Femio nell’Odissea è l’aedo che canta nella reggia di Itaca durante l’assenza di Ulisse e che viene costretto a intrattenere i Proci. Quando Ulisse torna e compie la strage dei pretendenti, Femio chiede di essere risparmiato: sostiene di averli serviti contro la propria volontà e Telemaco conferma che non è un loro complice. Per questo Ulisse gli salva la vita.
La sua vicenda chiarisce un punto importante del finale: Ulisse non uccide indistintamente tutti gli uomini presenti nella reggia. Distingue i Proci e i traditori da chi è stato costretto a servirli. Per il contesto puoi partire dalla nostra guida sui Proci e sul perché Ulisse li uccide e dal percorso su trama e personaggi dell’Odissea.

Chi è Femio nell’Odissea?
Femio è un aedo, cioè un cantore professionista, legato alla casa di Ulisse. Nell’Odissea compare già nel Libro I mentre suona e canta durante i banchetti dei Proci, i nobili che hanno occupato la reggia e consumano i beni del re assente.
Il suo ruolo non è quello di un combattente o di un pretendente di Penelope. Femio rappresenta la funzione del poeta e del canto dentro il poema: racconta storie agli stessi personaggi che stanno vivendo una nuova storia destinata a diventare materia epica.
Cosa canta Femio nel Libro I?
Femio canta il ritorno difficile degli Achei da Troia. È un tema doloroso per Penelope, che non sa se Ulisse sia ancora vivo e sente quel racconto come un richiamo diretto all’assenza del marito.
Penelope scende nella sala e chiede al cantore di scegliere un altro argomento. Telemaco però interviene: non bisogna accusare l’aedo per il tema del canto, perché i poeti raccontano ciò che colpisce maggiormente chi ascolta. La scena è importante anche perché mostra Telemaco mentre comincia ad assumere un ruolo più adulto nella casa.
Femio è amico dei Proci?
No, il poema sottolinea che Femio canta per i Proci contro la propria volontà. È rimasto nella reggia perché quella è la sua funzione e perché i pretendenti controllano ormai la casa. La sua presenza ai banchetti non basta quindi a renderlo parte del gruppo.
Questa distinzione diventa decisiva nel Libro XXII. Durante la strage, Femio deve dimostrare di non avere condiviso volontariamente gli abusi dei pretendenti e di non meritare la stessa sorte.
Perché Femio ha paura di Ulisse?
Quando Ulisse rivela la propria identità e uccide i Proci, la reggia diventa un luogo estremamente pericoloso per chiunque possa essere considerato loro collaboratore. Femio capisce che la sua posizione è ambigua: per anni ha cantato davanti agli uomini che hanno occupato la casa, anche se non lo ha fatto liberamente.
Il cantore si avvicina quindi a Ulisse e gli chiede pietà. Non prova a nascondersi dietro una scusa generica: rivendica la propria funzione di aedo e soprattutto il fatto di essere stato costretto a servire i Proci.

Perché Ulisse risparmia Femio?
Ulisse risparmia Femio perché Telemaco conferma che l’aedo non è un complice volontario dei Proci. Femio sostiene di aver cantato per loro per necessità e il figlio di Ulisse interviene a suo favore.
La decisione mostra che la vendetta di Ulisse, pur durissima, segue una distinzione. I pretendenti vengono uccisi per l’occupazione della casa, gli abusi e il complotto contro Telemaco; i servi traditori vengono puniti. Femio, invece, appartiene alla categoria di chi è rimasto dentro il palazzo senza condividere volontariamente quel progetto.
Telemaco salva davvero Femio?
Sì, l’intervento di Telemaco è decisivo. È lui a chiedere che Femio venga risparmiato e ad affiancare al cantore anche Medonte, l’araldo che non aveva tradito la famiglia.
Il passaggio è coerente con la crescita di Telemaco nel poema. Nei primi libri fatica a imporsi nella propria casa; alla fine è ormai accanto al padre e partecipa alle decisioni che ricostruiscono l’ordine della reggia.
Chi altro viene risparmiato insieme a Femio?
Oltre a Femio viene risparmiato Medonte, l’araldo. Anche lui non viene trattato come un Procio o come un traditore. La presenza di queste eccezioni è importante perché impedisce di leggere la scena come un massacro completamente indiscriminato.
La differenza emerge ancora meglio se confrontata con personaggi come Melanzio, che invece aiuta concretamente i Proci contro Ulisse. Nel nostro cluster abbiamo ricostruito anche il tradimento e la morte di Melanzio.
Cosa fa Femio dopo la strage dei Proci?
Femio continua a svolgere il proprio ruolo di cantore. Dopo la strage, Ulisse vuole evitare che all’esterno della casa si capisca immediatamente ciò che è accaduto. Viene quindi organizzato un suono di festa nuziale, come se Penelope avesse finalmente scelto un marito.
Il canto serve questa volta a proteggere Ulisse e la sua famiglia. È un rovesciamento significativo: all’inizio Femio suona per i Proci che controllano la reggia; alla fine la sua musica contribuisce alla strategia del padrone tornato a casa.
Perché Femio è importante nel poema?
Femio è importante perché mostra come l’Odissea rifletta sul potere del racconto. Il poema contiene al proprio interno cantori che narrano guerre, ritorni e imprese eroiche. Attraverso di loro il pubblico vede come una storia diventa memoria condivisa.
La sua salvezza ha inoltre un valore morale e narrativo: essere presenti accanto ai Proci non significa automaticamente essere colpevoli come loro. Ulisse e Telemaco devono riconoscere la differenza tra partecipazione volontaria e costrizione.
Dove leggere l’episodio di Femio?
La richiesta di pietà e il risparmio di Femio si trovano nel Libro XXII dell’Odissea su Perseus Digital Library. Per un profilo sintetico del personaggio puoi consultare anche la voce Femio di Treccani.
Risposta rapida
Femio è l’aedo della reggia di Itaca e canta per i Proci perché costretto. Dopo il ritorno di Ulisse, chiede pietà durante la strage. Telemaco conferma che non ha collaborato volontariamente con i pretendenti e Ulisse lo risparmia, insieme all’araldo Medonte.