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Mathilda: il padre di Mary Shelley nascose il manoscritto

Il romanzo che William Godwin trattenne e che uscì 139 anni dopo

Mary Shelley
Mary Shelley
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Mary Shelley completò Mathilda nel 1820, ma il romanzo non fu pubblicato durante la sua vita: suo padre William Godwin trattenne il manoscritto, rifiutandosi di restituirlo malgrado le richieste dell’autrice. Il testo arrivò ai lettori soltanto nel 1959, quasi 140 anni dopo la sua composizione. La vicenda, ricostruita dagli studiosi dello Shelley-Godwin Archive, è una delle storie più sorprendenti dell’editoria romantica.

Il paradosso è evidente: l’uomo cui Mary aveva affidato il manoscritto perché ne seguisse la pubblicazione fu proprio colui che ne impedì la diffusione. Non si trattava di un testo scritto da una sconosciuta, ma della nuova opera dell’autrice di Frankenstein.

Perché William Godwin bloccò Mathilda?

Il motivo principale era il tema al centro del racconto. In Mathilda un padre confessa alla figlia un desiderio incestuoso, e quella rivelazione innesca una spirale di sofferenza, perdita e isolamento. È importante distinguere la trama del romanzo dalla vita reale di Mary Shelley: la presenza di un padre nella storia non dimostra che Godwin avesse provato sentimenti analoghi.

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Secondo la ricostruzione dell’archivio accademico, Godwin giudicò ripugnante il soggetto e non restituì il manoscritto. Gli studiosi discutono anche il timore che il pubblico potesse interpretare la vicenda come autobiografica: questa, però, è una lettura delle possibili motivazioni, non una confessione documentata di Godwin.

Un manoscritto inviato per essere pubblicato e poi scomparso dalla scena

Mary Shelley lavorò alla novella tra il 1819 e il 1820, dopo l’uscita di Frankenstein nel 1818. Il testo prese forma durante il soggiorno italiano dell’autrice, segnato anche dalla morte di due dei suoi figli. Inviò poi la copia definitiva al padre in Inghilterra, confidando nel suo aiuto editoriale.

La risposta non fu una normale bocciatura da parte di un editore. Il manoscritto rimase nelle mani di Godwin, benché Mary ne chiedesse la restituzione. Questo impedì all’autrice di scegliere liberamente una via alternativa per pubblicare quella copia definitiva.

Perché Mathilda fu pubblicato soltanto nel 1959?

Il testo sopravvisse nei documenti manoscritti, ma non ebbe una pubblicazione in vita dell’autrice, morta nel 1851. La prima edizione arrivò nel 1959, curata da Elizabeth Nitchie. L’editore accademico Broadview Press conferma tanto la data della prima pubblicazione quanto il ruolo decisivo della soppressione del testo da parte di Godwin.

Il manoscritto definitivo conservato oggi nella collezione Abinger della Bodleian Library permette agli studiosi di ricostruire la storia del testo. Esiste anche un abbozzo precedente, The Fields of Fancy: non sono semplicemente due titoli intercambiabili di una stessa edizione, ma testimoni di differenti fasi della lavorazione.

Mathilda è un racconto autobiografico?

Non è corretto presentarlo come una confessione autobiografica. È vero che alcuni aspetti della vicenda possono richiamare lutti e rapporti familiari dell’autrice. Tuttavia, trasformare queste somiglianze in equivalenze tra persone reali e personaggi significherebbe forzare il testo. L’edizione Broadview invita proprio a superare la lettura esclusivamente biografica e a considerare anche i temi letterari del lutto, dell’isolamento e del suicidio.

È una differenza utile anche per chi conosce Mary Shelley soltanto attraverso Frankenstein: entrambi i libri interrogano rapporti familiari e responsabilità, ma Mathilda lo fa con una scrittura più intima e una confessione che mette il lettore di fronte a un dolore estremo.

Si può leggere Mathilda oggi in italiano?

Sì. La novella ha avuto edizioni italiane; su iCrewPlay Libri abbiamo già recensito Mathilda nella traduzione di Alessandranna D’Auria, soffermandoci sullo stile e sui materiali inclusi nel volume. Esiste anche una nostra presentazione della stessa opera e della sua edizione italiana. Sono articoli dedicati alla lettura e alla valutazione del libro; qui, invece, il punto è la sua storia editoriale.

Il vero colpo di scena di Mathilda avvenne fuori dal romanzo

Non tutti i manoscritti dimenticati sono andati perduti. Alcuni restano silenziosi perché chi ne controlla la pubblicazione decide di trattenerli. Mathilda è uno di questi casi: Mary Shelley aveva scritto l’opera e l’aveva consegnata per farla pubblicare, ma non riuscì mai a vederla stampata. Soltanto un’edizione postuma, nel Novecento, restituì ai lettori quella voce rimasta a lungo nascosta.

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