I grandi imperi che hanno cambiato la storia di Francesco Agostini arriva in libreria il 25 settembre 2026 per Newton Compton. Il saggio attraversa secoli e continenti per raccontare come alcune potenze siano riuscite a conquistare territori enormi, amministrarli e lasciare eredità capaci di sopravvivere anche alla loro caduta.
Da Alessandro Magno all’Impero romano, dalla Persia ai Mongoli, passando per Carlo Magno, la Cina, il Giappone, la Russia e l’Impero britannico: il filo conduttore è una domanda che attraversa tutta la storia. Perché gli imperi diventano grandi e perché, prima o poi, entrano in crisi?

I grandi imperi che hanno cambiato la storia: di cosa parla
La scheda ufficiale Newton Compton presenta il volume come un viaggio dall’antichità ai giorni nostri attraverso le principali potenze imperiali della storia.
Agostini non si concentra soltanto sulle conquiste militari. Nel libro trovano spazio anche ricchezza economica, organizzazione politica, religione, principi culturali e sistemi di governo: elementi necessari per capire come un dominio territoriale riesca a trasformarsi in un impero e, soprattutto, a durare.
Tra i protagonisti compaiono figure come Alessandro il Macedone, Ottaviano Augusto, Dario I, Carlo Magno e Pietro il Grande. Attraverso le loro vicende il libro osserva sistemi politici molto diversi, evitando di ridurre migliaia di anni di storia a una semplice successione di battaglie.
Perché nascono i grandi imperi?
Non esiste una formula valida per ogni epoca. Alcuni imperi si sono formati attraverso campagne militari rapidissime, altri grazie a un’espansione più graduale, a reti commerciali, alleanze, colonizzazione o controllo delle risorse.
È proprio questa varietà a rendere interessante un confronto tra esperienze tanto lontane. L’impero macedone di Alessandro Magno nasce in condizioni completamente diverse da quello britannico, mentre Roma costruisce la propria potenza attraverso un processo durato secoli.
Il denominatore comune è la capacità di esercitare un’autorità su territori e popolazioni molto più ampi rispetto al nucleo originario. Ma conquistare è soltanto una parte del problema: il vero banco di prova è governare ciò che è stato conquistato.
Alessandro Magno e l’Impero macedone
Alessandro Magno rappresenta uno degli esempi più spettacolari di espansione militare dell’antichità. In pochi anni il sovrano macedone conquistò l’Impero persiano e spinse le proprie campagne fino all’Asia centrale e all’India nord-occidentale.
La rapidità delle conquiste rese però evidente uno dei problemi ricorrenti dei grandi imperi: costruire un territorio vastissimo non significa automaticamente creare una struttura politica destinata a sopravvivere al suo fondatore. Dopo la morte di Alessandro nel 323 a.C., il suo dominio venne progressivamente diviso tra i Diadochi.
Sul sito abbiamo incontrato Alessandro anche attraverso la letteratura e le fonti antiche, per esempio parlando del dialogo tra Alessandro Magno e il re Dindimo nel Ritmo Cassinese, testimonianza di quanto la figura del conquistatore abbia continuato a essere reinterpretata nei secoli.
L’Impero romano: dalla crescita al collasso in Occidente
Roma offre invece un modello completamente diverso. La sua espansione non si concentra nella vita di un solo sovrano, ma attraversa secoli di Repubblica e Impero. Strade, diritto, esercito, fiscalità, città e strutture amministrative contribuirono a mantenere insieme territori enormemente diversi.
Agostini dedica al tema una sezione che va da Augusto al collasso dell’Impero romano d’Occidente. La caduta non viene però ridotta a un unico evento improvviso: la dissoluzione dell’autorità imperiale occidentale fu il risultato di processi politici, economici e militari complessi, mentre l’Impero romano d’Oriente continuò a esistere per molti secoli.
È un esempio utile anche per capire che la parola «caduta» può essere ingannevole. Gli imperi possono perdere territori, trasformarsi o frammentarsi senza che la loro eredità culturale e istituzionale scompaia nello stesso momento.
Persiani e Mongoli: due modi diversi di governare territori enormi
Tra gli imperi affrontati nel volume compare quello persiano, legato anche alla figura di Dario I. L’estensione del dominio achemenide richiedeva sistemi di comunicazione, amministrazione e controllo capaci di tenere insieme popolazioni e culture differenti.
Molti secoli dopo, l’Impero mongolo costruì uno spazio politico ancora diverso. Nato dalle conquiste di Gengis Khan e dei suoi successori, raggiunse un’estensione eccezionale collegando vaste regioni dell’Eurasia.
Per approfondire proprio questo secondo caso puoi recuperare anche il nostro articolo su Gengis Khan e la nascita dell’Impero mongolo, dedicato alla figura del condottiero e alla costruzione del suo dominio.
