Trauma infinito di Samah Jabr e Maria Nadotti è un libro-intervista sulla salute mentale palestinese, sulla memoria e sul rapporto tra cura individuale e trauma collettivo. Pubblicato da Feltrinelli il 15 settembre 2026, nasce dal dialogo tra la psichiatra palestinese Jabr e la saggista Nadotti e arriva in una settimana di incontri pubblici a Milano e Bologna.
Non è un manuale clinico e non è una ricostruzione storica generale del conflitto israelo-palestinese. Il centro del volume è il modo in cui Samah Jabr racconta la propria formazione, il lavoro con i pazienti, la vita quotidiana e l’idea che la sofferenza psicologica non possa essere separata dal contesto sociale e politico in cui nasce.

Di cosa parla Trauma infinito?
La scheda ufficiale Feltrinelli di Trauma infinito presenta il volume come un lungo dialogo che parte dall’esperienza personale e professionale di Jabr. L’infanzia a Gerusalemme Est, la famiglia, la fede, i sogni, i pazienti e i luoghi della sua formazione diventano il punto di partenza per affrontare il tema della salute mentale in Palestina.
Il libro insiste su una distinzione importante: il trauma non viene letto soltanto come esperienza privata del singolo. Jabr, richiamandosi anche al pensiero di Frantz Fanon, sostiene una prospettiva in cui sofferenza psichica, storia e condizioni collettive si influenzano a vicenda.
La guerra a Gaza e la situazione in Cisgiordania entrano nel dialogo man mano che la conversazione procede. Il volume non pretende quindi di essere esterno agli eventi contemporanei: li assume come parte del contesto nel quale Jabr sviluppa la propria pratica clinica e il proprio pensiero.
Che cosa significa il titolo Trauma infinito?
Il titolo rimanda all’idea di un trauma che non appartiene soltanto a un episodio concluso. Nel ragionamento di Jabr, la sofferenza può continuare a essere alimentata da condizioni che non sono terminate e che coinvolgono intere comunità. Per questo il libro mette in discussione una lettura del trauma costruita esclusivamente sul modello di un evento passato da elaborare.
È anche il motivo per cui la cura viene collegata a concetti come libertà, dignità, memoria e possibilità di scelta. Il testo non propone una formula unica, ma mostra come Jabr tenga insieme il lavoro clinico e una riflessione più ampia sulle condizioni in cui una persona prova a ricostruire il proprio equilibrio.
Chi è Samah Jabr?
Samah Jabr è psichiatra, psicoterapeuta e scrittrice palestinese. Feltrinelli ricorda che è nata a Gerusalemme Est, si è formata tra Gerusalemme, Francia, Regno Unito e Stati Uniti ed è stata per anni responsabile dell’Unità di salute mentale del ministero della Salute palestinese.
Il suo lavoro si concentra da tempo sul rapporto tra salute mentale, trauma storico e condizioni sociali. In Italia sono già circolati altri suoi testi e interventi, mentre Trauma infinito sceglie la forma del dialogo per ricostruire non soltanto le sue tesi, ma anche il percorso biografico che le ha prodotte.

Qual è il ruolo di Maria Nadotti?
Maria Nadotti non compare come semplice curatrice. È la seconda voce del libro e costruisce il percorso attraverso domande che spostano l’attenzione dalla cronaca alla formazione personale di Jabr, al suo modo di pensare e al rapporto tra esperienza privata e lavoro professionale.
Questa struttura rende Trauma infinito diverso da un saggio lineare. Il lettore segue una conversazione che cambia direzione quando entrano nuovi eventi, ricordi o questioni cliniche. La relazione tra le due autrici diventa quindi parte della forma stessa del volume.
È un libro sulla Palestina o sulla psicologia?
È entrambe le cose, ma da un punto di vista preciso. Non vuole sostituire una storia politica della Palestina né un manuale di psicotraumatologia. Usa invece la pratica psichiatrica di Jabr per interrogare il modo in cui il contesto collettivo entra nell’esperienza individuale.
Per chi vuole affiancare al libro una prospettiva più ampia sul contesto storico e sulla produzione editoriale dedicata alla regione, su iCrewPlay Libri abbiamo già raccolto alcuni libri legati alla Palestina e ai suoi autori. Un altro percorso possibile passa dai racconti da Gaza raccolti in Ogni istante è una vita, dove il tema della memoria collettiva viene affrontato attraverso la narrativa e la testimonianza.
Quando è uscito Trauma infinito?
Feltrinelli indica come data di uscita il 15 settembre 2026. Il volume appartiene alla collana Idee, conta 320 pagine e ha ISBN 9788807200199.
Il calendario degli incontri rende però particolarmente attuale il libro proprio in questi giorni. L’editore segnala una presentazione con Samah Jabr e Maria Nadotti a Milano il 22 settembre alle 18:30 alla Casa delle Donne e un appuntamento a Bologna il 24 settembre alle 18:00 presso il Centro Documentazione Donne.
Perché può interessare anche chi non legge saggi di psicologia?
Perché la struttura è fortemente narrativa. Jabr parla di famiglia, luoghi, pazienti, ricordi, formazione e vita quotidiana. I concetti clinici entrano nella conversazione attraverso esperienze concrete, invece di essere presentati come definizioni isolate.
Trauma infinito può quindi interessare chi cerca una testimonianza contemporanea sulla Palestina, chi legge libri sulla salute mentale e chi vuole capire come memoria individuale e memoria collettiva possano intrecciarsi. Il suo intento non è semplificare una questione politica complessa, ma mostrare il punto di vista professionale e personale di una psichiatra che lavora dentro quel contesto.