Arriva dal 28 settembre in libreria La camera oscura di Damocle dello scrittore olandese Willem Frederik Hermans, edito da Iperborea, con la traduzione di Claudia di Palermo e la postfazione di Cees Nooteboom. Una prima edizione di un capolavoro datato 1958, un tesoro della narrativa olandese del Novecento che indaga l’animo umano e come si può trasformare la mente degli uomini di fronte a una guerra nazista che distoglie la moralità e l’onestà per far spazio a tradimenti e camere oscure.
Ma la fotografia come incide su questo romanzo thriller-storico? Vediamo insieme la sinossi del libro!
La trama de La camera oscura di Damocle
Willem Frederik Hermans fa emergere in questo romanzo il baratro dell’esistenza e della morale e menzionando Damocle e la sua leggenda, espande in questo thriller il senso di pericolo e di grave minaccia che aleggia i personaggi della storia. Ecco la trama.
Viso sproporzionato e glabro, vocetta acuta, statura appena troppo bassa per l’arruolamento nell’esercito, poca istruzione, la madre folle a carico che qualche anno prima gli ha ammazzato il padre e una tabaccheria che, in una cittadina di provincia, gestisce insieme alla moglie-cugina di sette anni più grande di lui: questo è il ritratto del giovane Osewoudt quando, nel maggio 1940, i nazisti occupano l’Olanda.
A sconvolgere la sua grigia esistenza è l’arrivo nel negozio del misterioso Dorbeck, un ufficiale olandese uguale a lui «come il negativo di una foto è uguale al positivo», o come «un budino riuscito bene» somiglia a «un budino malriuscito».
Incaricando Osewoudt di sviluppare un rullino fotografico, Dorbeck lo ingaggia di fatto nella resistenza e da questo momento in poi, a più riprese, compare e scompare nel nulla lasciandogli missioni importanti e drammatiche. Osewoudt, accompagnato dalla sua Leica, ubbidisce con una caparbietà pari all’incomprensione delle proprie azioni sanguinarie.
È l’inizio di un vortice di travestimenti e cambi d’identità che confonde amici e nemici, traditori e traditi, buoni e cattivi, fino al caos morale dell’immediato dopoguerra, quando si cercherà di far tornare conti che non tornano. Capolavoro di uno dei massimi scrittori olandesi, La camera oscura di Damocle (1958) è un romanzo sulla condizione umana in forma di grande thriller, in cui il realismo minuzioso, che fino all’ultimo si ostina a proporre topografie precise e descrizioni accurate dei gesti, sembra spogliarsi man mano della sua pretesa di oggettività per farsi ambiguo e vano come una fotografia tutta nera.
Willem Frederik Hermans
Willem Frederik Hermans (1921-1995), narratore, poeta e saggista, oltre che professore di geografia all’Università di Groninga per quasi quindici anni, è stato uno degli autori olandesi più prolifici e versatili del XX secolo. Nel 1977 gli è stato assegnato il Prijs der Nederlandse Letteren, uno dei premi più prestigiosi per la letteratura in lingua nederlandese.
Dei suoi libri, tradotti in tutto il mondo, in Italia è stato pubblicato il romanzo Alla fine del sonno (Adelphi 2014), uscito nei Paesi Bassi nel 1966.