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1929 accadde che… l’inizio della Grande Depressione

Iniziò tutto nel 1929 con il Crollo di Wall Street.

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A breve in pubblicazione

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Lo chiamano martedì nero, o the big crash. È il 29 ottobre del 1929 e presso lo Stock Exchange di New York, ovvero il mercato finanziario più importate degli Stati Uniti, si assiste a una cosa mai vista prima: il crollo della borsa valori. Le conseguenze sono drammatiche: perdita di miliardi di dollari in azioni, crisi di liquidità, diminuzione della produzione e, quindi, della domanda di lavoro, licenziamenti, disoccupazione, calo dei consumi. E questo a livello mondiale, non solo negli Stati Uniti. È l’inizio di una crisi economica senza precedenti che durerà per parecchi anni.

Libri che raccontano la Grande Depressione, iniziata nel 1929

Nella letteratura ci sono preziosi testimoni di questo difficile periodo storico. Tra questi John Steinbeck è forse il più conosciuto, soprattutto grazie al capolavoro Furore (1939) ma in questo contesto è molto interessante anche un’altra sua opera, intitolata La battaglia, pubblicata nel 1936 negli Stati Uniti e tradotta in Italia da Eugenio Montale nel 1940. Steinbeck, però, non è l’unico autore ad aver documentato la Grande Depressione degli anni trenta del secolo scorso. Di seguito una selezione di libri per approfondire l’argomento.

La grande depressione. Le conseguenze politiche ed economiche del 1929, di Franco Catalano, pubblicato da Res Gestae

1929Il XIX secolo non si è chiuso con la prima guerra mondiale, ma con la crisi del 1929: questo è quanto afferma lo storico Franco Catalano. In questo saggio presenta un’analisi delle cause sostanziali che condussero alla grande crisi, trovando delle affinità tra la situazione economica di allora e quella contemporanea. Proprio come oggi, negli anni precedenti la crisi si era registrato un acuirsi delle disparità sociali; nonostante poi la situazione precipitasse, il presidente americano Herbert Hoover continuava ad alimentare un ottimismo che di fatto era fittizio.

Il 29 ottobre del 1929 fu la giornata più rovinosa nella storia di tutti i mercati: alla Casa Bianca giunse il presidente Franklin D. Roosevelt che applicò la politica del New Deal, convinto che per far ripartire l’economia bisognasse mettere la gente in condizione di acquistare e consumare. Per ottenere questo però era necessario risolvere il problema della disoccupazione: quindi, prima ancora occorreva dare opportunità di lavoro, realizzare grandi opere pubbliche, senza trascurare una valida legislazione sociale. Un saggio sul 1929 per comprendere il presente e che solleva urgenti interrogativi sulla risposta politica attuale.

La battaglia, di John Steinbeck, pubblicato da Bompiani

1929La battaglia, pubblicato nel 1936 e tradotto in Italia da Eugenio Montale nel 1940, fa parte di quei libri che riassumono lo spirito di un’epoca; un’opera amara in cui con uno stile naturalista, ma capace di rendere ragione della congiuntura storica, viene presentata un’immagine atroce, scandalosa ma a tratti acremente poetica del New Deal americano.

Nel 1933 il presidente degli Stati Uniti d’America Theodore Roosevelt si trovò a dover fronteggiare una crisi disastrosa, conseguenza diretta del crollo del ’29. Furono anni difficili per l’America e, per la prima volta, occuparsi di letteratura implicò per molti scrittori un impegno sociale fino a quel momento sconosciuto. A questa nuova generazione di scrittori apparteneva Steinbeck, che in questo romanzo narra la storia di uno sciopero di braccianti, del suo fallimento e di uomini che trasformano la propria disperazione in lotta per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali.

U.S.A. La trilogia (Il 42° parallelo – Millenovecentodiciannove – Un mucchio di quattrini), di John Dos Passos, pubblicato da Mondadori

1929La trilogia “U.S.A.” (“Il 42° parallelo”, “Millenovecentodiciannove” e “Un mucchio di quattrini”) racconta i primi trent’anni del XX secolo americano e rappresenta la più importante e longeva matrice del “grande romanzo americano”. John Dos Passos coniuga l’estro formale e avanguardistico degli anni Venti con lo scavo storico, culturale e linguistico nelle radici nazionali della Grande Depressione; mette a nudo i costi inflitti al tessuto sociale e psicologico del paese da una modernizzazione senza uguali; e traccia la parabola del fallimento di una democrazia che ha tradito i propri ideali di uguaglianza, libertà, giustizia, opportunità, sacrificandoli al “mucchio di quattrini”.

Alla geografia del Paese da costa a costa, allo scandaglio della società in tutti i suoi strati si intreccia la ricostruzione storica che, affiancando cronache minute e quotidiane dei personaggi di fantasia a eventi ufficiali delle biografie di personaggi emblematici, tratteggia i grandi fenomeni politici e di pensiero del trentennio.

Per comporre un “tableau” così complesso, Dos Passos sperimenta diverse modalità narrative: le vicende di dodici personaggi inventati; le brevi biografie di ventisette americani famosi; cine-giornali che interrompono le narrazioni con slogan pubblicitari, testi di canzoni popolari e titoli dei giornali; e vertiginosi squarci di riprese fotografiche o cinematografiche, passaggi joyciani in cui l’autore registra la propria vita sensoriale, vere e proprie incursioni nella soggettività. Il risultato è una vera enciclopedia del continente americano, capace di misurarsi con il respiro epico di una nazione-mondo e con i suoi miti fondativi.

Infine, non si possono dimenticare le fotografie di Dorothea Lange e Margaret Bourke-White.

Margaret Bourke-White, Dorothea Lange. Ricevere l’avvenimento. Due donne nei tornanti della storia. Catalogo della mostra (Milano, 16 gennaio-15 marzo 2020), a cura di C. Fornasieri e A. Madesani

1929Dorothea e Margaret: il loro nome è leggendario per essere state testimoni di eventi epocali e per il modo ardito e partecipativo di raggiungere alcuni degli avvenimenti cruciali nella formazione della nostra contemporaneità. Margaret collabora alla fondazione della rivista “Fortune” e poi di “LIFE”; Dorothea partecipa alla nascita della Magnum ed è tra i fondatori della rivista “Aperture”.

La loro opera costituisce una lezione fondamentale per la fotografia, la nascita di un’immagine nitida, sia fulminea che studiata, soprattutto partecipata. Dall’America durante e dopo la crisi del 1929 ai fronti di guerra in Europa, le fotografie di Bourke-White e Lange ritraggono le città, la situazione sociale di persone e comunità, le minoranze, diventando le immagini che nella collettività e per le istituzioni hanno generato un cambiamento nella percezione della condizione dell’uomo.

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