Il mostro di Firenze e altri racconti

Ventisette racconti, ognuno dei quali è un’incantevole tessitura di ricordi multicolori, sfavillanti di luce e di bellezza, ognuno un episodio di un unico sogno: perché, per una misteriosa e affascinante alchimìa dello spirito, il passato si ripresenta agli occhi dell’anima con le movenze fluttuanti ed eteree di un lungo e vasto sogno, e a tal grado si mostra qui l’affinità di vita e sogno da indurre a riguardarlo, il passato, come il sogno già vissuto di quella stessa anima. Una musica apollinea e mozartiana con Leimotiv tuttavia dionisiaco. Una narrazione con un motivo ricorrente, l’insidia sessuale, che riemerge sempre nel bel mezzo o alla fine di una rievocazione. Nel mare di armonia, regolarmente irrompe una dissonanza. Tutti i racconti fatalmente s'incagliano in quel punto. Lo schema è contraddetto solo in tre di essi, significativamente intitolati “Dolce Stil Novo” (I, II e III). Sono prevalentemente brevi, come scritti su un’unghia, come fiori o farfalle che nascono, vivono e muoiono in poche ore e in quelle attingono alla massima vitalità e bellezza

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