No: Our Cut of Salt di Deena Helm non è una storia vera e la famiglia al centro del romanzo non ricostruisce la storia dell’autrice. Helm ha chiarito che il libro non nasce da eventi accaduti alla sua famiglia. La narrativa è inventata, ma il contesto storico e culturale è reale: la casa di Haifa, il trauma tramandato tra generazioni e il riferimento alla Nakba del 1948 servono a costruire un horror familiare radicato nella storia palestinese.
La distinzione è importante perché il romanzo usa il soprannaturale per parlare di memoria e perdita senza presentarsi come memoir. Personaggi e vicenda della casa sono fiction; la Nakba, lo sfollamento palestinese del 1948 e il rapporto con una terra lasciata o perduta appartengono invece alla storia.

Our Cut of Salt è basato sulla famiglia di Deena Helm?
No. In un’intervista pubblicata in occasione dell’uscita, Helm ha spiegato che Our Cut of Salt non è basato sulla sua vita né sulla storia della sua famiglia. Il romanzo è quindi fiction, non una ricostruzione genealogica mascherata da horror.
Questo non significa che sia privo di elementi personali. L’autrice è palestinese-americana e ha raccontato di aver voluto scrivere sulla Palestina intrecciando al romanzo impressioni, luoghi e sensazioni maturate anche durante le proprie visite. In un’altra intervista ha inoltre indicato almeno una scena nata da un’esperienza reale, poi trasformata nella finzione.
La distinzione migliore è quindi questa: la trama non è autobiografica, ma la sensibilità con cui vengono raccontati appartenenza, diaspora e memoria nasce anche dall’esperienza dell’autrice. Puoi leggere il profilo e la presentazione del libro sul sito ufficiale di Deena Helm.
Di cosa parla Our Cut of Salt?
Il romanzo segue tre generazioni di donne palestinesi legate a una casa ancestrale di Haifa. Il passato della famiglia e quello dell’edificio non restano confinati nei ricordi: tornano a manifestarsi, creando una storia che mescola casa infestata, horror psicologico e trauma intergenerazionale.
La scheda ufficiale Macmillan presenta il libro come un horror gotico che attraversa generazioni e geografie, con una casa che diventa il punto in cui storia familiare e memoria collettiva smettono di essere separabili.
È proprio questa struttura a generare la domanda «è una storia vera?». L’ambientazione e gli eventi storici danno al romanzo un forte senso di realtà, ma non trasformano i personaggi in persone realmente esistite.
Cosa c’è di reale: la Nakba del 1948
Il principale elemento storico reale è la Nakba. Il termine, che in arabo significa «catastrofe», viene usato per indicare la massiccia fuga, espulsione e perdita delle case subita da centinaia di migliaia di palestinesi durante la guerra arabo-israeliana del 1948 e gli eventi che accompagnarono la nascita dello Stato di Israele.
La pagina delle Nazioni Unite dedicata alla Nakba descrive l’evento come uno sfollamento e una spoliazione di massa dei palestinesi nel 1948. È questo il contesto storico che permette di capire perché, nel romanzo, una casa e ciò che contiene possano assumere un significato molto più grande di un semplice edificio.
Helm non usa la Nakba come sfondo decorativo. La perdita della casa, il diritto di ricordare e il modo in cui un trauma viene ereditato da chi nasce dopo sono parte del motore narrativo. L’horror rende fisico ciò che altrimenti rimarrebbe memoria, silenzio o racconto familiare.
La casa di Haifa esiste davvero?
La casa del romanzo è una costruzione narrativa. Non viene presentata come la casa reale della famiglia Helm né come la ricostruzione documentaria di un singolo edificio esistente. Haifa, invece, è naturalmente una città reale e il rapporto tra case, famiglie e spostamenti nel 1948 appartiene alla storia del luogo.
È una tecnica tipica dell’horror storico: partire da una frattura reale e costruire personaggi e spazi fittizi capaci di renderla leggibile attraverso una storia. Il soprannaturale non sostituisce la storia, ma la traduce in immagini e paure.

Quanto c’è dell’esperienza personale dell’autrice?
Helm ha distinto nettamente la storia della propria famiglia dalla trama del libro, ma ha anche spiegato che alcune esperienze vissute in Palestina hanno contribuito al modo in cui immagina spazi e sensazioni. In particolare, durante le interviste promozionali ha raccontato che una scena è stata ispirata da una propria esperienza davanti a vecchi edifici.
Il punto non è quindi cercare una corrispondenza uno-a-uno tra autrice e personaggi. Il materiale autobiografico entra soprattutto come percezione: cosa significa guardare un luogo sapendo che contiene una storia precedente, e cosa succede quando quella storia continua a vivere nelle generazioni successive.
Our Cut of Salt è horror storico o soprannaturale?
Le due definizioni convivono. Il libro usa una struttura da haunted house e quindi elementi soprannaturali, ma il significato della casa infestata nasce da eventi storici e da un trauma familiare. Per questo può essere letto sia come horror gotico sia come horror storico e diasporico.
Se ti interessa questo tipo di confine tra realtà e invenzione, su libri.iCrewPlay abbiamo già affrontato la stessa domanda in contesti molto diversi: The Dog Stars è una storia vera? separa il mondo post-apocalittico inventato dall’esperienza outdoor di Peter Heller, mentre The Shards è una storia vera? chiarisce come Bret Easton Ellis mescoli ricordi e finzione.
Quando è uscito Our Cut of Salt?
Il romanzo è uscito il 22 settembre 2026 negli Stati Uniti per Tor Nightfire, marchio Macmillan specializzato in horror. L’edizione statunitense conta 288 pagine ed è il romanzo d’esordio di Deena Helm.
| Titolo | Our Cut of Salt |
|---|---|
| Autrice | Deena Helm |
| Uscita | 22 settembre 2026 |
| Editore USA | Tor Nightfire / Macmillan |
| Pagine | 288 |
| Genere | Horror gotico, haunted house, horror storico |
| Storia vera? | No, trama e famiglia sono fittizie |
| Contesto reale | Palestina, Haifa e Nakba del 1948 |
La risposta da ricordare
Our Cut of Salt non racconta una storia vera e non ricostruisce la famiglia di Deena Helm. Il romanzo inventa personaggi e vicende, ma li inserisce in un contesto storico reale. La Nakba, Haifa e il peso della diaspora forniscono la base su cui il libro costruisce la propria haunted house e il tema del trauma che passa da una generazione all’altra.
È proprio questa sovrapposizione a rendere il romanzo interessante: non chiede di credere che i fantasmi siano reali, ma mostra come una casa possa continuare a contenere ciò che una famiglia e una comunità non riescono a lasciare alle spalle.