Non correte! Andate piano! è il libro in cui Roman Polanski ripercorre la propria infanzia durante la persecuzione nazista e affianca ai suoi ricordi due lettere scritte dal padre Ryszard. Pubblicato in Italia da Adelphi il 3 novembre 2026, non è un romanzo né un libro dedicato soltanto alla carriera del regista: è una testimonianza familiare costruita intorno a due esperienze di sopravvivenza, quella di un bambino in fuga dal ghetto di Cracovia e quella di un uomo deportato nei campi di concentramento.
Il sottotitolo dell’edizione italiana è Seguito da «lettere a mio figlio» di Ryszard Polanski. Questa precisazione è decisiva: le lettere non sono un semplice apparato di commento, ma una seconda voce che cambia il modo di avvicinarsi alla storia raccontata da Roman.
Di cosa parla Non correte! Andate piano!?
La vicenda rievocata da Polanski si apre nel contesto dell’occupazione nazista della Polonia. Quando ha nove anni, Roman vede le SS portare via il padre e rimane solo nel ghetto di Cracovia. Riesce a sottrarsi alla deportazione anche grazie all’intervento di un giovane polacco, la cui sorte gli resterà sconosciuta. La sopravvivenza del bambino passa poi attraverso spostamenti, nascondigli e l’ospitalità di famiglie diverse, tra la città e la campagna.
La scheda ufficiale dell’editore insiste su un aspetto specifico: a lungo padre e figlio non parlarono tra loro di quanto avevano vissuto. Il libro nasce invece dal ritorno a quei ricordi, molti decenni dopo, quando Polanski accetta di metterli per iscritto e di pubblicarli insieme alle lettere paterne.
Chi cerca una trama con un intreccio di finzione deve quindi sapere che si trova davanti a memorie autobiografiche e testimonianze storiche, non alla sceneggiatura di un film o alla trasposizione narrativa di una pellicola.
Perché il libro contiene anche le lettere di Ryszard Polanski?
La parte firmata da Roman racconta soprattutto ciò che può ricordare il bambino: la separazione dai genitori, la fuga e il continuo tentativo di trovare un luogo sicuro. Le due lettere rivolte al figlio allargano il quadro a ciò che Roman non poté vivere in prima persona: l’esperienza del padre nei campi di Płaszów e Mauthausen.
Il rapporto tra i due testi può essere descritto attraverso tre differenze, ricavate dalla presentazione editoriale:
| Aspetto | Ricordi di Roman | Lettere di Ryszard |
|---|---|---|
| Prospettiva | Il bambino separato dalla famiglia | Il padre deportato |
| Luoghi centrali | Ghetto di Cracovia e rifugi successivi | Campi di Płaszów e Mauthausen |
| Forma | Rievocazione autobiografica di una testimonianza orale | Due lettere indirizzate al figlio |
Il valore della struttura è nel confronto tra due memorie che non coincidono. Padre e figlio condividono la persecuzione e la separazione, ma non le stesse esperienze. La loro pubblicazione nello stesso volume non cancella tale distanza: permette invece di osservarla. È una chiave di lettura della costruzione del libro, non un giudizio critico basato su una lettura integrale che qui non viene rivendicata.
Che cosa significa il titolo Non correte! Andate piano!?
Il titolo richiama un episodio della fuga dal ghetto di Cracovia. Polanski racconta di essere riuscito a passare oltre una sorveglianza grazie all’aiuto di un giovane polacco; il richiamo a non correre appartiene a quel momento in cui muoversi senza attirare l’attenzione significava aumentare le possibilità di salvarsi.
Non è dunque un invito generico a vivere più lentamente. Nell’episodio riportato dall’editore le parole hanno un significato concreto, legato al pericolo immediato e all’esigenza di apparire tranquilli mentre si cerca una via di fuga.
Che rapporto c’è tra il libro e Il pianista?
Non correte! Andate piano! non è il romanzo da cui è stato tratto Il pianista. Il film del 2002 diretto da Roman Polanski è un adattamento delle memorie del pianista Władysław Szpilman, mentre questo volume riguarda l’infanzia del regista e la testimonianza di suo padre.
Il collegamento è biografico e tematico, non di adattamento: secondo la presentazione Adelphi, il lavoro al film fu una delle occasioni che riportarono Polanski verso i ricordi della persecuzione. Per chi vuole esplorare un’altra prospettiva sulla relazione tra libri e cinema del regista, l’archivio di iCrewPlay Libri contiene anche un approfondimento sulla monografia Tenebre splendenti, dedicata al cinema di Roman Polanski. Si tratta però di un’opera critica diversa da queste memorie.
È una lettura adatta a chi cerca testimonianze sulla Shoah?
Sì, per la natura dei documenti presentati. Il volume affianca due prospettive sulla persecuzione antiebraica: l’infanzia in clandestinità e la deportazione. È utile distinguere testimonianza, ricostruzione e interpretazione: i fatti narrati appartengono alla memoria dei protagonisti, mentre il confronto tra le loro voci è una proposta di lettura della struttura del volume.
Per altri percorsi letterari legati alla memoria e alle lettere familiari, puoi consultare l’articolo sulle lettere di Suzette e la testimonianza della persecuzione: un contesto storico differente, accostato qui per il genere della testimonianza epistolare, non perché le vicende siano intercambiabili.
Edizione italiana: traduzione, pagine, uscita e ISBN
- Titolo: Non correte! Andate piano! Seguito da «lettere a mio figlio» di Ryszard Polanski.
- Autori delle testimonianze: Roman Polanski e Ryszard Polanski.
- Editore: Adelphi.
- Traduzione: Lorenza Di Lella.
- Collana: La collana dei casi, numero 167.
- Uscita italiana: 3 novembre 2026.
- Pagine: 232, secondo la scheda specifica dell’edizione Adelphi e l’ISBN.
- ISBN: 9788845941665.
- Prezzo di copertina: 19 euro.
Per i dati bibliografici è stata utilizzata la scheda ufficiale Adelphi, che consente anche di controllare eventuali variazioni di disponibilità e formato. Alcuni resoconti di lancio hanno indicato un diverso numero di pagine: il riferimento qui adottato è la scheda del libro associata all’ISBN italiano.
In sintesi: vale la pena distinguere Non correte! Andate piano! da una biografia cinematografica tradizionale. Il suo nucleo è l’incontro, avvenuto sulla pagina, tra i ricordi di un figlio sopravvissuto da bambino e quelli del padre sopravvissuto alla deportazione; è questa doppia testimonianza, più della semplice notorietà del regista, a spiegare di cosa parla il libro.
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