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Frankenstein uscì anonimo: scambiarono Mary Shelley per Percy

Nel 1818 il romanzo uscì senza firma: le lettere rivelano perché alcuni lo attribuirono al marito Percy

libri horror frankenstein
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Quando Frankenstein uscì nel gennaio 1818, sulla copertina non compariva Mary Shelley. Il romanzo era anonimo, e alcuni lettori attribuirono la storia a suo marito Percy Bysshe Shelley. Il caso non nasce da una leggenda successiva: le lettere e i documenti raccolti dallo Shelley-Godwin Archive mostrano che persino persone vicine alla coppia si sbagliarono sull’identità dell’autrice.

È un retroscena diverso dalla celebre notte di Villa Diodati: riguarda non la nascita della Creatura, ma il modo in cui il libro arrivò ai lettori e il tempo necessario perché il nome di Mary fosse riconosciuto pubblicamente. Quando la seconda edizione uscì nel 1823, il frontespizio riportava finalmente Mary Wollstonecraft Shelley.

Frankenstein uscì senza il nome di Mary Shelley

La prima edizione di Frankenstein; or, The Modern Prometheus fu pubblicata anonimamente il 1° gennaio 1818, quando Mary aveva vent’anni. Il testo era stato iniziato nel 1816 e completato nel 1817. La ricostruzione degli studiosi nello Shelley-Godwin Archive distingue le tre versioni importanti apparse durante la vita dell’autrice: 1818, 1823 e 1831. Non si trattava di tre romanzi diversi, ma di edizioni con modifiche testuali significative.

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L’anonimato favorì un equivoco: Percy Shelley aveva scritto la prefazione della prima edizione e il volume era dedicato al filosofo William Godwin, padre di Mary. Questi indizi, sommati alla notorietà del poeta, contribuirono a confondere l’attribuzione. Ma Mary non era una collaboratrice invisibile di un romanzo altrui: era l’autrice.

Un lettore indovinò Shelley, ma sbagliò il nome

Il documento più eloquente riguarda una lettera del febbraio 1818. John Frank Newton aveva ipotizzato che l’autore di Frankenstein fosse uno Shelley. Thomas Jefferson Hogg, amico di Percy, gli rispose chiarendo il punto: il cognome era giusto, ma il nome da anteporre era Mary, non Percy Bysshe. Nella stessa corrispondenza Hogg raccomandava di mantenere il segreto.

Questo episodio è riportato nella cronologia documentaria dello Shelley-Godwin Archive. Dimostra che l’equivoco non era soltanto una supposizione generica della stampa: coinvolgeva anche i lettori che conoscevano l’ambiente degli Shelley.

Mary Shelley dovette correggere perfino Walter Scott

Nel giugno 1818 Mary scrisse a Walter Scott, che aveva recensito favorevolmente Frankenstein ma attribuito probabilmente l’opera a Percy. La giovane scrittrice gli spiegò di essere lei l’autrice e di aver preferito non firmare la prima edizione per ragioni legate all’età e alla sua situazione personale e familiare.

La precisazione rende il caso più sfumato di uno slogan sulla censura: il nome di Mary non fu necessariamente eliminato da un editore contro la sua volontà. L’anonimato fu una scelta che ebbe però una conseguenza concreta, cioè la circolazione di un’attribuzione sbagliata. La correzione documentata dalla sua lettera a Scott impedisce di raccontare la vicenda come un mistero mai risolto.

Il teatro contribuì a rilanciare Frankenstein nel 1823

Cinque anni dopo il debutto anonimo, Frankenstein arrivò sul palcoscenico londinese con Presumption; or, the Fate of Frankenstein, spettacolo di Richard Brinsley Peake. Nell’estate del 1823 la notorietà teatrale contribuì a riportare il romanzo all’attenzione. L’11 agosto dello stesso anno uscì una seconda edizione: annunci e frontespizio indicavano espressamente Mary Wollstonecraft Shelley come autrice.

La coincidenza temporale è documentata; sarebbe invece eccessivo sostenere che lo spettacolo da solo costrinse l’editore a rivelare il nome. La stessa cronologia registra anche un particolare memorabile: Mary andò a vedere la rappresentazione il 29 agosto e in una lettera successiva descrisse con divertimento la scelta di lasciare senza nome la Creatura nell’elenco degli interpreti.

La firma del 1823 non coincide con la versione del 1831

Spesso si parla di Frankenstein come di un testo immutabile. In realtà chi legge l’edizione del 1818 e quella revisionata del 1831 incontra differenze narrative e di impostazione. Anche l’edizione del 1823 contiene varianti rispetto alla prima, ma è soprattutto il momento in cui il nome dell’autrice appare esplicitamente sul frontespizio.

Questo aiuta a separare due domande: chi scrisse Frankenstein e quale versione del romanzo stiamo leggendo? Alla prima la documentazione risponde senza ambiguità: Mary Shelley. La seconda richiede attenzione alla data e al testo di riferimento dell’edizione.

Dal manoscritto al mito, senza confondere due storie

Su iCrewPlay Libri abbiamo già ricostruito la sfida letteraria del 1816 che portò alla nascita di Frankenstein. Qui il retroscena è un altro: la distanza tra chi compose un’opera e chi venne inizialmente creduto il suo autore. Chi vuole invece tornare alla vicenda narrativa può leggere la nostra guida al finale di Frankenstein e al destino di Victor e della Creatura.

La sorpresa, oggi, non è soltanto che un grande classico uscì anonimo. È che lo stesso cognome Shelley poté oscurare temporaneamente la donna che aveva creato la storia. Le lettere del 1818 e il frontespizio del 1823 permettono di raccontare il passaggio dall’equivoco al riconoscimento senza trasformarlo in una leggenda.

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