Up from the Ashes nasce da una storia vera: quella di Chaim Engel e Selma Wijnberg, due prigionieri ebrei che si conobbero nel campo di sterminio di Sobibor, parteciparono alla rivolta del 14 ottobre 1943 e riuscirono a fuggire insieme. Sharon Cameron ha trasformato questa vicenda in un romanzo Young Adult pubblicato da Scholastic il 6 ottobre 2026, scegliendo di raccontare la sopravvivenza non come avventura, ma come memoria, resistenza e responsabilità narrativa.
La forza della storia non sta soltanto nella fuga. Sta nel modo in cui due persone destinate dai nazisti all’annientamento riuscirono a costruire un legame dentro uno dei luoghi più estremi della Shoah. Chaim e Selma non sono personaggi inventati per rendere più emotivo un romanzo storico: sono due sopravvissuti reali, ricordati anche negli archivi dello United States Holocaust Memorial Museum.

Chi erano Chaim Engel e Selma Wijnberg
Selma Wijnberg era una giovane ebrea olandese. Chaim Engel era un ebreo polacco. Si incontrarono a Sobibor, dove furono costretti al lavoro forzato nel sistema del campo. Secondo lo United States Holocaust Memorial Museum, i due si innamorarono nel campo e riuscirono a fuggire insieme durante la rivolta dei prigionieri.
Il dettaglio più potente è che la loro storia non è rimasta soltanto nella memoria orale. Il museo conserva materiali e testimonianze legati a Selma e Chaim, compresi frammenti del diario di Selma dopo la fuga. In quelle pagine non c’è la distanza astratta dei manuali: c’è una voce che cerca di fissare subito ciò che è accaduto, mentre il pericolo non è ancora finito.
La rivolta di Sobibor del 14 ottobre 1943
Sobibor fu uno dei centri di sterminio dell’Operazione Reinhard. Il 14 ottobre 1943 i prigionieri organizzarono una rivolta armata: secondo l’Holocaust Encyclopedia, circa 300 persone riuscirono a fuggire, mentre molte furono poi catturate e uccise. Dopo la rivolta, il campo venne chiuso e demolito per cancellare le tracce del crimine.
Chaim e Selma appartengono a questa storia. Non sono soltanto sopravvissuti a una fuga; sono testimoni di una delle rare rivolte avvenute nei centri di sterminio nazisti. Per questo il romanzo di Cameron non parte da un semplice spunto drammatico, ma da un nodo storico molto preciso: come raccontare ai lettori giovani una storia vera che contiene orrore, resistenza e amore senza trasformarla in intrattenimento facile?
Come Sharon Cameron ha trasformato la storia in romanzo
La scheda ufficiale di Scholastic presenta Up from the Ashes come un thriller storico basato sulla vera storia di Selma Wijnberg e Chaim Engel e sulla rivolta dei prigionieri di Sobibor. Il libro conta 416 pagine ed è pensato per un pubblico Young Adult, ma l’impianto non è quello della semplice romanzo d’avventura.
Cameron aveva già lavorato su narrativa storica legata alla Seconda guerra mondiale con The Light in Hidden Places. In questo caso, però, la responsabilità è ancora più delicata perché il centro del racconto sono persone realmente esistite e famiglie che ne custodiscono la memoria. In una recente conversazione pubblicata da People, l’autrice ha discusso il libro con Fred Engel, figlio di Chaim e Selma, spiegando il percorso che ha portato alla costruzione del romanzo.
Perché questa storia colpisce ancora oggi
La parte sorprendente non è che una storia di sopravvivenza diventi un romanzo. Accade spesso. Qui il punto è diverso: Up from the Ashes nasce da una vicenda in cui l’amore non è usato per addolcire la Shoah, ma per mostrare una forma estrema di resistenza umana. Chaim e Selma non si salvarono perché la storia fosse romantica. Si salvarono dentro una realtà in cui ogni possibilità era costruita contro di loro.
Per un lettore italiano, il libro interessa anche per un motivo pratico: al momento l’uscita nota è quella internazionale di Scholastic. Non risulta ancora una scheda editoriale italiana consolidata, quindi chi cerca Up from the Ashes in italiano deve distinguere tra romanzo originale, disponibilità in inglese e possibile futura traduzione.
Non solo romanzo storico: una domanda di memoria
Raccontare Sobibor a lettori adolescenti significa evitare due errori opposti: rendere tutto troppo distante, come se appartenesse a un passato chiuso, oppure trasformare la storia in una sequenza di colpi di scena. La vicenda di Chaim e Selma impone invece un equilibrio più severo. La fuga, il diario, la testimonianza e il lavoro con la famiglia Engel ricordano che dietro il romanzo esistono nomi, documenti e sopravvissuti reali.
In questo senso Up from the Ashes può funzionare come porta d’ingresso per chi vuole capire che cosa fu la rivolta di Sobibor, ma non dovrebbe essere l’unico punto di arrivo. Il romanzo può avvicinare, mentre le testimonianze e gli archivi aiutano a restituire precisione storica. È lo stesso principio che vale per molti libri nati da eventi storici reali: la narrativa apre una domanda, la memoria documentata impedisce di semplificarla.
Esiste Up from the Ashes in italiano?
Per ora non emerge una pubblicazione italiana ufficiale di Up from the Ashes. L’edizione indicata dalle schede internazionali è quella Scholastic, uscita in inglese nell’ottobre 2026. Se arriverà una traduzione italiana, l’elemento da verificare sarà soprattutto il titolo scelto dall’editore e l’eventuale apparato storico destinato ai lettori più giovani.
Chi vuole collegare questa storia al percorso della memoria può recuperare anche il nostro approfondimento sul Giorno della Memoria. Up from the Ashes, però, aggiunge un punto specifico: non racconta la Shoah in astratto, ma passa da due vite concrete, da una rivolta reale e da una fuga che Selma cercò di fissare per iscritto quasi subito dopo essere sopravvissuta.




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