Se sei un appassionato di romanzi storici che mescolano fantasy e azione in un’atmosfera dalle tinte un po’ dark e splatter, Oden delle rune, scritto da Uberto Ceretoli per Delrai Edizione, potrebbe essere un ottimo titolo da aggiungere alla tua libreria.
Oden delle rune: la trama
La storia è ambientata a Sipila, un piccolo villaggio del nord Europa in un’epoca arcaica vicina all’Età del Bronzo. Qui la regina Aallotar, per salvare il proprio regno dalla siccità e dalla carestia, ha deciso di sacrificare il proprio figlio, il principe Pellervo, alla sanguinosa Dea Madre Ukka, una delle massime esponenti degli Asir, stirpe divina che governa il Nord attraverso guerre sanguinose e truculenti riti di sangue. Il giovane, però, viene miracolosamente salvato da Oden, uno sciamano guercio accompagnato da un corvo sacro.
Il vecchio si dichiara sacerdote dei Vanir, una nuova stirpe di divinità, potenti ma ben più caritatevoli degli Asir ormai prossimi ad essere dimenticati. Oden rivela che il dio Njordr ha scelto Pellervo come suo rappresentante e protetto, profetizzando che egli avrebbe sposato una giovane principessa e sarebbe diventato re di un grande regno protetto e benedetto dai Vanir.
La regina Aallotar non accetta di soccombere a questo nuovo ordine divino e manda ad uccidere suo figlio che, ancora una volta, riesce a fuggire grazie ad Oden e ad un gruppo di guerrieri scelti guidati dal saggio e forte Reko. Da questo momento, Pellervo e altri giovani fuggono da Sipila per mare, intraprendendo un viaggio epico attraverso i fiordi del Nord Europa alla ricerca di una nuova patria. Durante l’odissea, il principe incontra Ilmatar, principessa di Gavnø e figlia del re invincibile Enno, innamorandosene perdutamente.
Tra battaglie, rapimenti, incontri con creature mitologiche Pellervo e i suoi dovranno districarsi nell’ancestrale lotta tra culti matriarcali della fertilità e nuove religioni patriarcali celesti, approdando, infine, ad una guerra dove Pellervo dovrà affrontare il proprio destino per conquistare la mano di Ilmatar.
Una Odissea norrena
Il primo avvertimento da fare a chi si avventura nella lettura di questo romanzo è lo stesso che fa Uberto Ceretoli nella prefazione. La storia, infatti,contiene scene estremamente crude tra cui sacrifici umani, violenza sessuale, cannibalismo rituale. Scene che per i più sensibili possono risultare altamente disturbanti e, forse, anche un po’ gratuite ed evitabili. Sono, però, scene che risultano funzionali e perfettamente coerenti con il periodo arcaico in cui sono calate.
Ciò che colpisce sin da subito nella lettura di questo romanzo, infatti, è la straordinaria coerenza storico e letteraria di un racconto che potrebbe essere facilmente descritto come la Odissea del Nord Europa. Come rivela lo stesso Ceretoli nell’appendice finale del libro, l’intera storia di Pellervo e Illmatar nasce da un mito greco che l’autore ha deciso di “tradurre” nel contesto nordico. Ci sono, infatti, tantissimi richiami all’Odissea di Ulisse, ai poemi omerici e, in generale, a tutta la mitologia greca che riesce, però, a fondersi perfettamente con la peculiarità dei miti nordici.
In questo Ceretoli è un assoluto maestro con una straordinaria preparazione storico-antropologica consolidata da preziose letture come I Miti greci di Robert Graves, I Miti nordici di Gianna Chiesa Isnardi e Omero nel Baltico di Felice Vinci. In questo modo l’autore riesce a rendere verosimile un mondo arcaico dove convivono riti orgiastici, sacrifici umani, società matriarcali e l’emergere di nuovi culti patriarcali. I dettagli sulla navigazione (i karvi, le tecniche di vela), sugli insediamenti (le case a chiglia rovesciata), sulle armi (punte di lancia in rame, spade di bronzo) e sui rituali sono coerenti e ben documentati.
Anche lo stile narrativo ricalca perfettamente quello dell’epica tradizionale. Le descrizioni sono vivide e non risparmiano particolari violenti o scabrosi, coerentemente con la brutalità dell’epoca rappresentata. Il ritmo narrativo è generalmente sostenuto, con una struttura a capitoli brevi che alterna scene d’azione (battaglie navali, duelli, fughe) a momenti più contemplativi dove emergono riflessioni sui culti e sul destino.
Ma è qui che si cela, forse, uno dei punti deboli più evidenti di questo romanzo. La scrittura, infatti, risulta a tratti eccessivamente schematica riproducendo quasi la tecnica formulare degli antichi poemi greci. Molte espressioni, frasi persino interi dialoghi si ripetono in maniera identica, risultando ripetitivi. Anche la trama si rivela, alla lunga, episodica e prevedibile seguendo quello che è lo schema classico fatto di prove ed isole da superare per giungere alla meta prescelta da un oscuro disegno divino.
Anche i personaggi, più che personaggi vivi e dinamici, appaiono come archetipi necessari alla narrazione del “viaggio dell’eroe”. Pellervo è il protagonista predestinato, coraggioso ma relativamente piatto nella sua evoluzione psicologica. Oden rappresenta il mentore saggio e manipolatore, portatore di nuovi paradigmi religiosi. I personaggi secondari, come spesso accade, si rivelano quelli più sfumati e intriganti. Il guerriero Reko non è solo l’alleato fidato e prode in battaglia, ma anche un uomo provato e schiacciato dal destino.
Ilmatar non è solo la principessa prigioniera da liberare, il “bottino da vincere” per l’eroe. È una figura sfaccettata, insieme forte e fragile, provata da una maledizione familiare da cui cerca coraggiosamente di fuggire. Una donna che non si arrende al destino che altri hanno scelto per lei e che lotta strenuamente per costruirselo da sola, anche a costo di sacrificare sé stessa. Non è dunque un caso se, come precisa lo stesso Ceretoli, è lei la vera protagonista di Oden delle rune.
