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Summer of blood, 7 racconti e una postfazione. Nero Press Edizioni

Summer of blood, 7 racconti horror di autori vari più una postfazione, ambientati negli anni Sessanta: gli anni della generazione dei Figli dei fiori.

summer of blood, nero press edizioni
3.5/5
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  • Cover reveal: Hot in kilt di Michela Piazza e Pamela Boiocchi sarà pubblicato alle 12:00 del 28.09
  • Recensione: Non essere cattiva, di S. E. Lynes, Newton Compton editori sarà pubblicato alle 14:00 del 28.09
  • Cover reveal: Hot in kilt di Michela Piazza e Pamela Boiocchi sarà pubblicato alle 12:00 del 28.09
  • Recensione: Non essere cattiva, di S. E. Lynes, Newton Compton editori sarà pubblicato alle 14:00 del 28.09
3.5/5

Summer of blood è una raccolta di 7 racconti horror di Autori Vari edita da Nero Press Edizioni. Ai racconti segue una postfazione informativa di Biancamaria Massaro, su ciò che è stato il famoso periodo della Summer of love e dei suoi protagonisti

A questo punto prima di passare alla recensione vera e propria è opportuno soffermarsi a spiegare ciò che è stata la Summer of love. E quindi mi tocca fare un salto indietro nel tempo e informarmi io per prima: anche se c’ero, ero pressappoco un’infante in quegli anni e non posso averne memoria attiva.

Con l’espressione Summer of Love, letteralmente “estate dell’amore”, si indicano gli eventi trascorsi durante l’estate del 1967 nella città di San Francisco, ed anche gli avvenimenti accaduti ad Haight-Ashbury tra il 1965 e il 1968, quando l’affluenza di migliaia di giovani in cerca di pace, amore e libertà fece della città californiana l’epicentro di una rivoluzione sociale e culturale senza precedenti.

Nel corso degli anni Sessanta lo sgretolamento del sogno americano e dei suoi ideali, con il fallimento della guerra del Vietnam, ebbero come conseguenza l’emergere di una nuova controcultura, non sempre di connotazione politica, che si oppose ai valori tradizionali attraverso la definizione di nuovi ideali di amore e spiritualità e, contemporaneamente, attraverso una generale apertura all’uso di stupefacenti e un nuovo stile artistico-musicale psichedelico.  Questo fenomeno di controcultura ebbe il suo epicentro nell’area di San Francisco conosciuta come Haight-Ashbury.

summer of blood,, autori vari

Così leggo e riporto ed è assolutamente opportuno conoscere gli antefatti reali per capire il senso di Summer of blood, a cominciare dal titolo.

Il titolo Summer of blood, letteralmente Estate di sangue, parafrasa la famosa Summer of love, Estate d’amore, degli anni Sessanta per un motivo preciso: i racconti che compongono il libro sono tutti ambientati in quegli anni. Fra figli dei fiori, aneliti alla totale libertà, sesso, droghe e rock and roll che fanno da filo conduttore ai sette racconti, gli autori inventano sette storie horror dove il sangue, i delitti, la totale mancanza di pietà, le turbe psichiche, pagina dopo pagina, conducono il lettore in un abisso di abiezione umana senza limiti. Altro che Love & Peace, così predicato ed enfatizzato in quegli anni.

Summer of blood: i racconti

Sette racconti più una postfazione dicevo. E qui mi fermo di nuovo: la postfazione di Biancamaria Massaro sulla Family e Charles Manson completa il quadro di questo volume dal sapore dolceamaro e dai tratti vintage. Così leggo dalle note della Nero Press Edizioni. Nulla da eccepire sulla postfazione, anzi è doveroso un plauso alla chiarezza, alla precisione delle informazioni e alla scrittura, piacevole ed esplicativa. Mi delude soltanto la scelta di collocarla in coda ai racconti.

A mio modesto avviso più che di una postfazione, Summer of blood avrebbe avuto bisogno di una prefazione: solo gli ultrasessantenni possono essere informati sugli eventi specifici di quel periodo e quindi se la postfazione diventasse una prefazione, il lettore potrebbe capire meglio e prima il senso intrinseco dei sette racconti. Insomma senza tanti giri di parole: la postfazione dovrebbe anticipare i racconti e diventare una prefazione, per dare al lettore fin da subito, il significato del filo conduttore dei racconti.

Premetto che sconoscevo totalmente Summer of blood e “le splendide gesta” del personaggio (realmente esistito) Charles Manson  così bene raccontato da Biancamaria Massaro, quindi leggendo i racconti (senza la postfazione) sinceramente la prima impressione non è stata positiva e non mi riferisco alla scorrevolezza della scrittura o alla fantasia degli autori: tutti i sette racconti hanno un buon livello di scrittura e di invenzione. Mi stupiva la scelta della location, chiamiamola così… Nonchè la presenza di Charles Manson in più di un racconto.

Leggere la postfazione ha chiarito il mistero e con esso anche il senso dei sette racconti: ribadisco perciò la necessità di far diventare la postfazione, una prefazione.

Sette racconti con un unico filo conduttore: il mondo dei figli dei fiori

I figli dei rovi di Flavia Imperi e Beppe Roncari, apre Summer of blood e vede inquietanti omicidi seriali, vittime i “figli dei fiori”. Hanna Brennan, novizia di origini irlandesi, ricerca la verità sulla morte di sua sorella Emma. Un racconto che presenta una costruzione di puro horror con annesso colpo di scena finale.

