Gli affamati e i sazi, di Timur Vermes è il libro di cui ti parlo oggi, caro iCrewer.
Una storia più che mai attuale, quella che propone Vermes, un ritratto di un futuro che non solo non appare molto lontano ma, soprattutto, è sicuramente molto credibile. Racconta di un’Europa che ha chiuso con l’accoglienza, dove l’immigrazione è controllata, sorvegliata, quasi impossibile. Per essere immigrati bisogna poterselo permettere, essere autorizzati dallo Stato che poi ti ospiterà e che non accoglie più di un tot di persone. E intanto le persone attendono il loro turno, in quelli che sono veri e propri lager.
In uno di questi approda la presentatrice tedesca Nedeche Hackenbusch. E questo rappresenta un’opportunità, soprattutto per Lionel, che si mette in marcia verso l’Europa insieme con 150mila migranti e in diretta tv. Dall’altro lato la politica tedesca, che resta immobile, inerme fino a quando il corteo di migranti non arriva, non giunge a destinazione e non è il momento vero, serio, di prendere decisioni. Il bivio ha due sole indicazioni: accoglierli o respingerli?
Timur Vermes ne Gli affamati e i sazi racconta lucidamente un tema attuale, racconta la società così come la viviamo oggi. Perché a quel bivio ci arriviamo tutti. Accoglierli o respingerli? Questo è il problema, volendo rubare le parole al Bardo. E l’autore costringe il lettore e interrogarsi, a lungo, su questo. A immergersi in quell’universo costruito ad arte, ma che sembra essere vero, reale, a portata di mano. E lo porta a cercare, a scavare dentro di sé per trovare una soluzione al problema, a mettersi nei panni del governo tedesco, che rappresenta ovviamente l’Europa, e poi in quella di chi vive nei lager nord-africani, simbolo dei flussi migratori.
Una storia, quella raccontata ne Gli affamati e i sazi, affrontata con la consueta ironia che contraddistingue l’autore, con uno stile pulito e senza troppi giri di parole: diretto, che giunge sino al lettore e si deposita nel suo animo, riuscendo a far riflettere. E tanto. Una visione acuta, quella di Vermes, in bilico perenne tra l’ironia e la drammaticità, che lascia emergere un quadro vero e attuale, che non si riesce a smettere di osservare.