no… per avere qualche numero basta andare sul sito di Aie (l’Associazione italiana editori, o di Istat) oppure andate su BookBlister.

Qui trovate un pezzo sugli editori: quanti sono? Quanto pubblicano? Quanto non vendono? Gli editori sono circa 1500 e nel 2016 hanno pubblicato 61.188 titoli, nel 2017 i libri editi sono stati 66.757. E qui trovate tutti i dati del 2017. Il mercato ha dato risultati migliori rispetto agli anni precedenti segnando un +5,8%. Ma in Italia quando si parla di libri si parla sempre di pochi lettori: i dati Istat ci dicono che solo il 40 per cento della popolazione legge almeno un libro l’anno, ma se non consideriamo soltanto i libri letti per piacere e inseriamo anche i testi scolastici e i manuali e tutto ciò che leggiamo per informarci (siti compresi) saliamo quasi all’80. Il mondo cambia e i lettori anche, vale lo stesso per le modalità di lettura. Quindi i dati vanno sempre esaminati con attenzione.

Altra domanda puntigliosa, di questi tempi ho notato un grande accanimento tra autori e editori, in poche parole la concorrenza e rivalità è talmente acuta, tanto da arrivare anche ad atti vergognosi, ad esempio: classiche recensioni fake, diffamazioni, tentativi di denigrare una casa editrice piuttosto che un’altra e chi ne ha più ne metta in questo minestrone di squali voraci. Io trovo tutto ciò esasperante. Dunque, cosa consiglieresti a chi si trova dalla parte di chi subisce?

Alcuni scrittori si fanno la guerra e le bassezze esistono in tutti i settori. Penso che chi fa progetti dovrebbe pensare a quelli e non agli idioti. Un autore deve pensare alle proprie storie e ai propri contenuti, e a leggere molto. Per le recensioni fake, segnalate se potete, altrimenti archiviate la questione. Voglio dire, su Amazon alcuni capolavori della letteratura sono recensiti da gente che li definisce banali, inutili… ecco, pensate a questo e tirate dritti per la vostra strada. Chi ha successo difficilmente perde tempo a lamentarsi.

Perché secondo te certi scrittori emergenti si ergono su questi piedistalli?

Mi interessano i libri, e bado alla voce e ai contenuti degli autori, chi sono e cosa fanno non mi interessa granché. Alle volte le persone sciupano ciò che fanno con il loro modo di essere e allora preferisco concentrarmi su ciò che fanno…

Gli esordienti che si definiscono scrittori, quelli che fanno i gradassi, hanno di certo un ego molto sviluppato. Il punto è che un libro non basta. Neanche due! Tocca sapersi ripetere e occupare uno spazio nella vita dei lettori, non è semplice, significa che sei in grado di durare. Comunque, se un autore ha talento gli perdono parecchie cose!

Ti abbiamo bombardato abbastanza con le domande, anche se sicuramente ci sarebbe molto altro da chiedere. Chissà, magari ci concederai un’altra intervista in futuro? Dunque, chiudiamo comunicando ai nostri lettori come e dove trovarti?

Sono argomenti che mi appassionano quindi: evviva le domande! E se vi interessano le questioni editoriali: ogni settimana sulla pagina Facebook di BookBlister trovate dei video sui temi caldi dell’editoria e il mercoledì faccio una live domande e risposte. Così che gli autori possano parlare dei propri dubbi e, spero, fare un po’ di chiarezza.

Per la consulenza, le valutazioni, per proporre libri inediti… scrivete all’agenzia: Beretta Mazzotta Agenzia Editoriale. Il blog, ormai lo sapete, è BookBlister. Mi trovate in rete e il sabato mattina, dopo le 8.30 su Radio 105.

E buoni libri!

 

Vi è piaciuta questa intervista? Avete altre domande? Se la risposta è Sì, scrivetecelo nei commenti!

 

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