Klara e il Sole avrebbe potuto essere un libro illustrato per bambini di cinque o sei anni. Kazuo Ishiguro aveva immaginato una storia semplice, luminosa e quasi fiabesca, con un personaggio simile a una bambola o a un piccolo animale. Poi la raccontò a sua figlia Naomi, che gli fece notare un problema molto concreto: quella storia, così come l’aveva pensata, avrebbe potuto traumatizzare proprio i bambini a cui voleva destinarla.
Da quella obiezione nacque il romanzo adulto pubblicato nel 2021. Il retroscena torna particolarmente attuale ora che Klara e il Sole arriverà nei cinema italiani il 22 ottobre 2026, con Jenna Ortega nel ruolo di Klara e Taika Waititi alla regia. Prima del film, vale quindi la pena tornare al momento in cui il libro cambiò completamente pubblico e forma.

Klara e il Sole era nato come storia per bambini
Ishiguro ha raccontato che l’idea iniziale era molto diversa dal romanzo che conosciamo oggi. Voleva scrivere una storia per bambini di circa cinque o sei anni, accompagnata da illustrazioni molto colorate e costruita attorno a una logica semplice, quasi da albo illustrato.
Klara non era ancora necessariamente l’androide complesso che sarebbe diventato nella versione definitiva. Nelle prime fasi, Ishiguro la immaginava più come una figura da libro per l’infanzia, qualcosa a metà tra una bambola e un piccolo animale capace di osservare il mondo con innocenza.
Quella prospettiva infantile non scomparve del tutto. Nel romanzo adulto rimase invece uno degli elementi più riconoscibili di Klara: il modo in cui interpreta ciò che vede, costruisce collegamenti e attribuisce al Sole un potere quasi religioso nasce proprio da quella logica semplice e radicale che Ishiguro cercava nei libri per bambini.
La figlia Naomi gli disse che avrebbe traumatizzato i bambini
La svolta arrivò quando Ishiguro raccontò l’idea a sua figlia Naomi, che all’epoca lavorava in una libreria ed era già molto vicina al mondo editoriale. Il giudizio fu netto: quella storia non era adatta a bambini così piccoli.
In un’intervista a TIME, Ishiguro ha spiegato che Naomi gli fece capire quanto fossero oscuri alcuni elementi della storia. Il problema non era la forma fiabesca, ma ciò che si nascondeva sotto: malattia, solitudine, sostituzione, paura della morte e una società in cui l’intelligenza dei bambini può essere modificata artificialmente.
La reazione della figlia non portò Ishiguro ad abbandonare l’idea. Accadde il contrario: capì che quel nucleo narrativo poteva funzionare, ma doveva essere rivolto agli adulti.
Il libro adulto conservò il punto di vista di una fiaba
Questa trasformazione spiega perché Klara e il Sole abbia un tono così particolare. Il mondo raccontato è inquietante, ma Klara lo attraversa con uno sguardo quasi puro. Osserva gli esseri umani, prova a capire i loro rapporti e costruisce una propria idea di amore e sacrificio senza possedere tutte le informazioni che il lettore adulto può intuire.
Il progetto originario per bambini non venne quindi cancellato. Rimase dentro la voce della protagonista. Klara ragiona spesso con quella forma di logica che nei libri per l’infanzia può sembrare naturale: prende pochi elementi del mondo e li combina in una spiegazione completa, anche quando quella spiegazione non coincide con la realtà.
È particolarmente evidente nel rapporto con il Sole. Per Klara non è soltanto una fonte di energia. Diventa una presenza capace di guarire, proteggere e forse intervenire nella vita di Josie. Quello che in un altro romanzo sarebbe superstizione, attraverso lo sguardo di Klara assume la coerenza interna di una fiaba.

Perché Ishiguro non eliminò la parte più oscura
La scelta più interessante è che Ishiguro non rese semplicemente la storia più rassicurante. Preferì cambiare destinatario. Questo gli permise di conservare proprio gli elementi che avevano fatto reagire Naomi: la possibilità che un bambino venga modificato per competere con gli altri, la paura di perdere una persona amata e l’idea che una macchina possa essere chiamata a sostituire qualcuno.
Da qui nasce anche uno dei temi centrali del romanzo: capire se l’amore dipenda dall’unicità di una persona oppure se possa essere ricreato imitando abbastanza bene ciò che quella persona dice, pensa e fa.
Se vuoi approfondire questo punto, sul sito abbiamo già spiegato chi è Klara e perché crede nel Sole e abbiamo analizzato il finale di Klara e il Sole e il significato delle ultime pagine. Questa Story racconta invece ciò che avvenne prima: come un’idea per bambini diventò uno dei romanzi più inquieti di Ishiguro.
Il film del 2026 riporta il retroscena al centro
Il libro torna ora sotto i riflettori grazie al film scritto e diretto da Taika Waititi. In Italia, la pagina ufficiale di Eagle Pictures indica l’uscita al cinema per il 22 ottobre 2026. Jenna Ortega interpreta Klara, Mia Tharia è Josie e Amy Adams interpreta la madre della ragazza.
Il paradosso rende il retroscena ancora più efficace: una storia che Ishiguro aveva immaginato come piccolo libro illustrato per bambini è diventata prima un romanzo adulto sulla tecnologia e sulla perdita, poi un film con un cast internazionale.
Per chi arriva dall’adattamento, abbiamo già raccolto anche il collegamento diretto con il libro nella guida su Klara e il Sole, il romanzo da leggere prima del film.
La vera origine di Klara spiega perché il romanzo sembra così semplice e così oscuro
Il punto più sorprendente non è soltanto che Klara e il Sole fosse nato come libro per bambini, ma che il romanzo adulto abbia conservato quella origine. La semplicità di Klara, il modo in cui osserva il mondo e la sua fede nel Sole appartengono ancora a quella prima intuizione.
Naomi Ishiguro non convinse suo padre a cambiare storia. Lo convinse a cambiare lettore. Ed è proprio da questo passaggio che nasce il contrasto che rende il libro così particolare: una voce che guarda il mondo come una fiaba mentre intorno a lei si muovono temi che una fiaba per bambini non potrebbe affrontare nello stesso modo.




Entra nella conversazione
Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.