Caro lettore, arriva dal 2 settembre in libreria Magnificat, il racconto a due voci di due giovani cugine, Nilde e Norma, che si ritrovano a crescere insieme come sorelle dopo che il bombardamento ha ucciso le loro madri. La scrittrice a dare vita a tutto questo è Sonia Aggio, 27 anni, nel suo primo romanzo inserito tra le opere segnalate dal Comitato di Lettura del Premio Calvino 2022, che sarà in libreria per Fazi Editore.
Vediamo insieme la trama e qualche estratto del romanzo.
La trama e un estratto di Magnificat
«Lei è Norma l’inflessibile, la regola, la legge:
non può scappare. Porta indietro il braccio.
Nel suo sangue si annida la sua condanna.
È già stata qui, ha già lottato, e così sarà sempre.
Lei è il cherubino del Magnificat, un gatto selvatico.
Appartiene al fiume, non può tornare a casa».
È il 1951. In un piccolo casolare nella campagna del Polesine, dove i temporali ingoiano all’improvviso i cieli luminosi e il granturco cresce alto e impenetrabile, vivono Norma e Nilde, due cugine cresciute come se fossero sorelle dopo che un bombardamento durante la guerra ha ucciso le loro madri.
Nilde è una ragazza riservata e timorosa di tutto e la sua ansia aumenta quando Norma inizia a comportarsi in maniera strana. Da quando è caduta dalla bicicletta mentre raccoglieva le ciliegie, sua cugina non sembra più la stessa: scompare senza motivo ogni volta che scoppia un temporale, è scontrosa, non le parla, impedendole persino di avvicinarsi.
Nilde prova a seguirla nei campi, ascolta le voci che circolano in paese, ma non riesce a capire perché la sua Norma, il suo punto di riferimento nella vita, bella come la Madonna del Magnificat che le loro madri tanto veneravano, le stia facendo questo.
Cosa spinge Norma ad allontanarsi da Nilde e a fuggire come una bestia selvatica al primo rombo di tuono? Cos’è successo quel pomeriggio lungo l’argine del fiume? Perché tra di loro quell’abisso improvviso di silenzi e bugie?
Il legame indissolubile che lega le due protagoniste verrà messo a dura prova da inquietanti apparizioni e inspiegabili fughe in una storia perturbante fatta di assenze e di mistero.
Sullo sfondo, una terra magnetica, insidiosa come il fiume che la attraversa: quel Po che la rende fertile ma che talvolta la travolge per riprendersi tutto.
Un libro intenso e visionario in grado di scandagliare i segreti della natura e dell’animo umano.
Conosciamo Sonia Aggio
Nata a Rovigo nel 1995, tra i cinque finalisti del Premio Campiello Giovani nel 2016, la Aggio è autrice di racconti, pubblicati su ‘L’irrequieto’ e ‘Narrandom’, tra cui ‘Nella sera d’inverno’ con cui è stata tra i dieci finalisti della call ‘Ogni desiderio’ indetta dal Premio Calvino con Book Pride e tra il 2018 e il 2020 ha collaborato con il lit-blog ‘Il Rifugio dell’Ircocervo’.
In un’intervista per l’edizione di Campiello Giovani Sonia racconta quali romanzi preferisce:
Il genere storico, ovviamente, anche se sono molto selettiva a riguardo. Romanzetti rosa e improbabili thriller medievali riempiono gli scaffali, ma non hanno nulla di storico, tranne l’etichetta. Ogni tanto riscopro i classici e la poesia (come lettrice, come scrittrice preferisco la prosa). Non mi fido dei best-sellers e delle grandi operazioni di marketing, sono stata delusa più di una volta. In generale, preferisco scrivere racconti, storici o sovrannaturali. Spesso mi concentro su un solo personaggio, affinché il lettore si identifichi con lui.
L’alluvione del Polesine
A fare da sfondo nel racconto delle cugine dalla penna di Sonia un evento epocale che sconvolse l’Italia intera nel 1951: l’alluvione del Polesine. Nel mese di ottobre il territorio nazionale era devastato dalle piogge ininterrotte e fino alla metà di novembre il cielo non aveva cessato di piovere: questo aveva causato allagamenti e frane in varie zone dell’Italia.
L’onda di piena si verificò proprio il 14 novembre del 1951, tra Rovigo e Ferrara, dove l’intera pianura del Polesine venne allagata, migliaia di persone in provincia di Rovigo persero la casa, una terra già povera fu messa in ginocchio.
Fiesso Umbertiano fu il paese che pagò il prezzo più caro, quando un camion di sfollati si rovesciò a Frassinello Polesine e fu travolto dalle acque: Fiesso pianse così 84 vittime, dei 101 morti ufficialmente registrati. La massa d’acqua incontrollabile e violenta travolse edifici, uccise il bestiame, spazzò via ogni cosa. L’alluvione fu un fatto epocale, che diede il via ad una alla più intense migrazioni interne: decine di migliaia di veneti del Polesine si trasferirono in altre zone, molti anche in Lombardia.