Durante la presentazione del libro di Italo Bocchino, Perché l’Italia è di destra, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha proposto che il saggio venga adottato nelle scuole, definendolo un’opera di verità contro le “bugie della sinistra”. Ha anche suggerito un intervento morale in tal senso, criticando il racconto della storia che, a suo dire, la sinistra fa nelle scuole. A sostenere l’idea è stata anche Arianna Meloni, sorella della presidente del Consiglio e dirigente di Fratelli d’Italia, che ha incoraggiato l’adozione del testo nel sistema scolastico.
Il libro di Bocchino accende il dibattito: tra verità storiche e revisionismo
Ospite del programma Otto e mezzo su La7, l’autore Italo Bocchino ha però dovuto confrontarsi con un’opinione critica, quella di Michela Ponzani, docente di Storia Contemporanea all’Università Tor Vergata. La storica ha affermato che adottare il libro come manuale di storia contemporanea sarebbe utile solo per mostrare come la storia possa essere manipolata, mescolando verità e falsità e utilizzando dati difficili da verificare. Tra gli esempi citati da Ponzani, c’è il fatto che Bocchino descrive Alcide De Gasperi come un uomo di destra, tralasciando il suo passato da antifascista, patriota, e coautore della Costituzione, nonché membro del Partito Popolare e della Resistenza.

Ponzani ha anche criticato la descrizione di Alessandro Natta, segretario del PCI, presentato da Bocchino come un fascista solo perché, durante il ventennio, tutti avevano la tessera del Partito Nazionale Fascista. La storica ha sottolineato che Natta, nel 1936, si era unito al movimento antifascista e fu prigioniero in Germania. A suo parere, il libro di Bocchino tenta di riscrivere la storia, evitando di affrontare pienamente il passato e negando i fatti storici, come la vittoria di una parte nel 1945 e la sconfitta dell’altra.
Bocchino, dal canto suo, ha negato di voler riscrivere la storia, affermando che il suo obiettivo era semplicemente raccontare la verità. Ha sottolineato che, nelle elezioni del 1948, 1994 e 2022, gli italiani hanno scelto di non affidarsi alla sinistra, preferendo il centrodestra e, più recentemente, la destra. Ha anche sostenuto che nel 1948 la cultura conservatrice, cattolica, tradizionalista e patriottica rappresentata da De Gasperi era di destra.
Interpellato da Lilli Gruber, Lucio Caracciolo, direttore di Limes, ha commentato ironicamente, dicendo che non aveva letto né scritto il libro, ma ha trovato paradossale associare De Gasperi alla destra, pur riconoscendo che ci potrebbero essere parti interessanti come suggerito da Ponzani.
La protesta contro Perché l’Italia è di destra alla Gnam
La protesta alla Gnam nasce dal fatto che un gruppo di sindacalisti hanno scritto una lettera alla direttrice Renata Cristina Mazzantini contestando la decisione di ospitare la presentazione del libro di Italo Bocchino, avvenuta poi alla presenza – tra gli altri – del presidente del Senato Ignazio La Russa, di Arianna Meloni, del ministro della Scuola Giuseppe Valditara, di Gianfranco Fini e dell’ex Pm Luca Palamara.

In una nota, la Cgil e la Fp Cgil Roma e Lazio, puntavano il dito contro la direttrice per aver “inviato al ministero della Cultura e ad autorità competenti non meglio precisate l’elenco delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno espresso, scrivendo una lettera, il proprio dissenso rispetto la presentazione del libro“. Una lettera in cui sottolineavano che “in passato la Sala delle colonne ha ospitato presentazioni di figure politiche, anche espressione dell’attuale maggioranza, ma mai nessuna con una tale connotazione provocatoria e un intento palesemente propagandistico, alla luce peraltro delle imminenti consultazioni elettorali“.
Per aggiungere: “Il personale della Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea esprime il proprio fermo dissenso per l’utilizzo degli spazi del Museo a finalità di propaganda, e chiede pertanto di cancellare l’inopportuna presentazione nel rispetto della nostra istituzione culturale, della sua storia e della sua reputazione. Confidando in un suo sollecito riscontro, siamo disponibili a eventuali confronti e chiarimenti. In caso contrario potremmo ricorrere a forme di protesta atte a contestare l’utilizzo di un luogo pubblico a fini di parte e a difendere il ruolo democratico che un museo dello Stato non dovrebbe ipotecare per nessun motivo“. Alla lettera seguivano le firme dei rappresentanti sindacali che, secondo la denuncia della Cgil, sarebbero state segnalate al ministero e a non meglio precisate autorità competenti.

Da qui un coro di proteste politiche oggi che culminano con una doppia interrogazione al Ministro della Cultura Alessandro Giuli. Di Cecilia D’Elia senatrice Pd e capogruppo in Commissione Cultura e scuola del Senato, che chiede a Giuli di fare chiarezza e di Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi Sinistra che giudica “un atto senza precedenti e di gravità inaudita la segnalazione, da parte della responsabile della Galleria Nazionale d’Arte Moderna Renata Cristina Mazzantini, di alcuni dipendenti colpevoli di aver contestato la presentazione del Libro di Italo Bocchino avvenuta ieri nel museo“.
Ma la bagarre non finisce qui. Infatti dopo la lettera, al termine della presentazione, al sindacalista della Rsu della Gnam, Giuseppe Pedroni che cercava di intervenire per spiegare le sue ragioni è stato tolto il microfono. Come ha spiegato Pedroni:
“La mia intenzione era intervenire sul merito del libro, visto che il sottotitolo del libro di Bocchino è sulle presunte bugie della sinistra, ma per la prima volta non solo non mi è stato dato il microfono ma mi è stato detto che mai era stato previsto un dibattito in occasioni come questa. Questo non è vero ed è per questo che sono rimasto a parlare ed ho dovuto urlare per cercare di farmi sentire” dice il sindacalista che invece minimizza la questione della “delazione” dei nomi dei sindacalisti che avevano firmato la lettera.
“Certo le firme sarebbe stato opportuno cancellarle e probabilmente non c’era alcuna intenzione da parte della direzione del museo di divulgarle. Ma il problema non è quello, si parla del dito e non della luna: il problema è che la destra presenta un libro e si sottrae ad ogni forma di confronto. Sono stato circondando dalle guardie del corpo ma non c’era alcun problema di sicurezza, tant’è che sia Fini che Bocchino – mentre le altre autorità sono state allontanate – sono rimasti in sala mentre parlavo. Il mio intento – ripete – era quello di intervenire nel merito della questione sollevata dal libro”.