Quando il cibo è tutto!
E’ vero siamo un popolo di “goderecci”, sappiamo mangiare e soprattutto cucinare.
Per far questo non abbiamo bisogno che vengano d’Oltralpe o d’Oltremanica, NO, noi ce l’abbiamo nel sangue. E’ un retaggio atavico che si tramanda di bocca in bocca, di pentola in pentola, di cucchiaio in cucchiaio.
Oggi, ognuno dice la sua attraverso i mass media, siamo invasi da una miriade di appuntamenti televisivi che ci illustrano come possiamo rendere “facile” il nostro approccio culinario. Per non parlare poi della stragrande moltitudine di libri sull’argomento.
Però, se chi scrive è anche un grande chef come Claudio Gargioli, che ha un ristorante ereditato da un talentuoso come il padre Armando, che il luogo in cui possiamo trovare questo ristorante è la splendida cornice di ROMA, abbiamo il nostro tris d’assi e ce lo giochiamo proprio come sappiamo fare solo noi Italiani
Il ristorante Armando al Pantheon, nasce come una piccola trattoria a due passi da uno dei più famosi monumenti, a conduzione tutta familiare ma con l’attenzione rivolta ai gusti semplici e alla portata di tutti con i piatti tipici romani, vincendo la concorrenza dei più blasonati ristoranti vicini.
L’ingresso del nostro chef avviene quasi per caso; lui, studente di Scienze Politiche, si ritrova a dover sostituire un cameriere. Da qui il passo è breve, mentre si fa le ossa in sala, i suoi occhi e il suo naso sono sempre tra le pentole di Armando, quei fornelli rimasti sempre a vista, e che ancor oggi fanno bella mostra di sé, anche dopo la ristrutturazione per adeguarsi ai tempi moderni.
Ma al nostro instancabile Claudio non basta la cucina, lui vuole qualcosa di più, qualcosa che “attiri” i clienti, se ce ne fosse bisogno, come falene alla luce. Ed allora scrive La mia cucina romana, scrive dei personaggi, famosi e non, che si sono avvicendati da sempre in questo bel locale dove puoi gustare una semplice Pajata, o una Amatriciana doc, o una Grigia, e che potrebbero anche esserti dedicati se colpisci la fantasia del nostro cuoco.
Tra un aneddoto, un piatto antico ed uno rivisitato, secondo le ricette nate dalla lettura dello chef di grandi cuochi del passato e della storia romana, possiamo trovare di che sognare unitamente a preziosi suggerimenti sugli ingredienti da utilizzare, o le tecniche di cottura da eseguire.
Insomma il contenuto del libro è tale che possiamo definirlo un valore aggiunto; e non vi stancherete di leggerlo perchè sono piccole grandi storie legate alla memoria di una bella famiglia, di una grande città, con le interpretazioni più veraci e sincere della cucina romanesca.
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