Carlo Magno e il problema dell’eredità imperiale
Un altro passaggio affrontato da Agostini riguarda Carlo Magno e il Sacro Romano Impero. La stessa scelta del termine «romano» mostra quanto l’eredità dell’antica Roma abbia continuato a esercitare un’enorme forza politica e simbolica anche dopo la fine dell’Impero romano d’Occidente.
L’incoronazione imperiale di Carlo Magno nell’800 aprì una nuova fase della storia europea, ma ancora una volta la successione mostrò quanto fosse difficile conservare un grande spazio politico senza una struttura capace di superare la vita del sovrano.
Successione, rivalità interne e divisione dei territori sono infatti tra i problemi che ricorrono più volte nella storia imperiale, anche in contesti molto lontani tra loro.
L’Impero britannico e il primo dominio davvero globale
Con l’età moderna il rapporto tra impero, commercio e controllo marittimo diventa ancora più evidente. Newton Compton presenta nel libro l’Impero britannico come primo impero globale, sottolineandone l’espansione su continenti differenti.
La potenza navale, le reti commerciali, le colonie e il controllo di rotte strategiche permisero alla Gran Bretagna di costruire un sistema profondamente diverso dagli imperi territoriali dell’antichità.
Questo percorso permette anche di osservare l’altra faccia dell’espansione imperiale: conquista, sfruttamento delle risorse, dominio sulle popolazioni colonizzate e conflitti che hanno lasciato conseguenze politiche e sociali durature.
Cina, Giappone e Russia nel viaggio di Francesco Agostini
Il volume non limita lo sguardo alla storia mediterranea ed europea. Tra gli argomenti annunciati compaiono anche l’Impero cinese e la sua continuità storica, l’Impero giapponese e quello russo oltre la stagione degli zar.
È un passaggio importante perché permette di confrontare sistemi che hanno costruito il proprio potere con strumenti e concezioni differenti. Anche il rapporto tra impero e identità nazionale cambia profondamente passando dall’antichità alla modernità.
Il risultato promette quindi di essere meno simile a una classifica dei più grandi imperi e più vicino a una storia comparata del potere su larga scala.
Gli Stati Uniti sono un impero?
Il capitolo più vicino al presente riguarda gli Stati Uniti. La presentazione editoriale parla di «dominio globale» e definisce gli USA un «impero informale e riluttante»: si tratta della chiave interpretativa proposta dal libro e non di una classificazione unanimemente accettata dagli storici.
A differenza degli imperi coloniali tradizionali, gli Stati Uniti contemporanei non amministrano infatti un vasto sistema di colonie paragonabile a quello britannico del XIX secolo. Il dibattito storiografico sull’uso della categoria di impero riguarda invece influenza militare, economica, diplomatica e culturale.
È proprio questa differenza a rendere interessante l’ultima parte del percorso di Agostini: il concetto di impero non rimane necessariamente identico passando da Roma al XXI secolo, e applicarlo al presente richiede criteri diversi da quelli utilizzati per le potenze antiche.
Perché gli imperi crollano?
La storia raccontata nel volume suggerisce che non esista una singola causa. Guerre, crisi economiche, problemi di successione, rivolte, pressioni esterne, dimensioni territoriali difficili da controllare e trasformazioni sociali possono combinarsi in modi differenti.
Un impero può inoltre perdere il predominio senza scomparire come Stato, oppure frammentarsi lasciando istituzioni e culture destinate a influenzare a lungo i territori un tempo controllati.
È forse questo l’aspetto più utile di una lettura comparata: invece di cercare una formula universale per l’ascesa e la caduta, permette di riconoscere meccanismi ricorrenti e differenze storiche.
Chi è Francesco Agostini
Francesco Agostini è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi Roma Tre e insegna Storia nella scuola secondaria di secondo grado. Secondo la biografia ufficiale Newton Compton, ha collaborato con la rivista InStoria, con Focus Storia Domande e Risposte del Gruppo Focus e con altre testate online.
I grandi imperi che hanno cambiato la storia è il titolo con cui compare nel catalogo Newton Compton, all’interno della collana I volti della storia.
Quando esce I grandi imperi che hanno cambiato la storia
I grandi imperi che hanno cambiato la storia esce il 25 settembre 2026 per Newton Compton. L’edizione in copertina flessibile conta 384 pagine, ha ISBN 9788822794734 e un prezzo indicato dall’editore di 14,90 euro.
È disponibile anche l’ebook, con ISBN 9788822794741 e prezzo di 5,99 euro. Il libro appartiene alla collana I volti della storia e si rivolge soprattutto a chi cerca una panoramica ampia, dall’antichità al mondo contemporaneo, senza fermarsi alla storia di un singolo impero.
Il punto centrale resta il confronto: capire perché potenze lontane nel tempo siano riuscite a espandersi, quali strumenti abbiano utilizzato per governare e perché nessuna forma di predominio si sia dimostrata immutabile.