She’s a Rainbow di Matteo Bertone, ruba il titolo ad un famoso brano dei Rolling Stones: il protagonista, un bambino, figlio di una hippie colorata come un arcobaleno e poco avvezza al ruolo di madre, incarna il dramma che probabilmente hanno vissuto “i figli dei figli dei fiori”. Al di là dell’invenzione horror, a mio avviso questo racconto fra quelli contenuti in Summer of blood, mette in evidenza il disagio reale di una generazione.

Milady Jane di Angelo Marenzana, tornano i Rolling Stones con un loro famoso brano Lady Jane a fare da sottofondo: l’autore racconta alcuni feroci omicidi serali sui quali indaga un commissario di origine argentina, Gomez. Racconto quasi poetico in alcuni punti, malgrado l’ispirazione horror.

Rasoio di Occam di Gianluca Ingaramo, è fra i sette il racconto a risvolto psicologico con il finale più sorprendente. E non ti anticipo niente per non toglierti il piacere di scoprirlo…

Testa di rospo di Armando Rotondi è uno dei racconti che mette fra i suoi protagonisti il famigerato Manson citato nella postfazione di Summer of  blood. Una “testa di rospo”, calva, con poteri psichedelici al centro della storia.

Homo Homini Lupus di T.S. Mellony, è fra i sette racconti di Summer of blood quello più al cardiopalmo, a mio avviso. Si ha proprio la sensazione di vivere l’ansia e la paura attraverso la prosa asciutta, l’uso della prima persona e la bella capacità descrittiva dell’autore. Homo homini lupus ci ricorda che se il lupo aggredisce per spirito di sopravvivenza, l’uomo non lo fa quasi mai per lo stesso motivo. 

Black Heart’s Summer di Paolo Campana, il settimo racconto chiude il libro ed è ispirato alla figura e alla storia reale di Charles Manson con il suo fascino perverso e criminale.

summer of blood, nero press edizioni

Gli autori di Summer of blood 

Biancamaria Massaro è romana. Autrice di racconti, romanzi e soggetti cinematografici di genere noir, fantastico, fantascienza e horror oltre che di narrativa per bambini e ragazzi, da circa dieci anni è appassionata di criminologia.

Flavia Imperi, orientalista, artista e creatrice di storie, è nata a Roma nel 1983. Fra le sue pubblicazioni il romance-fantasy Baccanera. Con Nero Press ha pubblicato un racconto inserito nell’antologia digitale True Halloween.

Beppe Roncari, nato nel 1978, ha lavorato come story-editor per il cinema e come redattore per le principali case editrici italiane a Milano. Scrivere è il mestiere che voleva fare da bambino e non ha ancora cambiato idea.

Matteo Bertone, nato a metà degli anni settanta è laureato in Farmacia. Dedicatosi alla scrittura, pubblica diversi racconti in varie antologie. Dal 2014 le edizioni Nero Press hanno firmato le sue pubblicazioni: il romanzo Diurno Imperfetto, seguito nel  2015 da Extrasistole, racconto con il quale è presente nell’antologia Deep Love.

Angelo Marenzana è un autore alessandrino con una ricca produzione di racconti. Nel 2013 pubblica per Rizzoli L’uomo dei temporali. Con Nero Press pubblica Piedra Colorada in versione e-book e per Baldini & Castoldi, Alle spalle del cielo.

Gianluca Ingaramo nato nel 1971 in provincia di Torino, laureato in Scienze Politiche, lavora nel settore cultura di un ente locale: al lavoro unisce la passione per la scrittura. Appassionato di horror, fantasy e fantascienza, nel 2015 ha pubblicato Nocturna 24, Storie dal Buio con la Società Editoriale Montecovello. Con Nero Press ha pubblicato alcuni racconti.

Armando Rotondi docente all’Università di Napoli e di Verona, è traduttore, saggista, critico letterario, teatrale e cinematografico. Con Nero Press ha pubblicato due racconti inseriti rispettivamente nelle raccolte True Halloween e Jingle Bloody Bells.

T.S. Mellony nata a Genova nel 1985 scrive racconti fin da giovanissima. Pubblica il suo primo racconto, Fuochi d’artificio e chiavistelli, nell’antologia Strenne d’inchiostro curata dal gruppo USE (Unione Scrittori Emergenti) Dal 2015 collabora con una testata giornalistica online e cartacea.

Paolo Campana è nato a Genova nel 1966. Tra le sue pubblicazioni annovera un nutrito gruppo di racconti, inseriti in varie antologie, tra i quali: Giallomilanese, Il delitto si tinge di verde, Crimini di Regime, La Tierra de los Caidos, Narragenda  e altri. Ha partecipato alla raccolta Jingle Bloody Bells di Nero Press.

In conclusione su

Un horror composto da sette racconti ispirati alla generazione dei Figli dei fiori degli anni Sessanta e a ciò che hanno rappresentato in termini di rivoluzione culturale giovanile. Racconti godibili e ben costruiti in puro stile horror. Unica pecca? Una postfazione che, a mio avviso, avrebbe dovuto essere una prefazione. Semplicemente per far capire meglio il senso del libro a chi conosce poco le vicende di quegli anni.

3.5

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Un horror composto da sette racconti ispirati alla generazione dei Figli dei fiori degli anni Sessanta e a ciò che hanno rappresentato in termini di rivoluzione culturale giovanile. Racconti godibili e ben costruiti in puro stile horror. Unica pecca? Una postfazione che, a mio avviso, avrebbe dovuto essere una prefazione. Semplicemente per far capire meglio il senso del libro a chi conosce poco le vicende di quegli anni.

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