Nella prima stesura di Matilda, Roald Dahl aveva immaginato una protagonista ben diversa da quella diventata celebre: una bambina soprattutto dispettosa, destinata addirittura a morire. Non è una leggenda sul libro. Lo documenta il catalogo del Roald Dahl Archive, che conserva il manoscritto originale del 1986, intitolato The Miracle Child. Il finale poi pubblicato nel 1988 è il risultato di un ripensamento profondo.
Il dettaglio più sorprendente non riguarda soltanto l’ultima pagina: nel primo manoscritto Matilda non era ancora la bambina brillante, appassionata di lettura e maltrattata dai genitori che i lettori conoscono. La stessa struttura morale della vicenda era diversa.
The Miracle Child: come si chiamava la prima Matilda
L’archivio del Roald Dahl Museum & Story Centre registra un manoscritto autografo contrassegnato dall’autore come «First Draft», datato estate 1986. Il titolo di lavoro era The Miracle Child. Il documento, scritto a matita su carta gialla, non è una ricostruzione successiva: è una testimonianza materiale conservata nell’archivio dello scrittore.
La scheda archivistica precisa tre differenze decisive: Matilda è descritta come una bambina principalmente cattiva o dispettosa; la sua insegnante si chiama Miss Hayes; Matilda muore alla fine della storia. Si tratta della prima versione, non di un finale alternativo stampato nelle normali edizioni del romanzo.
Perché la morte di Matilda avrebbe cambiato tutto
Nel romanzo pubblicato, l’intelligenza e l’amore per i libri di Matilda contrastano con la superficialità dei genitori e la violenza della direttrice Trinciabue. Miss Honey, invece, rappresenta un rapporto adulto fondato sull’ascolto e sulla cura. Il percorso della protagonista porta a una possibilità di appartenenza e di riscatto.
Il manoscritto del 1986 suggerisce che Dahl non avesse ancora trovato questo equilibrio. La trasformazione da bambina prevalentemente dispettosa a eroina con cui il lettore si identifica modifica il significato stesso dei poteri speciali: nella versione conosciuta diventano uno strumento di difesa e una manifestazione dell’ingiustizia subita, non un semplice pretesto per combinare guai.
Questo confronto è un’interpretazione del rapporto tra le due versioni. Il dato verificato dall’archivio è più circoscritto: nel primo testo Matilda aveva un altro carattere, un’altra insegnante e un destino mortale.
Le riscritture documentate tra il 1986 e il 1987
La raccolta del museo permette di seguire la lavorazione anche oltre la prima stesura. Esiste un dattiloscritto dello stesso The Miracle Child, indicato come prima versione dell’estate 1986. Un altro dattiloscritto del 1987, questa volta intitolato Matilda, contiene annotazioni editoriali di Stephen Roxburgh, in parte cancellate dallo stesso Dahl.
In un documento successivo, risalente al novembre 1987, lo scrittore interviene nuovamente sulla descrizione della direttrice Miss Trunchbull. Sono tracce concrete di un lavoro di rielaborazione protratto nel tempo, non la semplice correzione di qualche dettaglio prima della stampa. Il museo data al 1988 la pubblicazione di Matilda.
Il finale pubblicato e quello rimasto nell’archivio
Nel libro che conosciamo, Matilda non muore. La conclusione la porta a vivere con Miss Honey, mentre i genitori lasciano il Paese. La storia non si chiude con una punizione tragica per la protagonista, ma con una scelta di famiglia e una nuova possibilità di crescita.
La morte prevista nel manoscritto non è dunque un finale segreto da cercare nelle ristampe: è una soluzione narrativa abbandonata prima della pubblicazione. Anche chi ha conosciuto Matilda attraverso il cinema o il musical deve distinguere il romanzo definitivo dalle prime bozze dell’autore. Se vuoi esplorare un altro lato di Dahl e dei suoi adattamenti, puoi leggere anche il nostro approfondimento sui racconti per adulti di Roald Dahl portati su Netflix.
La scoperta restituisce una prospettiva precisa sul lavoro letterario: uno dei personaggi più amati di Dahl non nacque nella forma che conosciamo. Per arrivarci, l’autore cambiò radicalmente tanto la protagonista quanto il suo destino.




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