La maggior parte degli alfabeti del mondo non ha un autore né una data di nascita precisa: sono sistemi di scrittura cresciuti nel tempo, per stratificazioni successive, adattamenti e prestiti da altre civiltà. L’hangul, l’alfabeto coreano, è una delle eccezioni più straordinarie nella storia della scrittura umana. Si conosce il periodo di creazione: a cavallo tra il 1443 e il 1444, si conosce il nome del suo inventore, re Sejong il Grande, quarto re della dinastia Joseon, e si conosce persino il motivo per cui fu creato.
Hangul: perché un re decise di inventare un alfabeto dal nulla
Prima dell’hangul, la Corea utilizzava gli hanja, i caratteri cinesi classici. Il problema era strutturale: il coreano e il cinese sono lingue grammaticalmente e semanticamente molto diverse tra loro, e la complessità degli hanja rendeva l’alfabetizzazione un privilegio esclusivo della nobiltà e degli accademici. La conoscenza era appannaggio esclusivo di chi poteva permettersi di studiare. Il resto della popolazione, contadini, artigiani, donne di ogni classe sociale, era escluso dalla scrittura per ragioni pratiche prima ancora che politiche.
Re Sejong il Grande, mosso dal desiderio di rendere la lettura e la scrittura accessibili a tutti, decise di creare un alfabeto semplice e intuitivo. Non lo fece da solo: commissionò il lavoro a un gruppo di studiosi guidati da Jeong In-ji, il cosiddetto Jiphyeonjeon, l’Accademia dei Saggi. Il risultato fu un sistema progettato affinché anche chi aveva ricevuto poca istruzione potesse impararlo in tempi brevi. Un alfabeto di sole 28 lettere (4 delle quali divennero poi obsolete) significava che persone di tutte le età e di ogni classe sociale erano in grado di imparare a leggere e scrivere in coreano in pochi giorni.
L’Hunminjeongeum: il manuale d’istruzione di un alfabeto
Nel 1446, tre anni dopo la creazione dell’alfabeto, re Sejong pubblicò un documento straordinario: l’Hunminjeongeum, che in coreano significa letteralmente Suoni corretti per istruire il popolo. Non era solo la proclamazione di un nuovo sistema di scrittura: era un manuale che spiegava la logica dietro la forma di ogni singolo carattere, le regole di combinazione delle lettere e la filosofia pedagogica che aveva guidato la scelta. Nel 1940 fu ritrovato il documento Hunmin Jeong-eum Haerye, datato 1446, in cui viene spiegata la logica alla base della scelta delle forme dei caratteri. Il ritrovamento smentì definitivamente la leggenda che voleva Sejong essersi ispirato a un reticolo intricato.
La struttura dell’hangul è fonologicamente elegante: i caratteri delle consonanti riproducono la forma che la bocca e la lingua assumono quando si pronunciano quei suoni. Le vocali sono costruite su tre elementi simbolici, il cielo, la terra e l’essere umano. Lo hangul è un alfabeto fonetico in cui ogni carattere rappresenta una sillaba ed è la composizione grafica dei due o tre suoni elementari che la compongono. Non è un sistema casuale: è un sistema progettato, con una logica interna che i linguisti contemporanei considerano tra le più sofisticate mai applicate alla creazione di un alfabeto.
L’opposizione dell’élite e il rischio di estinzione
Il nuovo alfabeto incontrò l’opposizione dell’élite letteraria, che vedeva l’hanja come unico sistema di scrittura legittimo. Gli ufficiali di corte erano preoccupati che un alfabeto semplice, accessibile a chiunque, sminuisse il valore della cultura scritta e intaccasse il loro monopolio sul sapere. L’hangul fu inizialmente accolto con favore dalle classi popolari, dalle donne e dagli scrittori di narrativa, ma ignorato o disdegnato dalla classe dirigente, che continuò per secoli a usare gli hanja nei documenti ufficiali.
Nel 1504 re Yeonsangun ne proibì l’utilizzo e lo studio, rischiando quasi di farlo scomparire. La proibizione durò anni. L’hangul sopravvisse in forma sotterranea, trasmesso soprattutto attraverso le donne e le classi popolari, tenuto vivo da chi non aveva accesso agli hanja e che nell’alfabeto di Sejong aveva trovato uno strumento concreto di emancipazione. Per approfondire le origini storiche di questo sistema di scrittura, sul portale è disponibile un articolo dedicato a come è nato l’alfabeto coreano.
Il Novecento, il Giorno dell’hangul e il tasso di alfabetizzazione vicino al 100%
La vera riabilitazione dell’hangul arrivò con il Novecento, quando i movimenti nazionalisti coreani lo adottarono come simbolo di identità culturale in contrapposizione all’occupazione giapponese (1910-1945). Dopo la liberazione, l’hangul divenne il sistema di scrittura ufficiale di entrambe le Coree, chiamato hangul in Corea del Sud e chosŏngŭl in Corea del Nord. Il nome «hangeul» fu coniato dal linguista Ju Si-gyeong nel 1912, combinando la parola arcaica coreana «han», grande, e «geul», scritto.
La Corea ha raggiunto oggi uno dei tassi di alfabetizzazione più alti del mondo, quasi il 100%. L’UNESCO ha istituito il Premio King Sejong Literacy in onore del re che creò l’hangul, assegnato ogni anno alle organizzazioni che si distinguono nella lotta all’analfabetismo nel mondo. In Corea del Sud il 9 ottobre è il Giorno dell’hangul, festa nazionale. Pochi alfabeti nella storia umana sono stati onorati con una celebrazione statale: la scrittura di Sejong è uno di questi. Per chi vuole approfondire la letteratura che ha preso forma grazie a questo alfabeto, sul portale è disponibile un approfondimento sulla letteratura coreana dalle origini ai giorni nostri.