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Lettura: Vedove di Camus di Elena Rui: scheda e trama della sesta finalista allo Strega 2026
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Vedove di Camus di Elena Rui: scheda e trama della sesta finalista allo Strega 2026

4 gennaio 1960: Camus muore in un incidente stradale e lascia quattro donne a fare i conti con lo stesso lutto. Il romanzo ripescato per la regola dell'editore indipendente

Valentina Paradiso 4 settimane fa Commenta! 8
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Vedove di Camus di Elena Rui è il sesto romanzo della sestina del Premio Strega 2026, con 163 voti nella prima tornata del 3 giugno a Benevento. È entrato in finale per la regola del regolamento che garantisce la presenza di almeno un titolo pubblicato da un editore medio-piccolo: L’Orma, casa editrice indipendente romana fondata nel 2012, è la più piccola tra gli editori rappresentati in questa sestina. Il romanzo è pubblicato nella collana italiana I Trabucchi, quella con cui L’Orma dal 2019 apre il suo catalogo alle nuove voci della narrativa italiana. Proposto da Lisa Ginzburg.

Contenuti
Vedove di Camus: di cosa parla il romanzoQuattro voci, quattro sguardi su uno stesso uomoIl significato del ripescaggio: L’Orma e la narrativa italianaChi è Elena RuiA chi è rivolto Vedove di Camus
Vedove di Camus di Elena Rui: scheda e trama della sesta finalista allo Strega 2026

Vedove di Camus: di cosa parla il romanzo

È il 4 gennaio 1960. La Facel Vega guidata dall’editore Michel Gallimard sfreccia lungo una strada della Borgogna e va a schiantarsi contro un platano. Sul sedile del passeggero, Albert Camus, che tre anni prima aveva ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, muore sul colpo a quarantasei anni. Nella valigetta che porta con sé c’è il manoscritto incompiuto di quello che sarà poi pubblicato come Il primo uomo.

Mentre il mondo letterario rimane attonito, quattro donne si ritrovano a fare i conti con lo stesso lutto. Francine Faure, la moglie: l’unica vedova ufficiale, l’unica che può mostrare il dolore in pubblico, a cui tocca raccogliere l’eredità letteraria del marito e decidere cosa fare del manoscritto incompiuto. Catherine Sellers, brillante attrice parigina, con cui Camus condivideva un’intimità fatta di teatro e parole. Mette Ivers, giovane pittrice danese, che gli aveva offerto un ultimo rifugio nel caos della fama. Maria Casarès, immensa interprete del teatro francese, di origini spagnole, con cui Camus aveva intrattenuto per quindici anni una corrispondenza amorosa straordinaria e che lui stesso — fedele ai paradossi del sentimento — chiamava «l’Unica».

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Quattro voci, quattro sguardi su uno stesso uomo

La struttura del romanzo è quella di un prisma: quattro voci, quattro punti di vista sulla stessa figura. Elena Rui non giudica, non semplifica, non stabilisce gerarchie tra i lutti delle quattro donne. Ricostruisce, con quella che la critica ha definito «pazienza documentale e delicatezza narrativa», la rete affettiva che sopravvisse alla carne. Il Camus che emerge non è l’icona intellettuale del Novecento, ma un uomo «fragilissimo e bruciante», capace di amare in modo totalizzante e simultaneamente plurale. La propositrice Lisa Ginzburg ha scritto che il libro «si impone per la sua forza prismatica», capace di «restituire quattro donne dalle personalità assai diverse, ciascuna a proprio modo legata sentimentalmente» allo scrittore. Per seguire le dinamiche tra i finalisti, sul sito è disponibile la analisi dei favoriti al Premio Strega 2026.

Dietro il romanzo c’è un lavoro di ricerca lungo e meticoloso. Rui ha studiato pubblicazioni, biografie, autobiografie e i carteggi amorosi che Camus intratteneva con le sue amanti, in particolare la corrispondenza con Maria Casarès, pubblicata postuma e diventata un documento letterario di primo piano. Ha immaginato i pensieri e i sentimenti di ciascuna delle quattro donne nella giornata del 4 gennaio e nei giorni successivi, facendole persino dialogare in scene che ricostruiscono incontri probabili. La critica ha parlato di romanzo «ibrido, che sfiora in certi punti il memoir», con quattro sguardi che diventano «quattro spettri di diversa frequenza» su un unico uomo.

Il significato del ripescaggio: L’Orma e la narrativa italiana

La presenza di Vedove di Camus in sestina ha un significato che va oltre il romanzo in sé. Il regolamento del Premio Strega prevede che se tra i primi cinque classificati nella prima tornata non compare almeno un titolo di un editore medio-piccolo, viene ripescato il sesto con il punteggio più alto. Rui, con 163 voti, era la prima dei non qualificati: il ripescaggio l’ha portata in finale. È una delle rare volte in cui L’Orma arriva alla finale dello Strega. La casa editrice, fondata nel 2012 a Roma da Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari, è uno dei progetti editoriali indipendenti più rigorosi del panorama italiano: ha costruito il suo catalogo sulle letterature francese e tedesca, con Annie Ernaux come autrice simbolo, prima ancora del Nobel 2022, e dal 2019 pubblica narrativa italiana nella collana I Trabucchi. Il fatto che il primo titolo italiano della casa a raggiungere la finale dello Strega sia un romanzo su Camus ha una sua coerenza: L’Orma nasce dal mondo francese, e Camus è uno degli scrittori francesi più amati del catalogo ideale dei suoi fondatori.

Chi è Elena Rui

Elena Rui è nata a Padova nel 1980. Si è laureata in lingue straniere e nel 2005 si è trasferita in Francia, dove ha vissuto ad Albi, Tolosa e Parigi. Ha insegnato italiano, tradotto e curato redazioni commerciali. La scrittura e la pasticceria, ha dichiarato, sono i suoi due modi di creare. Esordisce nella narrativa nel 2021 con La famiglia degli altri (Garzanti), seguito nel 2024 da Affetti non desiderati (Arkadia), una raccolta di racconti. Vedove di Camus è il suo terzo libro e il primo con L’Orma.

È l’autrice meno conosciuta della sestina, e in questo la sua presenza è forse il dettaglio più interessante di questa edizione dello Strega. Arriva in finale alla sua terza pubblicazione, con un romanzo su un autore straniero, pubblicato da un editore indipendente, ripescata per una regola del regolamento. È esattamente il tipo di traiettoria che il meccanismo del ripescaggio è pensato per proteggere: quella di una scrittura che non passa per le grandi case editrici ma merita di essere letta. Per seguire tutta la sestina, sul sito è disponibile la pagina completa dei sei finalisti del Premio Strega 2026.

A chi è rivolto Vedove di Camus

È una lettura per chi ama Albert Camus e vuole avvicinarsi all’uomo al di là dell’opera filosofica, ma anche per chi non lo conosce e cerca un romanzo corale con protagoniste femminili forti e ben costruite. Le 168 pagine sono dense ma mai pesanti: il libro avanza con ritmo, sorretto da quattro voci distinte che Rui mantiene credibili e separate. Chi ha letto la corrispondenza tra Camus e Maria Casarès troverà una risonanza particolare nella sezione dedicata all’Unica. Chi parte da zero troverà tutto quello che serve per orientarsi. Vedove di Camus è in libreria, pubblicato da L’Orma nella collana I Trabucchi.

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