Vai al contenuto
iCrewPlay.com Un progetto editoriale indipendente
Continua con Notizie

Pinocchio, ritrovato il quaderno di 250 pagine del fratello di Collodi

Un documento inedito di 250 pagine apre una nuova finestra sulla nascita del burattino più famoso della letteratura italiana.

Pinocchio
Pinocchio
Tempo di lettura4 minuti
Commenta

Un quaderno inedito di 250 pagine scritto da Ippolito Lorenzini, fratello di Carlo Collodi, è stato ritrovato in un archivio privato: contiene testimonianze sulla nascita e sulla stesura di Pinocchio. Il ritrovamento è stato annunciato il 5 ottobre 2026 da Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, durante un convegno al Senato per il bicentenario della nascita dello scrittore. La scoperta offre una prospettiva familiare sul capolavoro, ma i singoli passaggi del quaderno non sono ancora stati resi pubblici integralmente.

Il quaderno di Ippolito Lorenzini: che cosa è stato ritrovato

Il dato più sorprendente non è soltanto la lunghezza del documento: 250 pagine di appunti attribuite al fratello dell’autore. Guerri ha annunciato di aver individuato il quaderno all’interno di un archivio privato e lo ha descritto come un documento capace di arricchire le conoscenze sulla stesura delle Avventure di Pinocchio e di ricostruirne la vicenda da un punto di vista vicino alla famiglia Lorenzini.

Non si tratta quindi di un romanzo sconosciuto di Carlo Collodi né di un sequel di Pinocchio. L’interesse è documentario: una testimonianza scritta da qualcuno che apparteneva alla cerchia familiare dello scrittore e che potrebbe aiutare gli studiosi a guardare alla creazione del burattino attraverso una fonte finora inedita.

Pubblicità

Chi era Ippolito Lorenzini e perché conta la sua testimonianza

Carlo Collodi era lo pseudonimo letterario di Carlo Lorenzini. Il nome dell’autore del quaderno, Ippolito Lorenzini, riporta perciò il lettore al contesto familiare reale che si cela dietro un personaggio diventato universale.

Il valore potenziale di una testimonianza familiare è diverso da quello di una recensione o di una ricostruzione successiva: può conservare osservazioni, circostanze e memorie altrimenti assenti dalle versioni più note della storia editoriale. Questo non significa, però, che ogni dettaglio del quaderno sia già confermato o che sappiamo quali episodi nuovi racconti. Per formulare conclusioni servono la pubblicazione, la catalogazione e lo studio del documento.

Come è nata la storia di Pinocchio

Le avventure del burattino uscirono dapprima a puntate, con il titolo Storia di un burattino, sul Giornale per i bambini a partire dal 1881. L’edizione in volume delle Avventure di Pinocchio arrivò nel 1883. Questa genesi a puntate è importante: il testo che conosciamo oggi appartiene a un percorso di scrittura e pubblicazione, non alla comparsa improvvisa di una fiaba già fissata in ogni dettaglio.

Il quaderno del fratello potrebbe rendere più ricca proprio questa storia della scrittura. Al momento dell’annuncio, tuttavia, non sono stati diffusi elementi sufficienti per attribuirgli spiegazioni specifiche sulla scelta dei personaggi, sul finale o sulle decisioni editoriali di Collodi. Sarebbe scorretto presentare simili ipotesi come rivelazioni già accertate.

L’annuncio al Senato durante il bicentenario di Carlo Collodi

La notizia è emersa durante il convegno C’era una volta… satira e patria nel genio immortale di Collodi, organizzato al Senato il 5 ottobre 2026 nell’ambito delle iniziative per i duecento anni dalla nascita dello scrittore, avvenuta nel 1826. All’incontro hanno partecipato anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli ed Edoardo Bennato.

La presenza della Fondazione Nazionale Carlo Collodi rende particolarmente importante l’annuncio: la scoperta è stata comunicata dal suo presidente, non è una leggenda circolata sui social o una teoria dei lettori. Resta invece da distinguere con precisione l’annuncio del ritrovamento dalla futura disponibilità del documento per studiosi e pubblico.

Si possono leggere le 250 pagine ritrovate?

Non risulta, sulla base delle informazioni diffuse con l’annuncio del 5 ottobre, una pubblicazione integrale accessibile al pubblico del quaderno. Non è stata comunicata in quella sede una data certa per un’edizione, una digitalizzazione completa o una mostra delle pagine. La scoperta è documentata; i suoi contenuti analitici devono ancora essere conosciuti.

È questa la differenza fra una notizia promettente e un presunto segreto già svelato: sappiamo chi ha annunciato il ritrovamento, dove è avvenuto in termini generali e a chi viene attribuito il testo, ma non possiamo ancora raccontare nel dettaglio che cosa Ippolito scrisse sul fratello.

Perché questo ritrovamento cambia il modo di guardare Pinocchio

La storia del burattino che sogna di diventare bambino è stata letta come fiaba, romanzo di formazione, satira e racconto sulla responsabilità. Un documento di famiglia non sostituisce queste interpretazioni, ma promette un piano di lettura diverso: la storia concreta di come un autore dell’Ottocento costruì il suo personaggio più celebre.

Su libri.iCrewPlay abbiamo già raccontato la famiglia Collodi e le sue opere e il modo in cui la Fata Turchina è stata rappresentata. Il quaderno di Ippolito aggiunge un’altra domanda, ancora aperta: quali dettagli sulla scrittura di Pinocchio custodivano le memorie di chi era vicino a Carlo Lorenzini?

Finché le pagine non saranno studiate e divulgate, la risposta rimane sospesa. Ed è proprio questo il valore della scoperta: ricordare che persino uno dei classici italiani più conosciuti può conservare documenti capaci di riaprire la ricerca sulla propria origine.

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Aggiungi la tua voce

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.